martedì 25 settembre 2018
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LA POLEMICA

Saviano-Salvini: perché non stiamo con nessuno dei due

Attualità | 22 giugno 2018

Caro Saviano, scusami, ma io non sto né con te, né con Salvini.

Siete due facce della stessa medaglia: bianco e nero, buoni e cattivi, a cui piace nuotare nel mare torbido delle offese,  con un comune presenzialismo ossessivo,  la cui unica luce è quella del circo mediatico.

Salvini non perde un giorno per celebrare il “Salvinismo”, il pensiero stupendo quotidiano sulla propria personale visione farneticante di un paese “con le palle”, che mostra i muscoli  del “celodurismo” bossiano  e gorgheggia di legittima difesa, taser e il necessaire per creare novelli rambo di borgata, fino al “valuteremo se la scorta è necessaria” per Saviano, il tutto proferito via verbo televisivo.

Lo scrittore casalese non perde tempo: raccoglie la provocazione e, a colpi di video, lancia i suoi strali. Sembra il trailer di un film di prossima visione: lo sfondo, il linguaggio del corpo, le labbra serrate a distillare parole rabbiose in cui ci si può identificare. Una matrioska di sè stesso, Saviano: ‘o “guaglione” di Casal di Principe, il romanziere, il giornalista sotto scorta, l’affabulatore televisivo,  il povero cristo depresso che non ha più una vita perché ha denunciato il “sistema”.  Chiama “buffone” il ministro degli interni e si fregia di essere “suo nemico”.  E si sa: il nemico del mio nemico è mio amico.

Immediato nasce l’hashtag  ad hoc: #iostoconsaviano. Tutti fanno a gara per esserci. Il martire Saviano sale nei consensi, salta sul carro(ccio) della polemica e fa parlare di sé.  Non per ciò che fa, per il contributo potente nella lotta al malaffare, ma per una polemica sterile che a noi, a pensarci bene, non leva e non mette nulla. Anzi indigna un tantino, pensando ai tanti protagonisti silenziosi – imprenditori, giornalisti – che, pur vivendo sotto scorta, non fanno “del savianesimo” un mood, ma quotidianamente, pur minacciati dalle mafie, schiena dritta e testa alta cercano di scardinare sul serio, concretamente, a rischio della propria vita, soprusi e i ricatti, restando sul territorio a combattere fianco a fianco con la propria gente invece di pontificare a migliaia di chilometri di distanza, a mò di televendita.

Penso ai Siciliani di Orioles e del compianto Pippo Fava che l’ultimo giorno di vita, era in giro a vendere la pubblicità per salvare il suo giornale e, al suo rientro, barbaramente assassinato.  Tu, caro Saviano, offendi la loro memoria. Ti candidi a martire, a vittima sacrificale, ti autoreferenzi a testimone di verità scomode, che parla al popolo gregge proponendoti come l’antieroe, il novello masaniello, ma se davvero volevi scuotere le masse, se davvero polemica doveva esserci contro il ministro Salvini, se davvero volevi denunciare i presunti silenzi, la carica la dovevi suonare tempo fa, non ora, perché ti “vorrebbe togliere la scorta” o per i suoi omissis in quel di Calabria, ma per ciò che sta costruendo, per ciò che rappresenta, per quei rigurgiti  di sapore razzista che stanno contaminando le menti. Non certo da oggi, ma da anni.

Perché in una piazza sempre più anestetizzata dal virtuale, le persone avrebbero bisogno di più consapevolezza, di cercare un pensiero critico per superare quel fumo nero che ottenebra loro le menti; gente che ha perso di vista la propria umanità, sempre più incapace di comprendere che le radici dell’odio, della  violenza albergano nelle parole usate ad arte, si abbeverano al bacino dell’ignoranza, suggeriscono nemici laddove c’è solo povertà, omologano le masse e iniettano sottopelle insicurezze e paure verso il diverso, per creare ad arte distrazione dai problemi reali. E hai perso l’occasione. Ti ergi ad icona della lotta alla camorra e pontifichi proprio tu, che hai lucrato abbondantemente su quella stessa camorra che dici di combattere, sceneggiando una fiction che ha sputtanato Napoli, rendendola  Gomorra mondiale, narrando il male compiaciuto di se stesso e della propria violenza, generando  eroi neri, esempi negativi, soffiando germi nelle menti deboli di giovani che vivono sul ciglio del burrone, spesso privi di riferimenti positivi, a cui basta una goccia per cadere nel baratro dell’odio e della violenza. Saviano, io non posso fare a meno di pensare che tu abbia generato una piovra ancora più grande del malaffare: hai frantumato e fagocitato gli sforzi di chi ogni giorno sta miezz ‘a via a vedere come deve mettere un sanpietrino sulla strada della rinascita, hai buttato nella merda gli sforzi collettivi di quanti, nel mondo dell’associazionismo, a Scampia e nei territori di confine,  sottraggono pezzetti di zone all’illegalità a proprie spese e  li restituiscono al  quartiere, lavorando sul territorio armati solo di buona volontà, passione e amore per una città che tu non vivi, non respiri e non sai che cosa significhi davvero; ignorando  quello che corre nella sua anima attraversata da troppe ferite non ancora rimarginate. Ci offendi. Offendi i napoletani  che vivono e lavorano ogni giorno onestamente e che non meritano la tua Gomorra. Quella non ci serve. Non ci identifica perché già ci pensano gli altri a sputtanarci attraverso il megafono connivente di un’ informazione asservita. Giusto un paio di sere fa, infatti, il tg1 ha definito la città di Zingonia, in provincia di Bergamo, la “Scampia del nord”. E proprio nei giorni in cui, nelle strade di Scampia, si sta girando l’ennesima serie della tua fiction, che ci porterà ancora una volta, a narrazioni tossiche di stese e pubblicità malsane che cavalcano l’onda.

Caro Saviano, non ce ne frega una beata mazza della vostra polemica  alimentata ad arte. Difendi i tuoi confini, tieniti la scorta, continua a guardare da lontano e puntare il dito, come ti riesce bene fare. Onestamente, non faremo la fine dei  prolet orwelliani, quelli “privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è.” Il mondo che disegnate tu, Salvini e gli odiatori di professione, non ci interessa. Siete lontani anni luce da noi. Perché governare, fare informazione, fare politica, vivere sul territorio, anche annusare l’aria e sorridere  di quel teatro all’aperto che è Napoli, sono tutt’altra cosa, non certamente il circo in cui vi esibite.

Noi abbiamo cose più importanti a cui pensare. Siamo impegnati davvero a cercare di costruire un angolo di mondo più giusto. Più pulito. Dove la Costituzione  genera uguaglianza ed equità. Accoglienza e rispetto.  Siamo un’enclave felice di esserlo. Voi, cari Sa-Sa, restate pure nelle gabbie che vi siete costruiti attorno. E di cui siete prigionieri. Perchè più cercate di uscirne, più  le maglie si stringono fino a quando non comprenderete più dove finisce il personaggio ed inizia l’uomo. Se ne resta qualche spicciolo. Rigorosamente da non elargire al migrante di turno.

Per non dimenticare : https://www.identitainsorgenti.com/sottocultura-camorristica-gomorra-la-serie-quando-la-pubblicita-abbraccia-la-fiction-e-nuoce-gravemente-alla-salute/

Monica Capezzuto

 

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