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LA MOSTRA

Napoli celebra Bud Spencer a Palazzo Reale

Identità | 3 Settembre 2019

Dal 13 settembre all’8 dicembre il Palazzo Reale di Napoli, in Sala Dorica, ospiterà una mostra  su Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli, scomparso nel 2016, solo a pochi passi dalla casa che vide i suoi natali nel quartiere di Santa Lucia.

In questi anni gli sono state dedicate una statua nel centro di Budapest e una a Livorno, una piscina in Germania, Paese in cui è adorato (‘sich budspenceren’, ovvero ‘picchiare come Bud Spencer’ è diventato un verbo), ma sarà Napoli a riservargli il primo grande tributo italiano con una particolare esposizione.

“Italiano?” – “No, Napoletano”

Oltre ad essere stato grande atleta di nuoto e conosciutissimo come attore accanto a Terence Hill, Bud Spencer era anche imprenditore, pilota, scrittore, compositore, cantante e persino inventore. Passata alla storia la sua risposta nel film Piedone lo sbirro ” in cui alla domanda “Italiano?” , risponde con un “No, napoletano “.

Una mostra raccontata attraverso la voce di Bud Spencer

La mostra lo racconterà attraverso la riproduzione della sua voce, tra impianti multimediali, videomapping, proiezioni su pannelli, oggetti di scena, premi italiani ed internazionali ricevuti sia come artista che come sportivo, articoli di giornali in tante lingue, poster, manifesti di film, bozzetti originali, foto pubbliche e private, gadget. Il progetto espositivo sarà completato da una monografia contenente anche documenti non presenti nell’esposizione: un’occasione in più per conoscere e approfondire la vita di un napoletano DOC quale Carlo Pedersoli.

“Il suo volto, la sua voce, la sua straordinaria gestualità fanno ormai parte dell’immaginario collettivo condiviso da tutte le generazioni, rendendolo un personaggio familiare a livello internazionale”, spiegano gli organizzatori della mostra costruita insieme alla famiglia Pedersoli, la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante, attesi insieme a tanti amici per l’inaugurazione del 12 settembre. Il percorso espositivo è curato da Umberto Croppi, co-produttori Equa e Istituto Luce-Cinecittà con il supporto di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e l’ospitalità del Polo museale della Campania. Progetto allestimento e video installazioni sono a cura di Art Media Studio – Firenze. Dedicargli questa mostra non sarà solo il modo di celebrare la carriera di uno dei protagonisti della cinematografia internazionale, tengono a spiegare, ma anche l’occasione per restituire l’immagine completa di un grande interprete del cinema italiano, dagli spaghetti western (gli unici ammessi all’epoca nell’est europeo, dove è stato un vero divo) a opere come ‘Cantando dietro i paraventi’ di Olmi, alla fiction tv.

Il ricordo dell’amico Luciano De Crescenzo

A noi piace ricordarlo attraverso le parole di un altro grande napoletano, suo amico, vicino di casa, “luciano” come lui (perché entrambi di Santa Lucia) scomparso da poco: Luciano De Crescenzo.

Ne “Il caffè sospeso. Saggezza quotidiana in piccoli sorsi” descrive così la sua amicizia e infanzia con il gigante buono: “Io nacqui al terzo piano di un palazzo con vista sul mare. Al primo piano del medesimo palazzo nacque invece il mio amico Carlo Pedersoli. Carlo era gigantesco. A tredici anni mi superava di almeno venti centimetri. Con lui accanto nessuno mi poteva toccare. Fummo compagni di scuola alle elementari e alle medie, poi la vita ci divise: io divenni ingegnere, e in seguito scrittore; lui, invece, prima campione di nuoto e poi attore. Oggi si chiama Bud Spencer”. E ancora:

“Un paio di mesi fa ho incontrato Carlo all’hotel Vesuvio e gli ho proposto di andare a rivedere insieme il palazzo dove eravamo nati. Sennonché, per strada, siamo stati fermati da due scugnizzi del Pallonetto.
“Bud Spensèr, quanto sì bello!” disse uno dei due mettendo, come di regola a Napoli, l’accento sulla seconda “e” del cognome Spencer.
“Comme ce piacesse avè ‘nu pate comme a Bud Spencèr!”
E l’altro: “Te putimmo chiammà “papà”?”
Qui Carlo, che tutto è tranne quell’energumeno picchiatore che siamo abituati a vedere nei film, nel sentire due ragazzini che lo volevano chiamare “papà” stava lì lì per commuoversi quando il primo dei due gli disse: “Noi siamo orfani: nunn’o tenimmo o papà!”
Lacrime negli occhi di Carlo Pedersoli e cinquanta euro a testa ai due scugnizzi che forse tutto erano tranne che orfani“.

Susy Martire

 

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 3 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Settembre 2019

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