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LA MOSTRA FOTOGRAFICA

Ponticelli, periferia dimenticata in cui si riesce ancora a sorridere

Cultura, Periferie | 25 maggio 2018

Ponticelli, questa sconosciuta. Una mostra fotografica per raccontare una delle tante zone periferiche napoletane attraverso la macchina fotografica di nove autori alla scoperta della “bellezza” di questi luoghi poveri di infrastrutture, ma carichi di umanità, perché il futuro di Napoli parte, necessariamente, dal recupero e dalla riqualificazione di tutte le sue periferie.

Questo è il senso della mostra fotografica intitolata “Ponticelli X” che verrà inaugurata domani 26 maggio alle 12 presso il chiostro grande di Santa Maria La Nova.  La mostra, con ingresso gratuito, è stata ideata e curata dal fotografo Luca Sorbo, professore di Archiviazione e Conservazione della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e nasce dal suo progetto di “ecologia visiva”, ovvero un’operazione di ascolto e attenzione del territorio per far emergere, attraverso la fotografia, l’identità e le contraddizioni dei luoghi.

Un reportage collettivo di lungo periodo, frutto di un anno di lavoro, che si propone di raccontare la complessità di una periferia, come quella di Ponticelli,  attraverso la condivisione di esperienze con le associazioni che operano nel quartiere. Un’esperienza utile, nelle intenzioni del suo ideatore, per conoscere e raccontare la città e che comincia con quelle che ama chiamare le “passeggiate consapevoli”, ovvero delle perlustrazioni del territorio cittadino che organizza gratuitamente da un paio di anni, raccogliendo attorno a sé un nutrito gruppo di appassionati di fotografia. Per ogni luogo vengono effettuati più incontri, che prevedono una ricerca dei punti strategici della zona, che parlano di storia, di eventi eccezionali, della struttura urbanistica, per poi raccontarli obiettivo alla mano.

L’idea di Sorbo è che la fotografia rappresenti un confronto fisico, un incontro-scontro  con la realtà, che obbliga l’autore ad indagare a fondo il soggetto della sua rappresentazione, lo costringe a svelarne gli inganni ed i luoghi comuni e quindi l’esplorare il territorio produce sempre dei risultati interessanti.

Un progetto che nelle intenzioni di Sorbo si ispira alla grande tradizione americana della “Farm Security Administration” che negli anni ’30 del Novecento utilizzò la fotografia per far conoscere l’America agli americani e quindi poter avviare un grande piano, fatto anche di notevoli sacrifici, per superare la terribile depressione.

Per l’ideatore della mostra, dunque, il progetto va ben oltre la singola esposizione fotografica, ma si propone di far conoscere Napoli ai napoletani, al di là dei luoghi comuni, facendo propria l’idea di  Renzo Piano che “la periferia è una fabbrica di idee, è la città del futuro” e che il futuro di Napoli comincia dal recupero e dalla riqualificazione di tutte le sue periferie.

Tante le passeggiate effettuate nel corso degli anni, da Gianturco con la sua Manifattura dei Tabacchi, da Porta Nolana a Forcella, e appunto anche il rione De Gasperi a Ponticelli, un pezzo di città dimenticato e ai più sconosciuto, divenuto oggetto della mostra in cui nove autori si confrontano su quel territorio, raccontandolo in modo diverso e inquadrandone un particolare aspetto.

Fra questi, il fotografo Marco Menduni che ha raccontato con le sue fotografie il lavoro svolto nell’ambulatorio gestito dalla Comunità Sant’Egidio, che offre un servizio medico agli indigenti e in particolare alle comunità Rom per migliorare le condizioni sanitarie del quartiere. “Ponticelli per molti è una X intesa come un’incognita, per tanti è una realtà poco nota – così spiega il senso della Mostra Menduni – Ma allo stesso tempo la X indica anche un per, un valore da scoprire, un luogo da risolvere, una storia da raccontare per Ponticelli. Il mio intento in questo reportage fotografico è stato quello di raccontare la periferia al di fuori dei soliti clichè del degrado, della delinquenza, ma piuttosto di documentare le energie positive che si trovano in questi luoghi di cui si parla troppo poco”.

In molti probabilmente non sapranno che Ponticelli è stato comune autonomo  fino al 1936, un comune ricco, grazie alla straordinaria fertilità del terreno e alla ricchezza di acqua, combinazione quest’ultima che consentiva di avere dai tre ai cinque raccolti l’anno. Su questo aspetto agricolo, che sopravvive tutt’oggi, si è concentrata la fotografa Maria Cafaro, ricercando i luoghi della tradizione  in contrapposizione con le nuove edificazioni.

A seguito della sua annessione al comune di Napoli, Ponticelli ha conosciuto una drammatica trasformazione dopo il terremoto del 1980 attraverso la costruzione di un’edilizia popolare che ha stravolto gli equilibri precedenti, creando molte tensioni e gravi problemi. Su questi aspetti si è concentrato il lavoro del fotografo Marco Cicala che si è confrontato con una delle realtà più difficili di Ponticelli, i cosiddetti “bipiani”, ovvero delle costruzioni prefabbricate in amianto, nate come abitazioni provvisorie all’indomani del terremoto, ma tutt’ora abitate da centinaia di persone.

Molto interessante il centro storico di Ponticelli, raccontato nelle sue trasformazioni dalla fotografa Monica Aurino, che trova il suo nucleo identitario nella splendida Cattedrale da cui parte ogni anno la processione della Madonna della Neve, raccontata dalla fotografa Lidia De Campora, documentato inoltre dalle tante cartoline d’epoca della collezione dello storico Luigi Verolino, una parte delle quali saranno in mostra.

Completano la mostra i reportage di Francesca Paola Cilento e la sua ricerca di segni della solidarietà, contrapposti ad un’architettura che crea alienazione e solitudine, il racconto per immagini di Elisa D’Ambrose che racconta Ponticelli attraverso i luoghi vissuti da una ragazza del quartiere, mentre Giovanna Marrazzo esplora il ruolo della Circumvesuviana, come emblema delle contraddizioni e del legame tra la città e la periferia, e il fotografo Marco Pescosolido che ha puntato il suo obiettivo sulla relazione tra le vedute urbane di Ponticelli e i murales del Parco Merola.

A fine settembre la mostra sarà presentata alla Casa del Popolo di Ponticelli e, poi successivamente ci sarà un’ulteriore tappa al PAN in cui sarà presentato anche il libro catalogo, per poi ritornare in modo permanente nel quartiere.

La mostra, organizzata in collaborazione con la città Metropolitana di Napoli e coordinata da Monica Aurino, è visitabile gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 fino al prossimo 9 giugno, mentre  martedì 5 giugno alle ore 16 i nove fotografi presenteranno i loro reportage.

Il progetto grafico è a cura di Francesca Paola Cilento e Maurizio Avati, la responsabile dell’organizzazione è Lidia De Campora.

Sabrina Cozzolino

 

 

 

 

 

 

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