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LA POLEMICA

A Torino foto dei suoi studi in mostra. Il comitato no Lombroso: “Scatti razzisti”

News | 30 Settembre 2019

Inaugurata lo scorso 25 settembre e in programma fino al 6 gennaio 2020, la mostra “I mille volti di Lombroso” ha già destato numerose polemiche e battibecchi – da una parte e dall’altra – a causa della selezione di fotografie del criminologo (così definito) Veronese, che in questi giorni fa tappa al museo del cinema di Torino. Una vera e propria mostra sul razzismo, come dichiarato dal comitato “No Lombroso”, che denuncia una dubbia correlazione tra scienza, arte e cinema in quello che potrebbe meglio essere definito un tappabuchi di un’ala al quinto piano del palazzo che ospita il museo torinese. Un tappabuchi, perché di questo possiamo parlare, di cattivo gusto, indubbiamente, non fosse altro per aver consapevolmente associato le teorie razziste e antiscientifiche lombrosiane alla settima arte.

Un connubio, in effetti, che non trova alcuna correlazione. Da qui ci si chiede perché la scelta di organizzare tale mostra, e soprattutto perché farlo al museo del Cinema di Torino. Domande che non trovano spazio nel terremoto istituzionale e associativo che si sta scatenando in queste ore, utile solo ad avallare una sponsorizzazione di qualcosa che dovrebbe semplicemente non esistere.

Il fu Cesare Lombroso

E’ stato, Cesare Lombroso, diverso tempo fa e per davvero poco tempo scienziato e criminologo di dubbio talento,  celebre principalmente per le sue teorie sulle caratteristiche anatomiche criminali, secondo cui un individuo fosse criminale per natura, in base al proprio aspetto, alla propria morfologia. Crani studiati in ogni piccolo dettaglio, nel suo studio, sono stati oggetto negli anni di vessazioni ed umiliazioni solo per dimostrare una teoria tanto surreale quanto imbarazzante al cospetto di chi definisce tale personaggio un luminare.

Al punto che gli stessi organizzatori della mostra attualmente in corso a Torino non condividono e allontanano le sue teorie. Al punto da ritrovarsi con una manciata di argomentazioni completamente destituite e ritenute prive di ogni fondamento. Cesare Lombroso fu persino radiato, nel 1882, dalla Società Italiana di Antropologia ed Etnologia.

La polemica

Di fatto, al museo del cinema di Torino la mostra “I mille volti di Lombroso” conta 305 foto (l’intera collezione ne prevede 7000) di briganti meridionali, donne criminali, persone che secondo lo studioso veronese commettevano crimini secondo un principio di nascita, per caratteristiche anatomiche e fisiche. Come lui stesso ha definito: “il criminale è un essere atavistico che riproduce sulla propria persona i feroci istinti dell’umanità primitiva e degli animali inferiori”.

“Delinquenti napoletani”, si legge tra i tanti reperti fotografici del museo. “Non viene comunicato con la dovuta evidenza al visitatore della mostra che si tratta di tesi inaccettabili” commenta il comitato No Lombroso, evidenziando tra l’altro l’apologia di razzismo che prende vita dalle tesi del veronese. D’altro canto, arriva pronta la risposta dei curatori del museo del cinema di Torino: “Il giudizio su Lombroso l’ha dato la storia. Il sito a lui dedicato è uno dei più importanti musei scientifici italiani (il museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, ndr). Potrei fare un parallelismo con le mostre dedicate al razionalismo architettonico degli anni Trenta e Quaranta che non per questo rappresentano un’esaltazione del fascismo. Al Comitato No Lombroso segnalo che sono stati esposti i materiali originali senza esaltare acriticamente la ricerca lombrosiana. Al contrario, si dichiarano esplicitamente i contenuti razzistici”.

Gianluca Corradini

Un articolo di Gianluca Corradini pubblicato il 30 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Settembre 2019

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