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LA PROPOSTA

Netflix e la partita del secolo: sulla Canottieri Napoli, gloria della nostra pallanuoto

Sport | 25 Maggio 2020

 

di Claudio Starita

Un’idea per Netlfilx: la partita del secolo. La puntata si apre con una ripresa di me, è un’idea mia d’altronde. È il luglio del 1999, a Napoli stanno per suonare gli Aerosmith all’Arenile di Bagnoli, ma noi siamo invece a Recco, cittadina ligure famosa per la focaccia al formaggio e per la squadra di pallanuoto. E in effetti, si parla di pallanuoto ed io, secondo portiere, sto per chiudere la mia anonima esperienza nelle giovanili della Canottieri Napoli. Seduto in panchina accanto a me c’è il nostro allenatore, Enzo, un omone la cui stazza ne fa sembrare minuscola la testa al confronto. Dopo una parentesi proprio sulla panchina della Pro Recco, è tornato ad allenare a Napoli da un paio d’anni. La sua responsabilità principale ovviamente rimane la prima squadra, ma subito dopo veniamo noi, la forza del circolo è sempre stata nel crearli da giovani, i propri campioni.

Si allarga ora il campo della scena, e si apre alle mie spalle per una panoramica sulla stupenda cornice della piscina di Punta Sant’Anna.

Si torna indietro al 1973, il luogo è lo stesso. Sugli spalti una folla incredula: al termine di una partita epica, la Canottieri Napoli ha appena battuto i campioni in carica della Pro Recco, scavalcandoli in classifica quando manca una sola giornata al termine del campionato.

Una delle caratteristiche del calcio, che secondo me è anche una delle motivazioni della sua grande popolarità, è che il campo può sempre smentire i pronostici della vigilia. Gli episodi, la sorte, sono incredibilmente determinanti e appiattiscono come in nessun altro sport le differenze di livello. Per questo anche se sei ultimo in classifica, con un po’ di fortuna, puoi strappare un risultato utile anche contro i primi della classe. Nella pallanuoto, invece, il più forte vince 99 volte su 100, forse più. Nel 1973 la Pro Recco è forte, molto forte. In testa al campionato, reduce da tredici campionati vinti in quattordici anni, gli ultimi nove consecutivi, imbattuta da 153 partite, e in quella piscina, in particolare, non ha mai neanche pareggiato. Simbolo indiscusso di quella squadra è quello che tuttora viene considerato il più grande di sempre, Eraldo Pizzo, un uomo che si guadagnò il soprannome innocuo di “Caimano”.

Ritorniamo un attimo al 1999, in quel concentramento finale dove si devono eleggere i campioni di Italia Juniores, gli ultimi del millennio. I vincitori finali saranno i ragazzi di Savona. Due di loro li avevamo recuperati proprio noi dal ritiro della nazionale, assieme ai nostri nazionali, e ospitati nel nostro pullman fino a Recco. Uno è Maurizio Felugo. In quel contesto, vederlo giocare fa impressione. La crema della pallanuoto giovanile italiana, ma lui è di un altro livello. Di lì a poco, in effetti, avrebbe vinto di tutto da protagonista a Napoli, sponda Posillipo, e poi a Recco, dove ora è il presidente del club. Suo vice, Eraldo Pizzo, il Caimano.

Pausa per googolare Maurizio Felugo ed Eraldo Pizzo, e verificarne carriera e palmarès.

Fino a quel 4 agosto 1973, come detto, la Pro Recco era stata micidiale, dominante per un decennio, lo scontro diretto in casa, a due giornate dalla fine, e un punto di vantaggio. Anche tra gli addetti ai lavori, serpeggia la sfiducia verso le effettive possibilità della Canottieri, che dovrà cercare di perdere con onore, evitando la disfatta. Sulle gradinate, i tifosi sono già in festa, i fuochi d’artificio pronti.

