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LA POLEMICA

La Soprintendenza nega il murales a Pino Daniele, residenti furiosi: “Opera importantissima”

Arte | 1 Luglio 2020

I primi rigurgiti polemici riguardo al murales di Jorit da dedicare a Pino Daniele in piazza Garibaldi non si erano fatti attendere, e già il giorno successivo all’annuncio qualcuno in città ha cominciato a storcere il naso. A Napoli le polemiche non mancano mai, a differenza dei fatti. A oggi, dopo l’accordo firmato tra Jorit e i dirigenti del Gruppo ferrovie dello Stato, si viene a scoprire che il “Palazzo Alto” della stazione di Napoli – realizzato dal lombardo Perluigi Nervi – è considerato patrimonio architettonico della città e come tale sottoposto a vincolo della Soprintendenza dal 2004.

Il veto della Soprintendenza ha provocato non pochi imbarazzi tra Grandi Stazioni e la Pino Daniele Trust onlus, i quali, evidentemente, suggellato l’accordo con Jorit, erano del tutto all’oscuro del vincolo architettonico imposto.

Le reazioni del Comitato Orgoglio Vasto

“Dopo mille battaglie e anni di attesa per la rinascita dall’area a ridosso della stazione centrale – commentano i fondatori del Comitato Orgoglio Vasto – la notizia di dover ospitare nel nostro quartiere un progetto tanto importante per risonanza e per valore simbolico ci sembrava un sogno a occhi aperti. Abbiamo accolto con stupore e frustrazione la notizia del veto istituzionale arrivata stamattina. Ci sembra paradossale che la Soprintendenza si ricordi soltanto oggi del famigerato “Palazzo Alto” di piazza Garibaldi, sono anni che denunciamo il degrado disumano che circonda l’edificio sottoposto a vincolo architettonico, oltretutto la facciata dove dovrebbe sorgere il volto dell’indimenticato Pino è da tempo immemore occupata da giganteschi cartelloni pubblicitari che di certo stridono più di un’eventuale opera d’arte. Se proprio ci tenevano e volevano esaltarne le qualità non avrebbero mai permesso speculazioni pubblicitarie. Ci sembra dunque un veto strumentale, oltre che premeditato.

Riteniamo l’opera di Jorit una grande opportunità di rilancio per un territorio assai delicato che subisce da decenni abusi e indifferenza, con cantieri eterni e un abbandono istituzionale che hanno soffocato l’economia e umiliato la vivibilità dei cittadini. Qualcuno viene a raccontarci che le opere di street art servono solo alle zone degradate che necessitano di una riqualificazione urbana: ebbene – continuano i membri del Comitato – quale zona più del Vasto merita questa riqualificazione?

Il quartiere ha accolto la notizia del murales con grande entusiasmo e speranza e siamo convinti che la stragrande maggioranza dei napoletani sarebbe dalla nostra parte. Speriamo che la Soprintendenza possa trovare un accordo e superare l’impasse – conclude il Comitato – Pino Daniele merita questo tributo in una delle piazze più belle e frequentate della città”

Le polemiche

Tra i primi a manifestare il proprio dissenso Antonio Martiniello, architetto fondatore dello studio Keller che attraverso le pagine del Corriere del Mezzogiorno racconta tutte le sue perplessità nei confronti del progetto voluto e promosso dai responsabili del Gruppo FS Italiane e dalla Pino Daniele Trust, onlus fondata dal figlio dell’artista partenopeo.

“Quello che metto in discussione – commenta Martiniello – è la scelta del luogo: la street art attira l’attenzione su zone di degrado di cui la città facilmente si dimentica. È un efficace discorso di rigenerazione urbana, qui, invece, parliamo di un’architettura moderna, in ottime condizioni, con una splendida facciata a nido d’ape che richiama il concetto alla base della grande cascata vanvitelliana alla Reggia di Caserta, dove l’acqua veniva interrotta da scaglie di terracotta colorata che creano effetti iridescenti.”

Le polemiche di Martiniello sembra poi assumere contorni surreali quando paragona il “Palazzo Alto” delle ferrovie con una delle opere più rappresentative e affascinanti della città: “Pensiamo a Palazzo Donn’Anna – commenta – ci fareste un murales sopra? È chiaro che non è la stessa cosa, ma per quanto riguarda piazza Garibaldi si tratta di sicuro di un edificio architettonicamente valido, un bell’esempio del suo tempo. Per questo mi chiedo: ma dov’è la sovrintendenza? Come si può approvare questo progetto?”

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 1 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Luglio 2020

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