lunedì 21 ottobre 2019
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LA POLEMICA

Hitler sul presepe. Di Virgilio chiede scusa (ma diciamo stop a questi pupazzi)

Attualità | 10 Dicembre 2018

Pupazzi e pupazzielli per far parlare di se. Ci sono un paio di artigiani a Napoli che invece di tutelare la tradizione identitaria del presepe napoletano (che ogni giorno vi stiamo raccontando su queste pagine) continuano a produrre statuine oscene, di personaggi altrettanto osceni, legati all’attualità, come la statuina di Matteo Salvini.  

Ora sempre Di Virgilio è andato veramente oltre, con una statuina di Adolf Hitler messa direttamente tra i pastori napoletani.

Hitler sul presepe: dal Pd parole indignate

Una notizia che ha creato indignazione su Facebook. Pubblicando la foto della statuina del Fuhrer con il braccio alzato nel saluto nazista, il presidente del Pd di Napoli Tommaso Ederoclite sbotta: “Una scelta che inquieta e spaventa, e che deve farci riflettere seriamente. E’ una vergogna per la città, migliaia di turisti increduli la stanno fotografando diffondendo nel mondo un’immagine inaccettabile di Napoli. Il sindaco dovrebbe intervenire”. “Non so cosa abbia mosso l’artigiano – dice – ma è assurdo accostare la figura di Hitler, emblema di ferocia e di violenza, con il messaggio di pace e di fratellanza universale che deriva dal presepe, simbolo della cristianità. Al di là dell’episodio, mi preoccupa che si rompano gli argini culturali eretti in Italia in 70 anni di democrazia. Si finisce per considerare accettabile, o a giudicare con superficiale ironia, qualcosa che rischia di erodere nel profondo le basi della nostra storia e della nostra convivenza civile”.

Le scuse di Di Virgilio: Hitler mi è stato commissionato

Su Juorno, il giornale di Paolo Chiariello, che aveva difeso pure la porcheria della statua di Salvini, Di Virgilio si giustifica così: “Mi è stata commissionata la statuetta, così come me ne commissionano tante di statue, spesso di dubbio gusto. Non c’è nulla che possa essere più lontano da me da quel signore che non voglio manco chiamare con il suo nome. Io vivo di statuette, e mi guadagno da vivere in questi periodi, se avessi saputo che solo aver fatto quella statua  avrebbe scatenato tante polemiche avrei rifiutato, ovviamente. Ma per me quella statua non ha alcun significato simbolico. Rappresenta una statua che mi è stata pagata. Chi me l’ha commissionata ha chiesto di esporla per fotografarla. Ed è stata esattamente esposta il tempo di fotografarla. Pochi minuti credo… Siccome ho capito che ho sicuramente offeso, non volendo, la sensibilità, la coscienza di troppi, domando perdono per la leggerezza commessa. Non accadrà mai più. Ma sia chiara una cosa. Io non ho nulla a che spartire con quell’uomo che è la negazione dell’umanità. Quell’uomo è quanto di più lontano possa esserci rispetto alla mia coscienza e al mio modo di vedere la società. Ho fatto statuette di uomini politici, di leader internazionali, di Pol Pot, di Marx, di Stalin, donne dello spettacolo, statuette di persone che manco conoscevo solo perchè mi portavano la foto e mi chiedevano di riprodurle come pastori. Per me è lavoro. Null’altro. Ma capisco di aver sbagliato a prendere questa commissione e chiedo scusa. Non accadrà mai più” .

Il silenzio di San Gregorio Armeno

Certo è che a noi piacerebbe che si ribellassero anche gli stessi artigiani di San Gregorio Armeno, quelli che i pastori li fanno davvero, quelli che nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato in un live con il presidente dei Sedili di Napoli, Giuseppe Serroni; quelli che continuano a portare avanti la vera tradizione presepiale, quelli che sono oscurati da queste iniziative pubblicitarie di dubbio gusto. Il presepe napoletano è storia, storia delle nostre radici, è tradizione, è identità. Non lasciamo che si parli di Napoli per queste porcherie. Facciamo in modo che si parli di Napoli per il meglio che riesce a produrre… e non certo per queste statuette-fetenzia, offensive e ridicole.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 10 Dicembre 2018

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