mercoledì 20 febbraio 2019
Logo Identità Insorgenti

LA MOSTRA I DE FILIPPO

Carolina Rosi, la curatrice: “Con mio padre Francesco a guardare Eduardo che segnò il mio destino”

Cultura, NapoliCapitale, Teatro | 27 Ottobre 2018

L’intervento della moglie di Luca De Filippo, Carolina Rosi, curatrice della mostra “I De Filippo” che si apre domani a Castel dell’Ovo. 

 

Da bambina mio padre Francesco Rosi mi portava spesso a teatro, soprattutto quando in scena c’era Eduardo De Filippo: desiderava che l’esempio della sua arte mi coinvolgesse e mi arricchisse. Così dopo le rappresentazioni mi portava in camerino e io restavo là a osservare rapita una persona che fino a qualche minuto prima aveva rappresentato un personaggio e ora, struccandosi, sembrava quasi cambiare pelle, come per magia.

Li sentivo parlare tra loro e allora non comprendevo ancora bene di cosa discutessero. Oggi so che li accomunava l’amore per la loro città natale, Napoli, per l’arte teatrale l’uno, cinematografica l’altro; ma soprattutto li univa la serietà e il rigore nel lavoro, l’urgenza di raccontare il loro paese, la ricerca minuziosa, puntigliosa di un’umanità dolorosa nelle loro opere, la volontà di incoraggiare il pubblico a pensare, alla riflessione. Oggi credo che la convergenza dei due cammini, con la trilogia eduardiana che mio padre mise in scena anni dopo insieme a Luca, non sia stata affatto accidentale.

Fui io poi a chiedere a mio padre di poter ancora incontrare quell’affascinante signore. Frequentai la casa di Velletri di Eduardo che, con infinita pazienza, rispondeva alle continue domande di una bambina, alle sue tante curiosità; ascoltavo storie, scoprivo ricordi negli oggetti che, nelle sue mani, si animavano e diventavano racconti. Senza nemmeno accorgermene “rubavo” quell’amore per il teatro esattamente come da mio padre “rubavo” l’amore per il cinema, e inconsciamente facevo mia la loro lezione di rispetto e di disciplina per quel “mestiere” che poi è diventato negli anni anche il mio.

Questa grande famiglia ha, com’è noto, origini lontane. Eduardo Scarpetta fu il capostipite, una personalità molto complessa; la sua vita fu caratterizzata da un’appassionata intensità nel proprio lavoro di artista. Drammaturgo e attore, fu severo con i figli, li educò al rispetto per il teatro anche attraverso rinunce di vita e, in qualche modo, regalò loro una creatività che divenne strumento duttile nelle loro anime. Vincenzo, Maria, Titina, Eduardo, Peppino (per citare i più famosi) calcarono i palcoscenici e si misurarono anche con il cinema. Gli Scarpetta e i De Filippo dunque sono testimoni e protagonisti di un’epoca che comincia dalla fine dell’Ottocento e arriva fino a oggi, narrando, attraverso la loro vita e il loro teatro, due secoli di storia.

Eduardo e Vincenzo Scarpetta lavorarono per il rinnovamento del teatro e si confrontarono con le trame di pochade e vaudeville. Maria e Titina, in una società in cui le donne iniziavano a lottare per i loro diritti, per affermare la loro uguaglianza, si ritrovarono a lavorare in un mondo dove non era facile esprimersi nonostante fosse incisiva la presenza femminile, basti pensare ad attrici come Eleonora Duse, Lyda Borelli, Francesca Bertini o a scrittrici rivoluzionarie come Matilde Serao.

Tutte riuscirono a farsi spazio con determinazione e bravura artistica. Titina poi diventerà, con la sua potenza espressiva, una delle interpreti più straordinarie e moderne che il teatro, l’arte, abbia mai avuto. Peppino ed Eduardo, giganti del palcoscenico, raccontarono attraverso i loro personaggi la miseria morale che pervade l’umanità; vissero e descrissero il disfacimento di una società dopo due guerre, ma anche la forza per non perdere la speranza e ricominciare. Luca, Luigi e Mario hanno portato avanti con la stessa attenzione e rigore ma soprattutto con immensa passione la tradizione familiare, innovandola e rinnovandola, misurandosi anche con autori contemporanei ma senza mai dimenticare la modernità dei loro padri. Nella loro vita hanno sempre prestato particolare attenzione alle nuove generazioni che si volevano affacciare al teatro appoggiandole e aiutandole ogni volta che si creavano per loro occasioni di studio, di scuola.

Il mestiere di chi è in palcoscenico non è facile, fare teatro poi diventa sempre più complicato. Ecco, questa mostra spero sia vista come un omaggio a tutte le compagnie, a coloro che hanno vissuto, vivono e vivranno, purtroppo sempre più con difficoltà, ogni sera per il “chi è di scena”, un omaggio alla grande famiglia Scarpetta/De Filippo che del “mestiere” ha fatto un momento unico, straordinario e allo stesso tempo collettivo di riflessione condivisa; perché il teatro questo fa: parla del nostro tempo, della nostra vita, al di là dei tempi e degli spazi.

Questa mostra vuole essere anche un omaggio al nostro paese, al nostro grande patrimonio drammaturgico che, travalicando i confini, diventa patrimonio di tutti, perché come scriveva Eduardo: “Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro”.

Carolina Rosi, curatrice della mostra “I De Filippo”

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 27 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 27 Ottobre 2018

Articoli correlati

Cultura | 19 Febbraio 2019

L’INEDITO

Percorrendo Chiaia in carrozza tra fiori e sartine: un racconto di Francesco Cangiullo di 80 anni fa

Basilicata | 9 Febbraio 2019

CAPITALE DEL CIRCO

Matera, non solo cultura classica ma arte di strada per un mese

Cultura | 8 Febbraio 2019

STREET ART

La Tarantina diventa un murales dei Quartieri Spagnoli firmato Valiante

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi