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LA PROPOSTA

Caro sindaco, valorizza ‘a capa ‘e Marianna, simbolo della Napoli donna e sirena

Beni Culturali, Identità, NapoliCapitale, Speciale 8 marzo | 8 Marzo 2016

capa di marianna

Ogni volta che salgo le scale di palazzo San Giacomo, la fotografo con l’ipad. Quasi sempre escono foto scure. E io parlo da sola, incazzandomi. Perché avvicinandomi la vedo tutta impolverata. E continuo a parlarle da sola. ‘A cap’e Marianna, la leggendaria testa di donna in marmo, replica di una scultura antica di epoca classica, ritrovata nel Seicento nella zona di Piazza Mercato, mi guarda muta come avrà guardato centinaia di donne e uomini nella sua secolare storia di  monumento tra i più suggestivi, misteriosi e simbolici della città di Napoli.

Secondo un’antica tradizione riportata da Carlo Celano nel suo volume Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli e da Giovanni Antonio Summonte nella sua Historia della città e Regno di Napoli, che vissero all’epoca del ritrovamento, l’antica testa femminile raffigurava la Sirena Parthenope.

Secondo molti storici “Marianna” fu rinvenuta sul decumano superiore nella zona dell’Anticaglia, quartiere prevalentemente greco della città. Altri studiosi, invece, attribuiscono il capo muliebre ad una scultura napoletana raffigurante una divinità pagana, Venere (Afrodite), collocata quale statua di culto all’interno di un tempio della Neapolis di epoca romana.

Nel XVI secolo un mecenate napoletano, Alessandro di Miele, la sottrasse alla distruzione facendo scalpellare mezzo petto di piperno e, dopo avervi incastonata la testa, pose il tutto su una base della stessa pietra, la fece dipingere e quindi collocare su di una colonna all’angolo del palazzo di sua proprietà, all’incrocio appunto tra via Duca di San Donato e via Sant’Eligio, nei pressi della chiesa omonima.

Da qui la “Capa” di Napoli “ha visto passare impassibile tutte le rivoluzioni e le invasioni, da quella di Masaniello a quella di Garibaldi.  Alcune fonti sostengono che il nome le fu dato per individuare in essa un simbolo di libertà, come la famosa “Marianne” della Rivoluzione francese. Secondo altri, invece, l’appellativo le fu dato nell’800 quando venne collocata di fronte alla Chiesa di Santa Maria dell’Avvocata, dove era anche venerato un busto di Sant’Anna; di qui Maria-Anna e Marianna.

Bisogna aspettare il 1961 affinché ‘a Capa ‘e Napule trovi una sistemazione al coperto nel Museo Filangieri, a via Duomo. Dopo un anno e un ulteriore restauro, con ennesimo naso nuovo, il busto fu trasferito a Palazzo San Giacomo e sistemato sul pianerottolo dello scalone centrale, dove tutt’ora risiede.

Eppure la statua non verte in condizioni particolarmente floride, anche se resta integra. Il posto dove si trova non è ben illuminato e sicuramente Marianna necessiterebbe di una pulizia.

Caro sindaco, sappiamo che sono settimane intense, ma in una città che si auto-rigenera noi l’allarme lo lanciamo: ‘A Cap’e Marianna rappresenta Napoli. E Napoli è donna. Perciò una richiesta oggi te la facciamo: illuminala, falla risplendere. Che poi ti porterà anche bene magari…

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Marzo 2016 e modificato l'ultima volta il 8 Marzo 2016

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