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LA NOMINA

Ioia, nuovo garante dei detenuti: una scelta giustissima

Attualità | 10 Dicembre 2019

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha firmato ieri un decreto sindacale con cui ha nominato Pietro Ioia a Garante dei diritti dei detenuti di Napoli.

Una nomina che ha scandalizzato i soliti puritani in servizio permanente. E che ha provocato una prevedibile alzata di scudi da parte dei sindacati di polizia penitenziaria. Sia il Sappe che l’Uspp infatti, in due comunicati, sottolineano la scarsa competenza di Ioia in termini giuridici e soprattutto bollano come assurdo il fatto che Ioia sia, udite udite,”un ex detenuto nel carcere di Poggioreale per reati quali spaccio di stupefacenti, a garante dei detenuti per la città di Napoli”.

Il presidente dell’Uspp, Unione Sindacale Polizia Penitenziaria Giuseppe Moretti, con il segretario regionale campano, Ciro Auricchio ci tengono a sottolineare che “tra i requisiti previsti per la scelta di un garante dei 3.500 detenuti napoletani figurano anche la comprovata formazione e competenza in materia di scienze giuridiche ed integrità morale” e che “se Ioia ben conosce il carcere, i suoi meccanismi e le sue storture, però, è perchè ha trascorso oltre 22 anni nelle carceri italiane e spagnole  tra cui Poggioreale a Napoli, per traffico e spaccio di stupefacenti”.

I due sottolineano infine che in altri comuni, sono stati scelti “dirigenti penitenziari, professori universitari, mentre il Comune di Napoli ha fatto una nomina ‘alternativa e ribelle’, non conforme ai requisiti prescritti e verosimilmente frutto di strategie politiche, con effetti destabilizzanti per le carceri napoletane”.

Destabilizzante perché non si capisce però, non lo si spiega.  La “destabilizzazione” che può portare Ioia nelle mura delle galere nostrane è semplicemente quello di poterci entrare da garante: dunque presumiamo non ci sia nulla da temere, se non lo sperare in una buona collaborazione e nella risoluzione dei problemi, con un interlocutore che ben conosce la materia…

Perché di quello che accade dentro le mura di Poggioreale, Pozzuoli, Secondigliano, Pietro Ioia da anni è il megafono. Fu Ioia che denunciò, anche su queste pagine, grazie al lavoro di Ada Palma che lo intervistò, il caso della cella zero e maltrattamenti dei detenuti proprio a Poggioreale.

Fu grazie a lui che fu avviato un procedimento giudiziario che ha visto 22 indagati tra agenti penitenziari e medici.

Oggi Ioia – come sa chi scrive così come tutti i colleghi di Napoli che si sono occupati di problematiche carcerarie, che a lui si rivolgono per una consulenza, un suggerimento, una testimonianza dalla parte dei reclusi – è un uomo completamente redento. Che ha scontato completamente la sua pena. Che ha ritrovato una strada dritta.

Del resto Ioia, che è anche scrittore e attore, in questi anni era già presidente dell’Associazione ex detenuti organizzati napoletani. Soprattutto, in questi anni, è stato ed è la voce degli ultimi: quelli che hanno sbagliato, quelli che stanno pagando, quelli che forse non si redimeranno mai, soprattutto quelli che forse potranno seguire il suo esempio.

Tant’è che la Bbc che recentemente è venuta a Napoli è lui che ha voluto intervistare sulla situazione. E non solo la Bbc…

Per una volta, insomma, possiamo dire che è l’uomo giusto al posto giusto: perché per occuparsi di carceri non servono professori universitari, servono uomini. Uomini capaci di umanità ed empatia. Come è Pietro Ioia, la cui nomina riteniamo sacrosanta. E ci vergognamo per chi fa polemica, davvero.

Infine due parole a chi evoca altre competenze nel suo ruolo

Anzitutto basta leggere le competenze assegnate al garante (deliberazione di Giunta comunale n.403 del 09/08/2018, approvata con Delibera di C.C. n. 44 del 25.06.201, se volete leggerla è sul sito del Comune) per capire che la polemica è del tutto pretestuosa.

Ve ne riportiamo un estratto:

La funzioni del Garante (ruolo a titolo gratuito, ndr) sono le seguenti:

  1. promuovere, a favore delle persone private della libertà personale, domiciliate, residenti o dimoranti nel territorio del Comune di Napoli, compatibilmente con la condizione di restrizione, l’esercizio dei diritti, la partecipazione alla vita civile e la fruizione dei servizi comunali, con particolare riferimento ai diritti fondamentali, alla casa, al lavoro, alla formazione, alla cultura, all’assistenza, alla tutela della salute, allo sport;
  2. promuovere iniziative finalizzate alla sensibilizzazione della comunità civile sul tema dei diritti delle persone private della libertà personale e sull’esigenza di garantire loro dignità e trattamenti improntati al senso di umanità;
  3. favorire il coordinamento di soggetti operanti nel campo della promozione delle iniziative di cui alla lettera 1) e 2);
  4.  promuovere, con le Amministrazioni interessate, intese utili all’espletamento delle sue funzioni, anche attraverso visite periodiche nei luoghi di detenzione, svolte in accordo con gli organi preposti alla vigilanza penitenziaria;
  5.  assumere, rispetto a segnalazioni che riguardino violazioni di diritti e prerogative delle persone private della libertà e personale, le iniziative necessarie a salvaguardia dei diritti fondamentali della persona umana, anche ricercando e richiedendo ulteriori informazioni alle Autorità competenti interessate, dei protocolli d’intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione;

Tutte cose che Ioia già faceva, tranne l’ultima (da semplice cittadino non puoi visitare i luoghi di detenzione, ovviamente).

In secondo luogo il bando non chiedeva assolutamente nè lauree nè titoli di studio specifici ma esperienza sul campo. “Il Curriculum Vitae deve attestare la propria formazione e competenza nel campo della tutela dei diritti umani e delle scienze giuridiche, nonché l’esperienza acquisita nell’ambito delle attività sociali presso gli Istituti di prevenzione e pena. Non è richiesto come requisito di accesso alcun Titolo di studio specifico, ma esclusivamente formazione e conoscenza della materia.”.

Se non bastasse questo, ricordiamo infine che Ioia – e guarda caso ce lo fa notare un avvocato – rappresenta il miglior raggiungimento dello scopo rieducativo della pena previsto dall’art.27 della Costituzione, sulla quale qualsiasi uomo di Stato ha giurato.

Il che dovrebbe solo far gioire chiunque ha promesso fedeltà a quella Carta…

Da parte nostra, dunque, un fiducioso buon lavoro al nuovo garante.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 10 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Dicembre 2019

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