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LA POLEMICA

In nome di Troisi, siamo tutti napoletani e sangiorgesi

Attualità, Identità | 19 Dicembre 2019

Morto Troisi, viva Troisi, era il titolo di un curioso docu in cui – Troisi era vivo ancora –  si inscenava la morte di Troisi, con tanti che lo piangevano e lo ricordavano, da Renzo Arbore a Boncompagni a Carlo Verdone. Ora Troisi, mai dimenticato dai veri napoletani – e con questo sapete che vogliamo dire con chiunque ami i simboli di questa città – vive di nuovo, e due volte, tirato per la giacchetta da Napoletani e Sangioresi.

Non ci resta che piangere, per le piccole beghe in suo nome, come quella sulle luminarie natalizie comparse a San Giorgio a Cremano ieri sera, in cui lo si citerebbe – a dire il vero molto male – con una frase che non avrebbe mai detto, secondo molti: “Io non sono napoletano sono di San Giorgio a Cremano”.

Inevitabile la polemica tra Napoli e la provincia, Troisi è nostro, no è di tutti, non lo ha mai detto, lo ha detto così… ma sinceramente è anche una polemica un po’ triste.

Siamo quasi nel 2020 e constatiamo che ci sono ancora reciproci pregiudizi “interni” tra il capoluogo e la provincia (che – insieme – ricordiamo sono la Città Metropolitana, un unico corpo, anche in termini amministrativi). E in più il punto è che ci si sofferma solo su questa frase, dove comunque non ha torto chi sostiene che così come compare a San Giorgio stravolge del tutto il senso di rivendicazione – anche in chiave anti pregiudizio del resto d’Italia verso Napoli – del grande e compianto attore.

Vanno dunque abbracciati quei giovani come Sandro Di Domenico, Marzia Quitadamo e Renato Carcatella  che  interpretando il pensiero di molti, hanno lanciato una petizione su Change per levare le luminarie:  “l’Amministrazione comunale ha approvato e fatto installare una serie di luminarie natalizie che attribuiscono al figlio più famoso della città, Massimo Troisi, un pensiero anti-napoletano del tutto fuori contesto – si legge nella petizione – La frase “Io non sono napoletano, sono di San Giorgio a Cremano” non solo non rappresenta il sentire dell’attore e comico scomparso prematuramente il 4 giugno del 1994, ma non rappresenta neppure il pensiero dei cittadini di San Giorgio a Cremano, né tantomeno si sposa con lo spirito natalizio che avrebbe dovuto ispirare l’iniziativa del Comune. Per questo, da sangiorgesi, Marzia, Renato, il sottoscritto, insieme a tutti i firmatari di questa petizione, chiediamo all’Amministrazione comunale, Sindaco, Giunta e dirigenti al ramo, la rimozione immediata delle luminarie anti-napoletane e la loro sostituzione”.

Non ci stanno altri, sempre di San Giorgio, che addirittura si sono dati appuntamento oggi pomeriggio sotto la sede del Comune di San Giorgio, in piazza Municipio, per protestare.

Tuttavia andrebbe approfondita tutta la vicenda al di là dell’infelicità di questa particolare luminaria. Che le luminarie quest’anno sarebbero state dedicate a Troisi era stato annunciato agli inizi di dicembre, con una conferenza stampa, dallo stesso sindaco Giorgio Zinno.

«Io non sono napoletano. Sono di San Giorgio a Cremano» era solo una delle scelte,  annunciate in quell’occasione. E nessuno si era scandalizzato. Forse perché erano state anticipate anche le altre scritte delle altre luminarie, che ancora non sono state montate, come ha confermato oggi lo stesso Zinno ad Anteprima 24.

Le altre frasi, anticipate allora da Zinno, delle luminarie, erano tutte molto “troisiane”:

«Quando c’è l’amore c’è tutto. No, chell’ è ‘a salute!» (Ricomincio da tre)
«La poesia non è di chi la scrive, ma di chi… gli serve». (Il postino)
«Voi siete napoletano? Sì, ma non emigrante». (Ricomincio da tre)
«Robè và mmiezo ‘a strada, tocc ‘e femmene». (Ricomincio da tre)

“Quest’anno il Natale di tutti i sangiorgesi sarà nel nome di Massimo Troisi – aveva insomma spiegato il sindaco Zinno nell’annunciare l’iniziativa – riconoscendo il suo valore di artista e concittadino e proseguendo quel percorso di recupero del suo nome e della sua immensa arte, iniziato con il ripristino del Premio Troisi e portato avanti con Casa Massimo Troisi e i murales a lui dedicati. Oltre a queste uniche luminarie – continuava – saranno installate altre luci sul territorio, perché tutti abbiano la possibilità di godere delle atmosfere tipiche del Natale, valorizzando sempre più il legame con la propria città”.

Le luminarie quest’anno tra l’altro sono costate all’amministrazione solo 5 mila euro, grazie ai fondi della Camera di Commercio e di Città Metropolitana, chiesti ed ottenuti proprio con l’obiettivo  di ricordare Troisi questo Natale.

Ad Anteprima 24, anche per questo Zinno ha deriso chi lo ha tacciato di “leghismo”, confermando che quella esposta è solo una frase per rivendicare appartenenza, assolutamente non contro i napoletani. “Come si fa a definire leghista una città che ha fatto dell’inclusione uno dei suoi punti fermi e che ha rivendicato l’orgoglio meridionalista, scrivendo perfino al Presidente della Repubblica su quanto è stato sottratto al Sud?  Per fortuna leggo che in molti hanno risposto a questa polemica, criticandola in quanto tale e comprendendo perfettamente che nè San Giorgio a Cremano, nè Massimo Troisi abbiano mai pensato di attaccare Napoli, la sua terra, i suoi abitanti. Con la ditta che domani subentrerà nelle istallazioni delle luminarie stiamo studiando una soluzione per far comprendere anche a chi non legge i giornali o non conosce Massimo Troisi il significato della scritta rendendola quindi a tutto comprensibile nel suo senso reale: amare il proprio territorio qualunque esso sia senza creare inutili barriere”.

A conferma dei buoni intenti dell’amministrazione c’è infine da ricordare che il comune ha anche promosso la mostra di vignette dedicate a Troisi, inaugurata lo scorso 15 dicembre a Villa Bruno, dove resterà fino al 19 febbraio.

Quanto a ciò che ha detto davvero Troisi, a noi è venuta in mente questa vecchia intervista “marzullesca”, forse più significante della caccia alle citazioni di queste ore per  ricordarci il tasso di napoletanità di Troisi… che anche in quest’occasione, diversi decenni dopo, ci insegna ancora qualcosa…

Buona visione…

Lucilla Parlato

 

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 19 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Dicembre 2019

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