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LA PROPOSTA

L’avvocato Coppola: “Diamo a Salvatore Carmando la cittadinanza di Napoli”

Sport | 31 Maggio 2019

Se c’è un pezzo di storia del calcio Napoli di un non napoletano che invece si sente tale da sempre, quella è la storia di Salvatore Carmando. Ed è per questo che Emilio Coppola, avvocato penalista molto conosciuto e amato dal mondo della tifoseria partenopea, lancia la proposta di conferire al mitico massaggiatore della squadra, indissolubilmente legato a Diego Armando Maradona e ai muscoli e ai tendini della squadra dal 1974 al 2009, la cittadinanza onoraria di Napoli.

La proposta di cittadinanza dell’avvocato Coppola

“Abbiamo seguito con grande attenzione, in ragione soprattutto dell’alto valore simbolico, la vicenda della cittadinanza a Kalidou Koulibaly – spiega Coppola, motivando la sua proposta – ma crediamo sia giunto anche il momento di omaggiare un’altra grande bandiera del popolo pallonaro partenopeo.

Salvatore Carmando non ha mai tradito, è rimasto umile al servizio della maglia in tutti i momenti belli e brutti, rappresenta per tutti un icona e, pur essendo un fiero cittadino salernitano, è giusto che la città che lo ha adottato lo faccia sentire Napoletano.

Sarebbe bello che tutti avallassero una scelta che merita l’uomo, il professionista e il napoletano Carmando. Occorre ovviamente la mano di tutti coloro che possono accelerare questo iter che ha dei tempi chiaramente lunghi. E lo si può fare facendo leva sulla condivisione popolare di quest’iniziativa.

Carmando è nella storia della città e merita una degna ufficializzazione”.

Un massaggiatore icona del Napoli

Diventare un’icona di una squadra di calcio e dei suoi tifosi è una prerogativa quasi esclusiva di giocatori ed allenatori. È una regola non scritta e del tutto convenzionale a cui – come per ogni regola che si rispetti – esistono delle eccezioni. Per il Calcio Napoli, Salvatore Carmando è proprio questo. Un’eccezione che ha accompagnato e si è preso cura di quei muscoli e di quei tendini che, per 35 anni, hanno animato la storia pallonara partenopea.

Salernitano e figlio d’arte di papà Angelo, massaggiatore della squadra granata negli anni ’40 e’ 50, Carmando entrò a far parte della famiglia azzurra nel lontano 1974. Ne sarebbe uscito soltanto nel 2009, con un pensionamento anticipato probabilmente richiesto e voluto dall’allora tecnico del Napoli, Roberto Donadoni. Una sorta di allontanamento, figlio della storia della monetina da 100 lire più famosa del calcio italiano, quella che l’otto di aprile del 1990, a Bergamo, colpì alla testa Alemao. Una monetina dal valore minimale, ma dal peso specifico ragguardevole.

Massaggiatore della Nazionale, fu allontanato da Sacchi

Per il Napoli, che vinse a tavolino e si avviò alla conquista del secondo Scudetto. Per il Milan, di cui Donadoni era giocatore nel 1990 e che avrebbe perso quel tricolore sul campo anche senza quell’episodio. E per Carmando, che subì nel tempo un’ulteriore vendetta rossonera: quella di Arrigo Sacchi, al tempo tecnico del Diavolo che, nominato CT dell’Italia nel 1992, allontanò Salvatore dall’incarico di massaggiatore della Nazionale che ricopriva dal 1987.

“Se avessi urlato ad Alemao ‘mettiti a terra’ invece di ‘buttati a terra’, sono sicuro che nessuno avrebbe avuto da ridire sul mio operato”.

‘A vicchiarella e la simbiosi con Maradona

Per gli amici, Carmando è sempre stato ‘a vicchiarella, per via del mento aguzzo e sporgente. E di amici, in trentacinque lunghi anni di carriera, ne ha avuti e conosciuti tanti. Su tutti uno: Diego Armando Maradona. Lo conquistò con un massaggio alle gambe nel primo giorno di allenamento del Pibe in azzurro, diventando praticamente inseparabili. Nei suoi sette anni di Napoli, prima di ogni partita Diego correva da lui per stampargli sulla fronta un bacio portafortuna. Stimava così tanto Carmando da volerlo con sé come massaggiatore della Nazionale argentina ai Mondiali di Messico del 1986 e alla rassegna iridata negli Stati Uniti, del 1994.

Carmando è storia del Napoli e di Napoli

La grandezza storica del personaggio di Salvatore Carmando va, però, ben oltre la forte amicizia con il più grande giocatore di tutti i tempi. Perché Carmando è stato Maradona e gli anni di successo del Napoli, ma è stato anche il Napoli delle stagioni più anonime, degli anni bui delle retrocessioni e del fallimento. E’ stato uno dei perni fondanti del Napoli della ricostruzione e della rinascita.

Poteva andare altrove, corteggiato com’era da club importanti e di vertice. Rifiutò, scegliendo di dedicare ogni goccia della sua passione e della sua sconfinata professionalità esclusivamente ai colori azzurri. Una ragione di più per conferirgli la cittadinanza onoraria di Napoli.

Antonio Guarino

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Giugno 2019

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