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LA POLEMICA

Tassa di soggiorno, albergatori vs De Magistris. Ma in altre città d’arte costa anche di più

Turismo | 23 Marzo 2019

Il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23 ha dato facoltà ai Comuni di istituire l’Imposta di soggiorno il cui gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.L’imposta deve essere applicata su tutti i pernottamenti di non residenti in strutture ricettive, alberghiere o extralberghiere, collocate sul territorio dei singoli Comuni, ed è calcolata applicando alla tariffa base eventuali riduzioni.

Anche il Comune di Napoli naturalmente, ha applicato dal 2012 la tassa di soggiorno. In passato alcuni di quei fondi come è noto sono stati usati per le luminarie natalizie dall’amministrazione. A marzo dello scorso anno il Comune di Napoli e la piattaforma internet Airbnb, hanno anche sottoscritto un accordo per raccogliere la tassa attraverso Airbnb. Le tariffe, aggiornate nel 2017, fino ad oggi andavano da 1,50 per gli alberghi fino a 5 e 2 euro per case vacanza, b&b, istituti religiosi di ospitalità e agriturismi.

Ora a partire dal primo aprile la tassa aumenterà di 50 centesimi per qualsiasi tipo di albergo o B&b scelto. Una decisione che addirittura scatena la scesa in campo sia di Federalberghi che dell’Abbac, che per il 31 marzo, alla vigilia dell’aumento della tassa annuncia una manifestazione di protesta. “Siamo in imbarazzo a dover comunicare l’aumento ai turisti mentre mancano servizi, decoro e sicurezza e nulla si sa dell’utilizzo di quei fondi raccolti dai nostri operatori e versati nelle casse del Comune”. “È dannoso aumentare un’imposta quando ormai molti gestori hanno ricevuto delle prenotazioni”. “Chiediamo una verifica degli organi di controllo per accertare in che modo sono stati spesi” dice il loro referente, Agostino Ingenito, a Repubblica.

Ma tanto scandalo è giustificato? Quali sono le tariffe delle città d’arte? Siamo andati a vederne alcune. Per scoprire che Napoli necessitava comunque di un’adeguamento tariffario (fino ad oggi sua la tassa di soggiorno più bassa) ma magari con tempi un po’ più larghi. E fermo restando che la richiesta di trasparenza su come vengano impiegati i fondi la riteniamo correttissima, la polemica di albergatori e affini, come spesso in questa città, ci sembra più legata a ragioni politiche che a reali problematiche. In altre città è vero, c’è stato un tempo più ampio per l’entrata in vigore degli aumenti, ma il punto è che sono i turisti a pagare i 50 centesimi in più e non la Federalberghi o i gestori di B&B.

A Roma solo da un anno e mezzo si paga il contributo di soggiorno nei B&B

A Roma il “Contributo di soggiorno” si paga dai 2,50 ai 7 euro, a seconda della struttura ricettiva dove si viene ospitati. La delibera è del 30 marzo 2018, data dell’ultimo aggiornamento, entrato in vigore dal 21 aprile successivo, ovvero tre settimane dopo. Una delibera che ha incluso finalmente anche i B&B, fino a quel momento non tassati e oggetto di due anni di polemiche tra municipi e amministrazione centrale. Fino a quel momento l’imposta la pagava solo chi soggiornava in  strutture ricettive alberghiere, extra-alberghiere e all’aria aperta. “D’ora in avanti, gli ospiti non residenti a Roma che soggiornano in appartamenti privati, inclusi gli alloggi per uso turistico,  locati per non più di 30 giorni (locazioni brevi), sono tenuti al pagamento del Contributo pari a € 3,50 a persona per ogni pernottamento ” è scritto nella delibera, che obbliga chi incassa il canone a rilasciare all’ospite una ricevuta da cui risulti il numero dei pernottamenti e il pagamento del Contributo di soggiorno dovuto.

Tra i servizi on line offerti dal portale di Roma Capitale, è stata attivata la procedura per poter effettuare il pagamento del contributo di soggiorno da parte dei gestori di strutture o servizi turistici.

A Firenze una nuova delibera per gli agriturismo

Il regolamento nuovo di Firenze e le nuove tariffe sono entrate in vigore il 1 gennaio 2018 ed è approvato il 31 ottobre 2017. Anche qui l’imposta è commisurata alla tipologia delle strutture ricettive, che vanno da un minimo 2 euro (camping ad esempio)  ed arriva a un massimo di 5 euro a persona al giorno.  

Anche a Firenze, come a Roma per i B&B, si è dovuta fare una nuova delibera per includere gli agriturismi, usando la classificazione dei girasoli (che sono come le stelle per gli alberghi). Nella delibera le tariffe vanno dai 2 euro e 50 ai 4,80 al giorno. 

A Venezia aumenti da gennaio, geolocalizzazioni e l’ipotesi della tassa di sbarco anche per chi non pernotta

Venezia è quella più all’avanguardia in tema di controllo delle tariffe. Come anche Firenze ha un portale dedicato all’Imposta di Soggiorno. Solo che a Venezia sono geolocalizzate tutte le strutture dove è obbligatorio pagare la tassa che va dai 3 ai 5 euro a seconda del tipo di struttura dove si soggiorna. I dati sono aggiornati alla data dell’ultima delibera di aumento delle tariffe datata 22 novembre 2018 e dunque sono quelli in vigore dal 1 gennaio 2019. 

E, ciliegina sulla torta,  la legge di bilancio per il 2019 – approvata in via definitiva il 30 dicembre scorso – prevede anche la possibilità che il comune di Venezia introduca il cosiddetto “contributo di sbarco”, una tassa che già esisteva per le isole minori e che serve per far pagare a tutti i turisti – anche a chi non pernotta nei posti che visita – un contributo ai comuni che visitano. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro chiedeva da tempo la possibilità di far pagare il “contributo di sbarco” ai turisti che visitano Venezia e – dopo l’approvazione della legge di bilancio – ha già detto che presto il comune approverà un regolamento che lo renderà effettivo. La nuova tassa non c’è ancora, quindi, ma è certo che verrà introdotta come annunciato dallo stesso primo cittadino della Serenissima. Non osiamo immaginare cosa accadrebbe se pensassimo di introdurla a Napoli (dove sbarcano centinaia di turisti mordi e fuggi al giorno)…

 

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 23 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2019

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