La Canottieri però, non è certo una squadretta. L’unico scudetto lasciato per strada dalla Pro Recco, dieci anni prima, era finito proprio ai giallorossi partenopei. In panchina siede una leggenda di questo sport, Fritz Dennerlein. A lui è intitolata la piscina della Mostra d’Oltremare, per dire. La sua squadra è leggera, spesso in difficoltà con gli avversari più grossi, così Fritz introduce per la prima volta in Italia la difesa a zona. I chili risiedono esclusivamente nel centroboa, arrivato l’anno precedente dai rivali cittadini della Rari Nantes, ben lieti di sbolognarlo in quanto troppo grasso. Lui però recupera la forma, e probabilmente costituisce l’ultimo elemento mancante che avrebbe permesso a quella squadra di entrare nella storia della pallanuoto e della città, vincendo i campionati degli anni dispari (’73, ’75, ’77 e ’79), e la Coppa dei Campioni 1977-78. Non mi risultano precedenti, nella storia dello sport napoletano, come campioni europei a squadre. Il gol decisivo per la vittoria europea fu proprio di quel centroboa, Vincenzo D’Angelo. Per gli amici, Enzo. Un altro degli artefici di quei successi in acqua, Paolo De Crescenzo, da allenatore del Posillipo avrebbe riportato Napoli sul tetto d’Europa. Due volte.

Adesso dovrebbero scorrere le immagini della partita, io non le ho mai potute vedere, l’impresa mi è solo stata raccontata. Si racconta di una buona partenza ligure ben assorbita dai partenopei che poi allungano, portandosi al massimo vantaggio di +3, ma subiscono il ritorno dei campioni in carica, che con due gol riducono lo svantaggio, il tabellino segna momentaneamente 5 a 6. Si racconta della Pro Recco che cerca disperatamente il gol del pareggio, che consentirebbe loro comunque di rimanere in testa al campionato: una controfuga ligure porta l’avversario a tu per tu con Nando Lignano, ma il portiere giallorosso para e sul ribaltamento di fronte arriva al definitivo 7 a 5 per gli ospiti, suggellato da Paolo De Crescenzo.
Fu lo stesso Caimano, che alla vigilia della partita aveva caricato spavaldo i suoi, convinto della propria superiorità, a riconoscere per primo la forza e il merito dei terribili ragazzi napoletani. Venivano chiamati per scherno “pallanuotatori”, eppure grazie anche alla loro superiore abilità nel nuoto, i napoletani legittimano la vittoria.
Pochi giorni dopo, poi, stracciando la Florentia di Gianni De Magistris, la Canottieri Napoli si laurea campione d’Italia. Una vittoria che segnerà lo spartiacque della pallanuoto italiana, modernizzandola e portandola in una nuova era.

Le finali Juniores del ‘99 sono terminate, si spengono i riflettori a Punta Sant’Anna, ci prendiamo il nostro onorevole terzo posto dopo una stagione lunga e faticosa, e ci prepariamo ad una nottata di pullman, verso Napoli. Pullman che si sarebbe pure scassato per la strada, e ci è toccato spingerlo per farlo ripartire all’Autogrill, ma quella è un’altra storia. Molti dei miei compagni continueranno con fortune alterne le proprie carriere, io lascerò poche settimane dopo. Credo che non rividi più Enzo D’Angelo. Ma i suoi insegnamenti, come quelli di Fritz prima di lui, continuano a creare nuove generazioni di campioni nelle piscine napoletane e non. Ogni sport ha le proprie imprese, senza nulla togliere agli altri eroi, anche noi, a Napoli, abbiamo le nostre storie gloriose da raccontare. Quei ragazzi che nel 1973 batterono gli invincibili, riscrivendo la storia del loro sport e dando lustro alla nostra città, meritano di essere ricordati. Anche se sono passati tanti anni, anche se non è lo sport più popolare del mondo.

I titoli di coda, in chiusura, in memoria di chi non c’è più.

Fritz Dennerlein, morto in un incidente stradale nel 1992.
Giovanni D’Urso, morto di male incurabile nel 2003
Enzo D’Angelo, morto di male incurabile nel 2008.
Paolo De Crescenzo, morto di male incurabile nel 2017.

Si ringrazia la pagina Bellavista Social Club

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Maggio 2020

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