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LA POLEMICA

Salvini, Borsellino e la politica incapace di dire cose decenti sull’antimafia

Politica | 11 Gennaio 2021

È di qualche giorno fa la notizia dell’arrivo di Matteo Salvini a Palermo, in una delle sue solite passeggiate, stavolta per ricordare l’attentato del ’92 a Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta con tanto di mascherina col volto di Borsellino da una parte e una sua frase contro la mafia dall’altra.

Un gesto, a nostro avviso ipocrita, che ha scatenato gli attacchi dai maggiori partiti di governo. Come al solito, un insieme di retorica e demagogia senza precedenti. Una lotta tra politici alienati dalla realtà, buoni solo a contendersi il diritto a strumentalizzare la lotta dell’antimafia. Un’ipocrisia di stato, tutta italiana.

E mentre alla Lega è utile la guerra civile tra chi muore di fame e chi muore di mare, dall’altra parte preferisce stringere la mano a chi davvero distrugge il nostro territorio. Mafia, camorra, ‘ndrangheta. Quante sono le foto tra Salvini ed esponenti della criminalità, giustificate dal leghista con la grande quantità di foto che fa ogni giorno, con “centinaia di sconosciuti” a detta sua, non è facile dirlo? Una casualità che fa paura, se non altro per la superficialità dell’approccio del leader leghista.

 

Le foto “casuali” di Salvini con i boss

Come ad esempio la foto di Salvini con Michele Matrone. Figlio di un boss della Camorra di Scafati, Franchino ‘a belva’. Condannato all’ergastolo nel 2009, prima tra i superlatitanti più ricercati e poi arrestato nel 2012. Sembra che Michele Matrone non abbia mai disconosciuto la famiglia, e secondo il quotidiano Metropolis è già stato condannato per estorsione, usura e riciclaggio. Foto “difesa” anche da Pasquale Aliberti, ex-sindaco di Scafati. Lui guidava il consiglio comunale della città salernitana che nel 2017 è stato sciolto per infiltrazione camorristica. E tra le rivelazioni del pentito Massimo Fattoruso alla procura, anche i favori all’impresa funebre proprio legata ai Matrone.

E ancora, sono diverse le foto con Vincenzo Gioffrè. Responsabile della Lega a Rosarno, dove nel 2019 il Partito nordista ha preso il 35,33%. Ma secondo un’inchiesta de L’Espresso, Gioffrè è un personaggio vicino alla criminalità organizzata di Reggio Calabria. Ha fondato una cooperativa con Giuseppe Artuso, soggetto che la procura antimafia del capoluogo calabrese ritiene vicino al Clan Pesce. E ha creato una seconda coop assieme ad Antonio Francesco Rao, uomo vicino al clan Bellocco, affiliato ai Pesce. Vincenzo Gioffrè porta con sé un segreto da stratega politico, dato che qualche anno prima la Lega a Rosarno non arrivava nemmeno all’1%.

Non manca nemmeno la foto con l’ex-boss di Trani Salvatore Annacondia. Affiliato a Cosa Nostra e reo confesso di 72 omicidi, ora pentito e con una nuova identità. La foto è stata condivisa via Twitter dal giornalista Paolo Berizzi, che ha raccontato in un suo libro l’incontro tra il leader della Lega e l’ex boss ad una cena. Un dubbio è lecito. Chissà se Salvini conosceva la vera identità del pentito di mafia…

 

La Maraventano e “la nostra mafia che non ha più il coraggio e la sensibilità che aveva prima”

La questione, però, secondo noi, è ben più profonda, e supera l’apparenza rappresentata da qualche foto. È ideologica, è insita in quell’idea che i leghisti promuovono e fanno avanzare. È nascosta tra le parole dell’ex senatrice leghista Maraventano, che durante un comizio disse: “La nostra mafia ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che avevano prima. Perché noi la stiamo completamente eliminando, nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”. Come se l’amore per un territorio debba passare per la difesa di chi il nostro Sud l’ha distrutto sotto colate di cemento, roghi tossici e corruzione.

È attraverso quel processo di normalizzazione della mafia, come se fosse una tradizione tutta italiana da difendere, che la Lega trova punti di incontro con la criminalità organizzata. Vista come una cosa che c’è, e non si può estirpare. Una cattiva “usanza”, che come tutte le cose appartenenti al passato, invece, si può e si deve abbattere. E i punti di incontro si rivelano in quella realtà che va ben oltre le foto, ed è fatta di ricatti, voti di scambio, concessioni di appalti, corruzione degli alti apparati dello stato. Ad oggi, sono a numerosi gli esponenti della Lega che per un crimine o l’altro sono stati indagati o condannati.

Salvatore Borsellino: “Quelle immagini mi fanno vomitare. Salvini sciacallo”

È propaganda, che vanifica la morte di quell’uomo che Salvini, senza alcuna dignità personale, si arroga di portare sulla mascherina. E non ci sono parole migliori di quelle che ha pronunciato il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, quando ha visto le foto dei leghisti in via d’Amelio: “Vendendo quelle immagini mi viene da vomitare, ma uno sciacallo come lui non può fare altro che sciacallaggio. Vorrei ricordare le dichiarazioni fatte da Salvini quando non aveva mire elettorali sulla Sicilia: parlava di terroni. Vorrei ricordagli che mio fratello era palermitano, quindi un terrone”. E sottolinea: “Non bisogna dimenticare che a Natale è andato a distribuire pacchi ai bisognosi, con un fotografo dietro che lo ritraeva. Fa tutto a scopo di propaganda”

Poi aggiunge: “Mia nipote Roberta è andata in via D’Amelio a chiedere scusa a Paolo. Se Rita fosse stata ancora in vita sarebbe scesa giù per cacciarlo via a calci, purtroppo io abito lontano. Posso custodire quel posto soltanto il 19 luglio. Ma il 19 luglio nessuno ha più il coraggio di presentarsi. Il 19 luglio abbiamo impedito agli avvoltoi di venire in Via D’Amelio a roteare sul luogo della strage ma purtroppo ci sono anche gli sciacalli e quelli vengono quando non c’è nessuno a fare da guardia a quell’albero”.

Forse è proprio questo l’unico modo per cacciare via mafia e camorra dal nostro territorio. Non con le parole, ma a calci. Ogni nuova scuola, ogni nuovo studente, ogni libro letto, ogni lavoro onesto e dignitoso, ogni “no” detto a chi non ci vuole liberi ma oppressi a qualcuno, sarà un calcio alla criminalità organizzata. Solo così cambieremo qualcosa.

E Salvini, davanti al sacrificio di uomini come Borsellino e la sua scorta, dovrebbe solamente restare in rispettoso silenzio.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 11 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Gennaio 2021

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