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LA MOSTRA

“Il cinema di Massimo”: nuovo omaggio a Troisi nella sua San Giorgio

Cinema | 27 Dicembre 2018

 

È partita da qualche giorno a Villa Bruno, nel cuore di San Giorgio a Cremano, “Il Cinema di Massimo” una nuova mostra intitolata a Troisi, l’indimenticabile attore e regista sangiorgese di culto. La mostra, allestita al piano nobile della villa, sarà visitabile tutti i giorni dal 19 al 31 dicembre, dalle ore 10.30 alle 13 e dalle 16.30 alle 18.30, con ingresso libero.

Dai manifesti dei film agli oggetti di scena

L’esposizione, ricca e interessante, ospita i manifesti originali delle pellicole di Troisi, alcuni proiettori d’epoca, le scalette dei film e una serie di tavole rappresentanti caricature in forma di vignetta dei personaggi. Il cinema di Massimo, questo il titolo dell’esposizione che è stata curata dall’associazione culturale Osservatorio Cinematografico Vesuviano, s’inserisce nell’ambito del Premio Massimo Troisi, di nuovo in corso nella città vesuviana. Un racconto per immagini e materiali, completamente dedicato alla filmografia dell’autore, dove è possibile visionare le pellicole originali dei film, il tavolo di montaggio RVM dove Massimo intervistò Alberto Sordi, la cinepresa originale da lui utilizzata in Splendor di Ettore Scola, il materiale cartaceo pubblicitario dei suoi film (tra locandine, poster e cartelloni da due, quattro, sei fogli fino al cartellone stradale), proiezioni di interviste, backstage inediti e le locandine “caricaturizzate” del vignettista Giuseppe “Peppart” Avolio. L’associazione Osservatorio Cinematografico Vesuviano approfitterà, inoltre, dell’occasione per presentare le attività culturali che saranno promosse in futuro sul territorio cittadino con lo scopo di valorizzare il patrimonio artistico della città.

Una napoletanità lontana dagli stereotipi

Garbo, spessore culturale, spontaneità e una napoletanità lontana dai soliti stereotipi, oltre a una forte sensibilità personale, sono alcune delle caratteristiche dell’arte di Massimo Troisi che traspaiono dall’intervista che l’Associazione ha rintracciato all’Istituto Luce. Lungo il percorso della mostra si potranno anche ammirare le (rare) locandine dei suoi film nella loro prima edizione, e tutte in formato originale. Salvatore Granaglia, curatore della mostra, ha riunito materiali introvabili consultando collezionisti e appassionati e gli archivi delle produzioni cinematografiche dei film di Massimo Troisi, tra cui Lucisano e Cecchi Gori. Particolarmente preziosa la locandina di Ricomincio da tre, il primo film, uscito nel 1981, campione d’incassi e vincitore di due David di Donatello, per miglior film e miglior attore, oltre al manifesto stradale di No, grazie, il caffè mi rende nervoso, una vera chicca insieme a una locandina originale di uno spettacolo de La Smorfia, degli anni Settanta. I visitatori di Il cinema di Massimo potranno pure assistere un filmato con il backstage di Le vie del Signore sono finite, del 1987, scritto, diretto e interpretato da Troisi e vincitore del Nastro d’Argento per la miglior sceneggiatura. L’associazione Osservatorio Cinematografico Vesuviano ha scelto di acquisirne i diritti dall’Istituto Luce per la pubblica proiezione per regalare ai fan di Massimo alcuni momenti che lo ritraggono nel pieno del suo lavoro.

Troisi innovatore del cinema e del teatro dei suoi anni

Attore, regista, poeta, sceneggiatore e autore completo, e molto di più di tutto questo, Massimo Troisi ha rinnovato il cinema e il teatro dei suoi anni e di quelli successivi, con una comicità gentile che ha nella mimica e nella gestualità la sua cifra principale, oltre alla maschera caratterizzata da una modalità espressiva spesso di non facile comprensione, irrinunciabile peculiarità di questo grande artista. È stato l’antieroe dallo sguardo sfuggente per l’inguaribile timidezza riscontrabile nel fiume di parole che versava nel goffo tentativo di mascherarla. Del rapporto viscerale e sorprendente con la sua napoletanità, Massimo Troisi ci lascia soprattutto l’insofferenza verso realtà antiquate e malamente oleografiche, anche se sempre pronto a difendere valori e memorie di un’appartenenza davanti all’interlocutore con i paraocchi. Massimo ci ha lasciati a quarantun anni, davvero troppo presto. La sua satira sagace e l’altezza dei suoi monologhi non hanno avuto eredi in un Paese, l’Italia, dove la comicità si è oggi ridotta in larga parte nella grossolanità di battute estemporanee. Le sue, invece, nascondevano un mondo. Il poeta Troisi ci ha regalato la speranza che le coscienze si possono risvegliare e ci ha fatto capire di non arrenderci, a patto di rimanere noi stessi e di non trasformarci in quello che gli altri vogliono farci diventare. Massimo aveva una sua spontaneità e i suoi tempi comici creativi, fatti di arguzia interiore e potente. E rappresentava (e rappresenta ancora oggi) un’immagine non scontata né avvilente di Napoli. È un artista spirituale che nemmeno da comico è mai stato uno che doveva per forza far ridere: la sua comicità era suggestiva, sempre al di fuori di certi schemi e di certi cliché vecchi e, al contrario, dannosi. E allora, andate a vederlo Massimo Troisi, andate a ripercorrere la sua storia personale e cinematografica a Villa Bruno, fino al 30 dicembre. Magari anche sarà l’occasione per andare a A casa di Massimo Troisi, sempre lì, in Via Cavalli di Bronzo 22, nella ridente, come diceva lui, San Giorgio a Cremano.

Claudia Verardi

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 27 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 27 Dicembre 2018

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