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LA MOSTRA

Luca “fa presto” Giordano ospite del Museo di Capodimonte

Cultura | 14 Ottobre 2020

Un’idea più precisa di cosa fu e cosa rappresenta oggi Luca Giordano possiamo ricavarla dall’attesa mostra presso il Museo di Capodimonte, visitabile fino al 21 Gennaio 2021. Si intitola “Luca Giordano, dalla natura alla pittura”, curata da Stefano Causa e Patrizia Piscitello da un’idea del direttore Sylvain Bellenger. L’artista e le sue opere vengono finalmente presentati in un’esposizione confezionata per i napoletani, abituati a incontrare il pittore non nei musei o nei palazzi reali ma nelle chiese cittadine dove egli è praticamente onnipresente. Un interessantissimo spaccato della sua vita d’artista in giro per l’Europa.

Luca Giordano, genio della pittura del ‘600

Eccolo il maestro, un artista napoletano un tempo amato da re e regine. Lo trovi lì, che ti aspetta nell’oscurità e nel silenzio di una chiesa solitaria, tra ponteggi e transenne.

Chi entra in Santa Brigida si dirige subito verso l’altare e dopo un doveroso omaggio al sacramento devia verso sinistra, nel transetto, perché lui è lì e credi di vederlo spuntare tra le panche, con quello sguardo severo, con quegli occhiali spessi che coronavano il volto disegnato da mustacci e pizzo. Invece tu entri nel buio e inizialmente non vedi nulla, poi lo sguardo istintivamente si alza in cerca di luce e vedi ciò che non immagini. Una cupoletta dal sesto ribassato è sopra di te, quasi intasata di una matassa di figure che allargano lo sguardo in una infinita illusione prospettica, e quella piccola cupoletta diventa grande. Si riempie di figure luminose che si addensano e roteano nella gloria della Santa come una grande lampada di Aladino a funzionamento inverso.

Il Paradiso che entra dentro la cupola e la cupola che trattiene la Gloria in un piccolo spazio che diventa immenso. E’la grandezza di Luca Giordano che è sopra di te, la grandezza di un uomo che nel suo peregrinare nelle corti europee aveva attinto dai maggiori artisti del tempo diventando di fatto uno dei maggiori e tipici esponenti del barocco, in grado di dare un senso ed uno stile artistico con sfumature diverse nelle varie committenze, passando dalla verità pittorica di Ribera nelle opere a contenuto etico-moralistico, per finire alle luminosità dorate e intense dei neoveneti che trovano maggiore espressione nel racconto delle storie miracolose, nelle grandi pale d’altare un tempo nella chiesa di Santa Maria del Pianto dove in un’atmosfera luminosa, dorata, carica di pathos, San Gennaro intercede presso il Signore per Napoli flagellata dalla peste.

Era detto “Luca fa presto” Giordano, un nomignolo, quasi dispregiativo, che gli viene affibbiato alla fine del ‘600 quando l’arte pittorica barocca non era particolarmente apprezzata, ritenuta eccessiva e superficiale. Luca era in grado di dipingere, e bene, in brevissimo tempo, forse anche a due mani, come fece in Santa Maria del Pianto con le due pale d’altare suddette, che forse completò addirittura in ventiquattro ore. Era sensibile al denaro, questo è vero. E meglio veniva pagato più lui interveniva in prima persona nei lavori della sua bottega, che voleva però di alto livello tanto che talvolta è difficile riconoscere i suoi personali interventi.

Quante sono quindi le opere di “Luca fa presto” a Napoli, in Italia, in Europa?
Tantissime, almeno un migliaio sembra, tra bozzetti, dipinti autografi e affreschi. Ma forse sono anche di più considerando le opere in giro per l’Europa, non firmate, dipinte “alla maniera di…” da questo multiforme genio della pittura in continuo divenire.

Dopo queste divagazioni ci risvegliamo ancora nel transetto della nostra chiesa, con gli occhi ancora rapiti da quelle eteree figure. Abbassiamo lo sguardo, quasi in raccoglimento, sotto i nostri piedi un marmo iscritto. Nel buio, tra le panche leggiamo: Luca Giordano. E’ la sua tomba.

Noi napoletani siamo maestri nel dimenticare i figli più grandi, quelli che hanno dato e continuano a dare lustro alla storia artistica della nostra città. E così, tra le ombre, tra banchi e transenne riposa l’artista, e il suo sguardo velato dal tempo è rivolto ad una delle sue opere che lo resero grande. E noi, piccoli, nel mezzo, schiacciati da tanta bellezza.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 14 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Ottobre 2020

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