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LA POLEMICA

Jago, l’arte, il marketing e i luoghi di Napoli che non hanno bisogno di visibilità

Arte | 18 Gennaio 2021

Stanno facendo molto discutere le parole di Jago, artista ciociaro che ha scelto di impiantare la sua vita e il suo studio a Napoli, relative ad un’intervista apparsa sul magazine “Mutual art”.

Per Jago la sua arte funziona perché si mette in luoghi dove non si va

Le parole di Jago a cui ci riferiamo, riprese anche in uno status sulla sua pagina Facebook, sono queste: “Se vuoi dimostrare a te stesso che la tua arte funziona per una comunità e può generare ricchezza per le persone, allora devi metterla in un posto dove la gente di solito non va”.

Non vogliamo entrare nel merito della critica d’arte né tantomeno interrogarci sulle finalità e sui concetti ma riteniamo piuttosto inappropriate queste affermazioni.

Sia il bambino velato che quello di marmo sono collocati in luoghi strategici di Napoli

Da quanto ci risulta, le installazioni di Jago sono state piazzate in luoghi strategici della città partenopea. Luoghi intrisi di storia, tradizioni, snodi importantissimi per la vita culturale e artistica della città e non solo. Non esattamente dei luoghi sconosciuti in attesa di riabilitazione, quindi. Pensiamo al bambino posto a Largo di Palazzo oppure al “figlio velato” donato al Rione Sanità e fatichiamo a capire quali siano i posti “dove la gente di solito non va”.

Non si viene a Napoli per portarle visibilità ma per averla

Senza negare le complessità di Napoli, siamo anche consapevoli del fatto che è una delle più antiche ed importanti Capitali culturali europee da sempre. Non si viene a Napoli per portarle visibilità, caso mai ci si trova visibilità e fama, e spesso anche una collocazione artistica. Il quartiere Sanità è certamente un quartiere complicato ma che nel corso degli anni ha avviato un processo di riqualificazione e riappropriazione della sua identità come nessun altro quartiere napoletano ha fatto. Tante associazioni l’hanno riportato al centro della vita culturale napoletana, basti pensare alla cooperativa “La Paranza” e all’enorme lavoro fatto per le Catacombe di San Gennaro.

La Sanità ad esempio è un quartiere che contiene tesori, storia e identità

La Sanità è il quartiere di Totò, è il quartiere del “sindaco” di Eduardo, è il luogo legato indissolubilmente a Michelangelo Merisi, il Caravaggio. È uno scrigno che conserva Luca Giordano e Francesco Solimena, il meraviglioso palazzo dello Spagnuolo e tanti altri gioielli. Lo storico gap politico e gli imperdibili ritardi delle amministrazioni che si avvicendano da sempre in città non devono trarre in inganno. Non basta qualche decennio di cattiva amministrazione per cancellare secoli di splendore. Ed è ciò che tutti dovrebbero tenere a mente, a cominciare dai napoletani, a volte troppo propensi a togliersi il cappello dinanzi a chiunque, dimenticando che il cappello se lo deve togliere chi si avvicina alla sconfinata cultura di questa città.

Lo stesso Jago ha più volte sostenuto di essere stato folgorato dalla città e dal suo spessore culturale, e sono evidenti i riferimenti formali ai tesori della cappella di Sansevero. È anche il quartiere delle stese e delle vittime di camorra, certo, ma non è esattamente un luogo sconosciuto o una periferia abbandonata.

Strategie di marketing più che azioni sociali

Senza parlare di Largo di Palazzo perché ci sembrerebbe veramente di sparare sulla croce rossa. Quindi, ci chiediamo: a quale rivoluzione culturale ci riferiamo se queste installazioni, in punti nevralgici della città, puzzano più di strategie di marketing che di azioni sociali? Del resto, Jago ha ricevuto tantissime critiche – alcune molto condivisibili – non tanto per il suo operato quanto per le modalità di diffusione di un messaggio che non ha niente di nuovo ma viene veicolato in maniera distorta e strumentale.

Le critiche di artisti e critici d’arte

Un artista napoletano, Domenico Di Caterino, muove una critica che, sebbene feroce nei toni, ci trova sostanzialmente concordi sull’approccio dell’artista Jago con la plurimillenaria cultura partenopea :”Piazza del Plebiscito, il luogo dove ha inscenato un’installazione artistica totalmente fake, è una delle principali piazze neoclassiche d’Europa.
Quella di Napoli è una delle piazze popolari più colta e alfabetizzata artisticamente d’Europa, di lunghissima e storica tradizione, Jago lo sa? Pensa forse che follower e mi piace possano resettare millenni e secoli di storia?”

Anche Eduardo Cicelyn, uno che non sempre condividiamo ma che “ne capisce”  più di tanti altri – è lui che ha curato tutti gli allestimenti al plebiscito durante gli anni bassoliniani e che ha diretto il Museo Madre negli anni scorsi – ha espresso dubbi e perplessità che noi condividiamo in pieno e vi invitiamo a leggere, parlando di una serie di operazioni di marketing che per chi ha qualche anno e qualche conoscenza in più (basti pensare all’Iron Baby di Antony Gormley)  in più non hanno assolutamente nulla di nuovo ma risultano addirittura stucchevoli.

Non c’è riscatto sociale nell’opera di Jago

Probabilmente oggi nessuno criticherebbe Jago se si fosse limitato a fare il suo mestiere e ad esporre le sue opere senza volerci mettere per forza un messaggio sociale e di riscatto – per giunta autovalutando le sue opere con cifre inverosimili per lo stesso Cycelin –  che non può attecchire nella realtà ma solo nel patinato mondo dei magazine e sulle pagine social di chi non vive da vicino dinamiche che non possono essere in alcun modo comprese se non si lasciano fuori la porta i preconcetti e le idee confezionate nel secolo scorso…

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 18 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 18 Gennaio 2021

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