domenica 24 giugno 2018
Logo Identità Insorgenti

LA MOSTRA

A Napoli il tempo non si è fermato

Beni Culturali, Campania, Cultura, Senza categoria | 14 giugno 2018

In una celebre scena del film “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, un giovane Massimo Troisi, solo per paura di essere ammazzato da Funniculì Funniculà, il maniaco appassionato della Napoli tutta pizza, sole e mandolino, pronunciava la battuta diventata poi un tormentone “Ma pecchè Napule adda cagnà? Cagnate Rovigo!”
Come sia, invece, cambiata effettivamente la città lo racconta la mostra fotografica “Napoli: il tempo non si è fermato”, vent’anni di testimonianze visive tra continuità e cambiamento della realtà urbana di Napoli nelle immagini del fotografo Gianfranco Irlanda, visitabile con ingresso gratuito fino al prossimo 19 giugno presso il Complesso monumentale di San Severo al Pendino a via Duomo.
La mostra traccia un percorso visivo molteplice, andando a toccare alcuni luoghi simbolo della città in un arco temporale che va dal 1995 al 2017.
Come ogni grande città, infatti, Napoli è in continua trasformazione, ma diversamente da molte altre realtà urbane simili in Europa, vive un suo “passato quotidiano” che la rallenta, la porta sempre a guardare indietro nel tempo.
Questo rapporto continuo con il suo passato, se da un lato le conferisce un tratto originale, dall’altro finisce col frenarne le spinte in avanti ed è proprio in questo restare ancorata alla sua storia Napoli esprime bene tutte le sue contraddizioni, la sua nota di città complessa: orgogliosamente attaccata ai suoi luoghi simbolici, ai suoi artisti, alle memorie su cui afferma la sua identità, ma allo stesso tempo spesso se ne dimentica, finendo col trascurarli e abbandonarli al degrado.
La mostra fotografica “Napoli: il tempo non si è fermato”, dunque, si propone di mettere in scena, su un palcoscenico straordinario come la chiesa di San Severo, luoghi, persone, mestieri e miti, sempre in bilico tra un presente in continuo cambiamento e un passato troppo spesso destinato all’oblio, raccontando al visitatore la continua oscillazione della città tra continuità e cambiamento e offrendo un’immagine di una Napoli sospesa tra ancoraggi al passato e spinte verso il futuro.
Le immagini scelte, alcune recenti, molte altre del passato, di cui alcune completamente inedite, cercano di narrare visivamente ciò che è cambiato e cosa, invece, è rimasto uguale. Luoghi che tornano a vivere e luoghi che restano abbandonati al degrado; mestieri che spariscono e altri che ritornano. Fra le foto esposte, ad esempio, campeggia quella delle mani “sgualcite” dal lavoro dell’ultimo dei “sciuscià” partenopei, scomparso pochi mesi fa, e le sapienti mani del liutaio Sirleto che ha chiuso da qualche anno la sua bottega.
Monumenti che non trovano pace, spostandosi da una piazza all’altra, come la fontana di piazza Borsa, e altri che restano graniticamente fermi mentre tutto, intorno a loro, cambia. Abitudini che si ripetono da generazioni, come i tuffi degli scugnizzi dagli scogli di Mergellina, e altre, in altri luoghi, che non hanno più spazio. Elementi del paesaggio che svaniscono e altri che resistono.
Vent’anni di testimonianze non sono pochi, ma sembrano in alcuni casi un lasso di tempo brevissimo, se ristretti in poche decine di immagini, così come spiega il fotografo Gianfranco Irlanda: “In questa mostra ho cercato di ritornare alla mia memoria personale, riallacciandomi a una precedente mostra del 2008, dal titolo “Luci, tenebre, e gradazioni intermedie”, che raccoglieva immagini dal 1994 al 2004. Un decennio significativo per la città, in cui molti cambiamenti positivi si sono combinati con fasi di regressione che hanno visto il centro storico scivolare verso un