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LA POLEMICA

Torri Aragonesi, non convince la replica della Uno Outdoor. Le associazioni: è uno scempio

Beni Culturali, NapoliCapitale | 30 Maggio 2019

Dopo le tante perplessità emerse negli ultimi giorni relative alle tecniche utilizzate nell’ambito dei lavori di recupero delle Torri Aragonesi (perplessità espresse in anteprima dalla nostra redazione), rilanciamo la risposta della Uno Outdoor srl., ditta esecutrice dei lavori di via Marina.

La lettera di replica

In una lunga lettera, indirizzata al direttore del quotidiano Corriere del Mezzogiorno, che aveva ripreso due giorni dopo la nostra notizia – senza ovviamente citarci – l’avvocato Massimo Greco, in rappresentanza della società in questione, ha rispedito a loro ogni accusa sull’utilizzo di cemento nelle operazioni di restauro: “In nome e per conto e nell’interesse della società Uno Outdoor srl, in persona dell’amministratore unico pro tempore, Giuliano Annigliato, si espone quanto segue: nell’articolo pubblicato il 25 maggio scorso a firma Vincenzo Esposito dal titolo «Tolti i veli di Monumentando, cemento sulle Torri aragonesi» si è costretti a denunciare che esso non è corrispondente alla realtà dei fatti. Nell’articolo si legge: «Dopo la sentenza del Tar cadono i veli del restauro delle Torri aragonesi di via Marina. I teloni che coprivano le impalcature non ci sono più e quello che appare è abbastanza sconcertante: grosse colate di cemento a fare da corona ai manufatti di lastroni di piperno…».

A tal riguardo occorre precisare che al contrario di quanto asserito per la ristrutturazione delle Torri aragonesi non è stato utilizzato affatto del cemento ma un intonaco di calce e pozzolana. Tale materiale è stato regolarmente autorizzato dalla Soprintendenza, così come statuito nel verbale di sopralluogo del 19 marzo 2019, alla presenza del responsabile di procedimento e dei rappresentanti della Soprintendenza stessa. Pertanto alcuna anomalia è stata compiuta nel restauro del predetto monumento e, conseguentemente, i lavori si sono svolti sempre ed esclusivamente di concerto con la Soprintendenza che ha rilasciato le dovute autorizzazioni e benestare. La bellezza, il decoro e la conservazione dell’immenso patrimonio artistico e culturale della città di Napoli sono interessi primari innanzitutto della società Uno Outdoor che, di concerto con la Soprintendenza sta restituendo all’intera cittadinanza dei capolavori artistici orgoglio di tutti i napoletani”.

Le dichiarazioni del Comitato Portosalvo

Nonostante queste rassicurazioni, resterebbero evidenti criticità su cui far luce: almeno secondo Antonio Pariante, presidente del comitato Portosalvo: “Qui manca tutto, ed i lavori non stanno rispettando le tempistiche previste. Inoltre, girando per il cantiere, constatiamo l’abbandono e la totale assenza di indicazioni utili al riconoscimento della ditta che gestisce il restauro e che deve spiegarci quali materiali sta adoperando. A questo punto attendiamo una replica da parte della Sovrintendenza che, stando a quanto riferito dal legale della Uno Outdoor,  è l’unico soggetto responsabile di questo intervento”.

Non si lascia attendere neanche la controreplica dell’avvocato Brancaccio, portavoce della rete di associazioni Insieme per Napoli: La lettera “Calce e pozzolana sulle Torri Aragonesi” a firma dell’avvocato Massimo Greco Avvocato che scrive la smentita nell’interesse della società Uno Outdoor, sembra quasi inverosimile. Nei giorni scorsi, una parte dei teloni di Monumentando, che ricoprivano le Torri Aragonesi sono stati rimossi, quello che è apparso è sconcertante, al posto delle antiche murature scopriamo mura intonacate. La risposta della società pubblicitaria è stata: “l’intonaco sulle antiche mura in pietra, è stato concordato con la soprintendenza”. Ebbene questa risposta della Uno Outdoor è più raccapricciante dell’immagine delle antiche mura intonacate. Le Torri Aragonesi di Via Marina sono i resti di uno dei cinque castelli superstiti della nostra città.

Ci domandiamo allora, ma perché non intonacano e dipingono di bianco le Torri del Maschio Angioino o perché non dipingono e intonacano di bianco il Castel dell’Ovo, o dipingono di rosa i bastioni di Castel Sant’Elmo?

Dopo quasi quattro anni di pubblicità invadente, anni in cui le Torri Aragonesi sono state rese non visibili e non visitabili a favore di una mostruosa pubblicità, ci saremmo aspettati una risposta più convincente. Anche perché sulla vicenda Monumentando e sul restauro delle Torri, pende una inchiesta della Magistratura Penale, una della Magistratura Contabile e dopo la delibera di condanna dell’Anticorruzione Nazionale di Cantone, anche una Sentenza del Tar parimenti molto forte e grave. Di fronte a tutto ciò – conclude Brancaccio – ci saremmo aspettati una maggiore prudenza della società pubblicitaria e della soprintendenza di Garella. Tra l’altro tenere nascosto e disvelare a cose fatte questa scelta opinabile di intonacare le Torri dietro i cartelloni pubblicitari prima, e i teli neri dopo, poteva essere evitata e magari discussa e dibattuta in città, in ossequio alla proprietà comune del nostro patrimonio storico, proprietà che è dei cittadini e in ossequio alla trasparenza della azione amministrativa.

Antonio Barnabà 

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 30 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Maggio 2019

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