martedì 26 marzo 2019
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LA MOSTRA

”Copia conforme” alla Reggia di Portici

Beni Culturali | 6 Dicembre 2018

Inaugurata “Copia conforme” alla Reggia di Portici nella sezione dell’Herculanense Museum, lì dove durante i primi scavi settecenteschi le opere venute alla luce venivano traslate e andavano a creare quella collezione “pompeiana” che avrebbe fatto in seguito parte dell’attuale Museo archeologico nazionale di Napoli.

La conferenza stampa

La conferenza si è svolta nella splendida Sala Cinese che fa da aula convegni e conferenze della Reggia di Portici e del Dipartimento di agraria della Federico II. Presenti il direttore del Dipartimento Matteo Lorito, il direttore del Centro Museale MUSA Stefano Mazzoleni, e Luigia Melillo curatrice della mostra. La mostra, come già Res Rustica inaugurata lo scorso 21 novembre al MANN, è frutto di un’ interazione tra il Museo archeologico di Napoli e l’Università Federico II, in modo specifico, con il Dipartimento di Agraria, attività portata avanti in particolar modo dal professor Gaetano Di Pasquale e dal professor Riccardo Motti.

Una mostra insolita: tra nuove tecnologie e la tutela delle abilità artigianali

La mostra è insolita. Per non scadere nella banalità di esporre semplici riproduzioni, si è cercato di trovare una chiave di lettura inconsueta: l’ Arte della riproduzione di oggetti dal ‘700 ai giorni nostri.
Quest’obiettivo non poteva che essere raggiunto in quello che era l’Herculanense Museum, dove le opere, trovate ad Ercolano soprattutto, venivano raccolte ma anche studiate e riprodotte.
Quando Carlo di Borbone tornò a Madrid nel 1759 diventando Carlo III di Spagna chiese gli venissero inviate le copie di ciò che lui non era riuscito a vedere e toccare di persona e così il primo bronzetto riprodotto appositamente per lui fu Alessandro Magno a cavallo, l’originale trovato nei pressi del Teatro di Herculaneum. Una serie di gessi gli verranno inviati tra il 1761 e il 1764. Oggi la maggior parte di queste riproduzioni si trovano all’Accademia di San Fernando di Madrid. Carlo non li voleva solo per ammirarli ma anche per mostrarli agli artisti che si formavano all’Accademia di Belle arti affinché avessero a modello il meglio che si potesse avere dell’arte antica.
Apporto fondamentale alla mostra è stato dato dalla Fondazione Del Giudice della Fonderia Del Giudice di Nola che da quattro generazioni si occupa di riproduzioni in particolare usando la tecnica a cera persa. La Fondazione Del Giudice è uno degli esempi più alti della riproduzione di questa antica tecnica e della continuazione di questa tradizione in Europa.

La Fondazione Del Giudice di Nola spiega l’intento della mostra e la tecnica a cera persa che si conserva uguale da 2000 anni

È interessante scoprire attraverso il percorso espositivo che la tecnica a cera persa ancora oggi è la stessa utilizzata ad esempio per le statue della Villa dei papiri o per i Bronzi di Riace.
Il racconto parte dal pezzo originale, che è l’oggetto reale, fino alla realizzazione di una copia in vero passando dalle varie fasi di lavorazione.
L’idea in sé della mostra è quella di mostrare che c’è una parte di lavoro che è quella che riguarda le nuove tecnologie e un’altra parte di lavoro che deve essere tutelata, ed è quello che cerca di fare la Fondazione in stretta collaborazione con il MANN e cioè la tutela delle tecniche artigianali che permettono attraverso la rifinizione degli elementi estetici di avvicinare la copia all’originale.
Nella mostra si ha la possibilità di vedere i vari passaggi: dal modello tridimensionale, al modello in poliuretano al modello in cera, fino all’opera in bronzo, e permette così di mostrare la lettura dei dettagli fra i vari passaggi in lavorazione.
In particolare in mostra è visibile un progetto in cera che rappresenta un passaggio nella lavorazione con i tagli di fusione prima dell’assemblaggio e la fusione finale.
È interessante vedere che dopo 2000 anni confrontando i tagli fatti sugli originali e quelli fatti sulle copie con le tecniche attuali, i tagli siano gli stessi, coperti forse meglio da una maggiore pulitura ma esattamente negli stessi punti. Questo mostra la continuità con il passato e l’importanza di tramandare e conservare l’abilità umana a porre la sua mano sull’opera anche se quest’ultima è solo una copia.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 6 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 6 Dicembre 2018

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