preoccupante nuovo abbandono. La mostra del 2008 svelava una città cupa, tetra, l’anima sotterranea di una Napoli matrigna; le immagini riflettevano il momento di profonda crisi, economica, sociale, e anche individuale, che si stava vivendo. A distanza di quasi dieci anni posso affermare – ha dichiarato l’autore della mostra – che le cose sono cambiate e per molti versi in meglio. La combinazione virtuosa di alcuni interventi di policy urbana unita a processi socio-economici che vanno letti su una scala più larga hanno attratto sulla scena della città nuovi e importanti attori: i turisti, che in un flusso senza soluzione di continuità attraversano le vie del centro storico e i siti più ameni della città. Il turismo sta risvelando Napoli, sta riscattando il suo patrimonio storico-artistico così come le sue tradizioni artigianali e di commercio, soprattutto nel centro storico, zona patrimonio dell’Unesco grazie alla sua unicità. Allo stesso tempo, però, vi sono dei cambiamenti sostanziali che sembrano minare il legame di continuità di Napoli con il suo passato: nuovi brand commerciali, nuovi stili di consumo, nuovi luoghi di aggregazione, cerchie sociali fluide e mobili negli spazi urbani, nuove identità ibride”.
Classe 1969, Gianfranco Irlanda, laureato in Sociologia, si è avvicinato alla fotografia all’epoca dei suoi studi universitari, documentando i movimenti studenteschi del 1990 e del 1994. Da allora in quasi 30 anni, ha realizzato numerose mostre e reportage, collezionando riconoscimenti e collaborazioni, fra gli altri con la Facoltà di Architettura e il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli. Fra i reportage realizzati, uno del 1995 sull’infanzia napoletana per conto del Centro Aiuto al Minore Telefono Azzurro di Napoli e quello del 1998 sulle aree industriali dismesse a est e ovest di Napoli esposto a Palazzo Reale. Nel 1999 vince il premio “Obiettivo Napoli. Ricerca visiva dell’emarginazione degli uomini, delle storie e dei luoghi del degrado”, indetto dall’AIAC. Dal ’97 collabora come direttore della fotografia con il regista Alessandro de Cristofaro per la realizzazione di diversi cortometraggi, tra cui “La danza di Hermann”, “Smack”, “L’elefante rosa” e nel 2006 cura la fotografia del cortometraggio Punto di Vista, di Michele Banzato, finalista ai Nastri d’Argento 2007. Nel 2014 realizza il suo progetto ARCANA, una reinterpretazione fotografica degli Arcani Maggiori dei Tarocchi per il quale nel 2015 vince il primo Portfolio Photo Tour indetto da FOWA nell’ambito di Portfolio Italia della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, le cui foto vengono esposte al Centro Italiano per la Fotografia d’Autore di Bibbiena.
“Napoli: il tempo non si è fermato”, organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e affiancata dal contributo critico della professoressa di Politiche sociali e del territorio Anna Maria Zaccaria, sarà visitabile con ingresso gratuito fino al prossimo 19 giugno, dalle 9 alle 19 dal lunedì al sabato, presso il Complesso Monumentale di San Severo al Pendino in via Duomo 286.
Nessun lavoro fotografico può essere esaustivo, ma la “testimonianza fotografica” diventa uno strumento essenziale per mettere in scena la memoria, renderla viva e raccontare come è cambiata Napoli e di come per certi versi il tempo qui si sia è fermato.
Sabrina Cozzolino

#campania   #Napoli  

Articoli correlati

Attualità | 17 giugno 2018

TITOLISTI, CHE BARBARIE

Quando i media addormentano la ragione (e alimentano la paura e la guerra tra poveri)

Campania | 14 giugno 2018

FOOTBALL AMERICANO

Briganti Napoli, il cammino ai playoff termina ancora ai quarti di finale

Mondo Napulitano | 10 giugno 2018

MONDO NAPULITANO

Razzismo in love al centro storico di Napoli