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LA POLEMICA

Cemento sulle Torri Aragonesi: dubbi sul restauro in corso

Beni Culturali, NapoliCapitale | 23 Maggio 2019

L’ormai annosa querelle sulle Torri Argonesi sembra arricchirsi di un nuovo sconcertante capitolo. Le immagini giunte in redazione (e confermate da una nostra verifica diretta) sembrano lasciare poco spazio alla fantasia: la torre di piperno semicelata dietro al panneggio oscurante sembra essere stata “arricchita” da una sovrastruttura cementizia che altera totalmente lo stato e la memoria dei luoghi. Un intonaco pallido, giallo paglierino, che sembra poi colare e avvolgere gli storici conci di piperno che videro imprigionata Eleonora Pimentel Fonseca. Uno scempio, in sostanza. Il restauro del complesso monumentale delle Torri del Carmine – come è noto – fu affidato alla società Uno Outdoor nell’ambito dell’ambizioso progetto Monumentando che, nel lontano 2013, si prefissava l’obiettivo di recuperare 27 monumenti della città attraverso il coinvolgimento dei privati e la sponsorizzazione dei cantieri. Un progetto ammirevole ma che sin dalle prime battute ha mostrato più di qualche ombra, con interventi definiti superficiali e la denuncia da parte di due restauratori professionisti per le gravi irregolarità avvenute nei cantieri di piazza San Gaetano, piazza Mercato e rotonda Diaz.

Il Tar boccia Monumentando

Una vicenda che allertò finanche l’Anac guidata da Raffaele Cantone, che nel giugno del 2017 si era espressa negativamente sul progetto Monumentando considerandolo irrispettoso delle leggi vigenti. Il 27 novembre dello stesso anno arriva dunque la sentenza del Tar della Campania che blocca l’intervento sulle Torri Aragonesi di via Marina a causa della colossale incongruenza tra i ricavi guadagnati attraverso le sponsorizzazioni e la spesa effettuata per i lavori di restauro. Basti ricordare che i cartelloni pubblicitari di via Marina, come spiega l’avvocato Brancaccio, autore della segnalazione rilanciata quest’oggi, fruttarono 240 mila euro al mese (per circa 8 milioni complessivi) a fronte di interventi quantificabili in poche migliaia di euro. La sentenza del Tar dello scorso novembre definì dunque illegali quei cartelloni pubblicitari, obbligando il Comune a rimuovere gli sponsor dai teloni del cantiere di via Marina. A seguito della denuncia l’operazione Monumentando sembrava giunta ad una conclusione, salvo poi essere riproposta, in maniera riveduta e corretta, per un alcuni interventi nella seconda Municipalità.

In foto il netto contrasto tra lo strato di intonaco e il piperno della torre aragonese.

La segnalazione relativa all’utilizzo improprio di cemento sui bastioni aragonesi è partita dal Comitato Portosalvo e dall’associazione “Insieme per Napoli”, guidata proprio dall’avvocato Gaetano Brancaccio, protagonista del blocco della pubblicità che imprigionava e sfruttava il cantiere con il pretesto del restauro. “Restauro che rivela adesso un gravissimo scempio – commenta Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo – hanno costruito dei terrificanti manufatti in cemento sopra le torri snaturando tutta l’originalità dei monumenti. Dobbiamo augurarci che questi manufatti siano solo un sostegno di sottofondo per ricollocare i conci di piperno e che non gravino sulla staticità stessa del monumento.”

In attesa di una replica

Le Torri Aragonesi sono imprigionate nei teloni dal lontano agosto del 2015, oggetto di una riqualifica infinita che, stando alle ultime immagini, lascia molte perplessità. A questo punto, in merito all’utilizzo di cemento per il restauro del monumento, ci attendiamo la replica da parte del Comune di Napoli, committente dell’intervento, e della Soprintendenza, responsabile dei lavori. Il complesso monumentale delle Torri del Carmine sarà ricondotto all’originario aspetto, oppure dovremo aspettarci l’ennesima beffa?

Il progetto esecutivo – ricordiamolo – è stato redatto secondo le prescrizioni della Soprintendenza, che ha considerato come un “unicum” tutti gli elementi presenti nelle due aree occupate dalle torri e ha condizionato l’autorizzazione alla valorizzazione dell’intero complesso monumentale. L’intervento, nella sua organicità, prevede pertanto non solo il restauro dei manufatti di origine aragonese, quanto, anche, la definizione di un organismo unitario, attraverso la ricomposizione delle preesistenze, segnate nel tempo da interventi che hanno conferito al luogo carattere di forte eterogeneità.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 23 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 24 Maggio 2019

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