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LA POLEMICA

Palazzo Alto di Napoli Centrale: nessun vincolo dalla Soprintendenza

Attualità | 3 Luglio 2020

La querelle relativa al murales di Pino Daniele non è ancora conclusa, anche se sembrano palesarsi spiragli di luce in fondo al tunnel. Dopo l’accordo raggiunto tra Jorit, Grandi Stazioni e la Pino Daniele Trust Onlus (celebrato peraltro con un comunicato stampa), e il successivo intervento della Soprintendenza che aveva difatti bloccato l’opera a causa di un vincolo di protezione sull’edificio datato 2004, giungono nuovi retroscena sull’ormai famigerato “Palazzo Alto” delle Ferrovie dello Stato.

Appresa la notizia, il Soprintendente Luigi La Rocca nei giorni scorsi aveva chiesto chiarimenti a Grandi Stazioni, senza porre veti insormontabili alla realizzazione dell’opera di Jorit: “La nostra posizione non è né un sì né un no – aveva commentato Della Rocca in una nota – valuteremo con grande serenità le carte e decideremo”.

E qui la faccenda si fa un tantino più complessa. Il vincolo architettonico del 2004 è stato sciolto da una sentenza del Tar del 2006 confermata nel 2007 dal Consiglio di Stato. In sostanza, il palazzo Nervi di piazza Garibaldi – a oggi, e a meno di clamorosi retroscena – non è sottoposto a restrizioni di tutela da parte della Soprintendenza ed è quindi potenzialmente idoneo ad accogliere l’opera di Jorit.

La posizione del Comitato Orgoglio Vasto

In merito alla vicenda del murales di “Palazzo Alto” – si legge in una nota del Comitato Orgoglio Vasto – vogliamo chiarire un paio di cose. Il Comitato non deve e non vuole entrare necessariamente in polemica con il partito del No (che sia motivato, naturalmente).

Non abbiamo le competenze (come gran parte dei critici di questa città, in questi giorni diventati archistar di livello internazionale) per stabilire se il palazzo Nervi sia adatto o meno, in quanto patrimonio architettonico, a ospitare l’opera di Jorit. A noi semplicemente piaceva l’idea, e non da oggi.

A chi commenta dicendo che ci vorrebbe ben altro per riqualificare il Vasto rispondiamo che forse non ci segue come dovrebbe, perché il Comitato è nato per denunciare (e lo facciamo costantemente) il degrado del quartiere ma anche per portare proposte concrete. Per cercare di arrecare – nel nostro piccolo – benefici al territorio.

A Napoli le polemiche non mancano mai, a differenza dei fatti.

Continuiamo a credere che il murales (ma non solo, ovviamente) possa essere un volano di sviluppo importante per piazza Garibaldi. Per favorire lo sviluppo di un’economia vera e virtuosa nella zona, oltre a un’imprescindibile riqualificazione urbana, bisogna creare attrazioni che rendano la piazza accogliente e appetibile.

I turisti che oggi arrivano in città attraverso la porta del ferro scappano in fretta e furia al centro storico. La piazza oggi è solo un luogo di passaggio e a pagarne le conseguenze è il tessuto economico del Vasto e delle aree limitrofe, ormai completamente svuotate di attività commerciali.

I turisti invece (ma anche e soprattutto i nostri concittadini) devono avere la possibilità di viverla la piazza, di decongestionare il già fragilissimo centro storico per favorire un’economia orizzontale e virtuosa che faccia respirare una fetta più ampia di città.

È per questo motivo che abbiamo accolto con entusiasmo il progetto della Pino Daniele Trust Onlus, di Jorit e di Grandi Stazioni (che, ricordiamo, finanziano interamente l’opera senza nessun costo per la collettività). Ed è per questo – concludono – che speriamo che la querelle si risolvi presto e a favore del Vasto.

Antonio Corradini 

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 3 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Luglio 2020

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