domenica 16 giugno 2019
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LA PROTESTA

Ecco perchè come docente aderisco al Teacher Pride di oggi

Battaglie | 21 Maggio 2019

Negli anni ’80 e ’90 durante i cortei studenteschi puntualmente partiva il coro rivolto a chi assisteva alla manifestazione dai balconi “Gente non state lì a guardare, scendete in piazza a protestare”.

E anche oggi ci viene chiesto di non assistere, ma di partecipare attivamente e di unirci alla protesta. Con la differenza, però, che la richiesta adesso è diventata “virtuale”, non passa sotto i balconi, ma scorre sulla linea internet, veicolata attraverso i social, per spingerci a mobilitarci in favore della docente dell’Iti “Vittorio Emanuele III” di Palermo, Rosa Maria Dell’Aria, sanzionata con una sospensione lavorativa di 15 giorni dall’Ufficio scolastico provinciale di Palermo, con la relativa decurtazione dello stipendio.

L’accusa mossa alla docente è di non aver vigilato sull’attività dei suoi studenti che in alcune slide, preparate per “Il giorno della Memoria”, avevano paragonato il decreto sicurezza voluto dal ministro degli Interni, Matteo Salvini, alle leggi razziali fasciste del ’38.

In pratica, la docente è stata sanzionata per non aver di fatto limitato la libertà di espressione dei propri alunni. Del caso della professoressa Dell’Aria ne avevamo parlato nei giorni scorsi in questo  articolo

Il  Teacher-Pride al grido di “Io non sorveglio, Sveglio”

Sono diverse le iniziative in corso a sostegno della docente, dalla petizione al Presidente Mattarella promossa dall’USB che ha raggiunto ben 180 mila firme su change in pochi giorni, fino a quella di oggi che è stata ribattezata il “Teacher-Pride”, ovvero la giornata dell’orgoglio dei docenti, al grido di   #iononSorveglioSveglio, partita per iniziativa dei docenti del Liceo “Anco Marzio” di Ostia, indignati per la grave ingiustizia subita dalla professoressa palermitana.

Questa volta agli insegnanti non si chiede di scioperare, ma di unirsi agli studenti, e anche a semplici cittadini, per prendere posizione pubblicamente in difesa della docente, leggendo ad alta voce in classe alle ore 11, gli articoli 21 e 33 della Costituzione italiana, quelli che sanciscono il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, la libertà della stampa e la libertà dell’insegnamento.

Una sorta di Flash-Mob sparpagliato per tutto il territorio nazionale, non solo nelle scuole ma in qualsiasi altro posto di lavoro o luogo pubblico.

Le motivazioni per aderire come docenti

A giudicare dai commenti in rete, siamo in tanti, docenti e studenti, ad aver deciso di aderire pubblicamente all’iniziativa. Oltre ai singoli docenti, studenti e cittadini, anche diversi Istituti scolastici hanno dichiarato pubblicamente di aderire all’iniziativa. A Napoli l’ha fatto Istituto comprensivo “Sauro- Errico – Pascoli” di Secondigliano, che ieri ha diffuso una mozione approvata all’unanimità del Collegio dei docenti in cui  condannava la sanzione ed esprimeva solidarietà nei confronti della docente sospesa, dichiarando di aderire in massa al Teacher Pride di oggi.

Personalmente non mi limiterò a leggere gli articoli della Costituzione, ma dedicherò l’intera giornata ad attività didattiche finalizzate a far comprendere ai miei alunni l’importanza di potersi esprimere liberamente, sempre nel rispetto delle idee altrui, e di come i docenti abbiano come preciso dovere quello di stimolare negli alunni la capacità di elaborare le proprie opinioni ed esprimerle senza remore.

All’episodio della professoressa di Palermo se n’è aggiunto un altro estremamente grave, ovvero quello di una docente di Catania, sospesa dal servizio con l’accusa di fare propaganda politica a scuola. Una sanzione che se confermata appare ingiusta e infondata, visto che la docente aveva semplicemente letto ai propri alunni  delle pagine del “Il diario di Anna Frank” .

Episodi come questi, a mio giudizio, come docenti ci impongono di prendere posizione, di ribadire  anche pubblicamente che la scuola è un presidio di legalità e di difesa dei principi Costituzionali e che non siamo disposti a sopportare senza reagire le ingerenze nella libertà di insegnamento, nella libertà di espressione dei nostri alunni, nella conoscenza e promozione di valori come l’antifascismo e l’antirazzismo, perché ingerenze di questo tipo si tramutano in un attacco ai pilastri della nostra democrazia.

Come insegnanti, forse perché delusi e demoralizzati, nel corso degli anni, in troppe occasioni, abbiamo assistito a provvedimenti e riforme che riguardavano la scuola subendoli passivamente, senza protestare con la forza e la determinazione necessarie.

Ma in questo caso è necessario mobilitarsi, perché questa volta non c’è in ballo una delle tante riforme dell’organizzazione o dei programmi scolastici, ma i capisaldi della scuola , ovvero la libertà di insegnamento e la libertà per i nostri alunni di esprimersi le proprie idee e opinioni senza condizionamenti.

Come educatori non possiamo stare a guardare. Perché si insegna soprattutto con l’esempio, più che con qualsiasi altra cosa.

E mostrare ai nostro studenti di subire passivamente questo attacco sarebbe un’azione diseducativa. In questo modo dimostreremmo ai nostri alunni che i principi democratici possono essere calpestati senza che nessuno di noi docenti alzi la voce per protestare, lasciandoli da soli a difendere anche le nostre libertà.

A chi descrive i ragazzi di oggi unicamente come masse di pigri fruitori di social, le recenti mobilitazioni sulle tematiche ecologiste e  quest’ultima protesta in difesa della docente palermitana, hanno dimostrato che esiste una nuova generazione di “ragazzi pensanti”, che stanno usando la rete non in maniera passiva, ma trasformandola in uno strumento di conoscenza, di informazione, condivisione e anche di mobilitazione.

Abbiamo il dovere, in qualità di educatori, di appoggiarli, di cogliere al volo il loro segnale di protesta, dobbiamo unirci a loro nel far sentire la nostra indignazione e ribadire che la scuola è il luogo in cui si impara a ragionare, a riflettere e a esprimere liberamente la propria opinione, nel rispetto dell’opinione altrui.

Perché questi principi si apprendono innanzitutto a scuola, mettendoli in pratica tutti i giorni in classe e non studiandoli sui codici. Per questo ci sarà tempo poi all’Università.

La scuola deve essere una palestra di democrazia, dove ogni giorno si fa esercizio di logica e di elaborazione di un pensiero libero da condizionamenti, con modalità e forme adeguate alle diverse età degli alunni. sin dalla scuola materna. Perché si impara ad essere dei liberi cittadini sin da piccoli.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 21 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2019

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