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LA PROTESTA

I ristoratori contro il DPCM: aperti anche dopo le 18:00. Ma in Campania la Fipe non aderisce

Agroalimentare | 15 Gennaio 2021

Oggi è il giorno di #ioapro1501, una protesta che riguarda i ristoratori di tutta Italia, una disobbedienza gentile come la definiscono gli organizzatori. Restare aperti con servizio ai tavoli e accogliere i clienti anche dalle ore 18:00 in poi, andando di fatto contro il DPCM.

#ioapro1501: Come nasce la protesta

La protesta nasce qualche giorno fa sui social. Tre ristoratori, Mohamed “Momo” El Hawi di Firenze, Umberto Carriera di Pesaro e Antonio Sandri di Sassuolole lanciano un appello sui loro canali e cominciano a raccogliere adesioni da tutta Italia creando così gruppi Facebook, Telegram e Whatsapp.

“Siamo al collasso, al punto di non ritorno – scrive Umberto Carriera –  Non riusciamo a pagare più niente e nessuno, mutui, bollette, dipendenti. sono tanti i cittadini che sostengono il movimento e chiedono di riaprire i ristoranti malgrado tutto”.

L’ appello  #ioapro1501 ha fatto il giro del Paese

L’appello a restare aperti, ad andare contro la legge fa il giro del Paese. Secondo gli organizzatori sono più di 50mila gli esercizi che aderiranno tra bar, Ristoranti e pasticcerie. Sul sito internet ufficiale della protesta c’è anche un modulo di adesione che si invita a compilare con tutti i dati e le informazioni. L’email di riferimento è della Federazione Italiana Ristorazione.

Ma chi c’è realmente dietro il “movimento” di #IoApro1501?

Sul web circolano voci che dietro il movimento #IoApro1501 ci siano supporti politici. In molti post di addetti ai lavori si legge che sia proprio la Lega di Salvini a sostenere l’iniziativa e a strumentalizzare i ristoratori per andare contro il Governo.   Certo è che sui canali social e sui gruppi Telegram il clima è carico. Un misto di eccitazione e ribellione caratterizza i messaggi e le dichiarazioni di adesione, ma nel mondo della ristorazione molti prendono le distanze.

La FIPE Campania non aderisce: parla Di Porzio

La FIPE  Campania prende le distanze pur condividendo le ragioni della protesta. Come ci racconta Massimo Di Porzio, titolare dello storico Ristorante “Da Umberto” e presidente della FIPE Campania

“Spero davvero che aderiranno in pochi – sostiene Di Porzio – questa è un’iniziativa che parla alla pancia, molti istintivamente sono portati ad essere d’accordo perchè siamo tutti stanchi e arrabbiati. Ma dobbiamo usare la testa in questo momento, ragionare e non creare ulteriori danni economici alle aziende”

“Le ragioni della protesta sono comprensibili – aggiunge – ma il metodo è assolutamente sbagliato. Non possiamo invitare i nostri associati ad infrangere la legge. Questa protesta può avere gravi conseguenze. Oltre alla sanzione pecuniaria e alla possibile sospensione dell’attività, per chi vi aderisce si può configurare anche un reato penale.

“Noi di certo non esporremo i nostri esercenti a prendere una posizione per la quale potrebbe venirgli contestato un reato contro la salute pubblica. Come Fipe e Confcommercio Campania abbiamo organizzato ben tre manifestazioni pacifiche nei mesi scorsi, per evidenziare la catastrofe che ha investito il mondo della ristorazione e dell’intrattenimento, ed il commercio in generale. Ma il Governo e la Regione Campania devono cambiare completamente atteggiamento nei confronti del nostro settore, altrimenti proteste e manifestazioni di piazza saranno inevitabili”

A rischio 100mila aziende e 700mila posti di lavoro nella ristorazione e nell’intrattenimento

La ristorazione e l’intrattenimento hanno perso 40 miliardi di fatturato nel 2020, 100.000 aziende e 700.000 posti di lavoro sono in pericolo, rischiamo di perdere un patrimonio di competenze e conoscenze che è una delle eccellenze del nostro Paese ed una componente fondamentale del nostro sistema turistico.

“La Fipe nazionale ha chiesto al Governo la dichiarazione dello stato di crisi del settore, che aprirebbe nuovi scenari per interventi di sostegno alle imprese nei prossimi mesi – dichiara il Presidente Di Porzio – Abbiamo anche richiesto, unitamente a CGIL, CISL e UIL un piano specifico di interventi per i pubblici esercizi ed un tavolo urgente per programmare la riapertura serale dei locali, visto che il settore ha dimostrato di poter lavorare in totale sicurezza, accollandosi tra l’altro consistenti investimenti per adeguare i locali alle regole anti-Covid”

La posizione del Viminale sulla protesta #IoApro1501

E proprio ieri, mentre il “movimento” #IoApro1501 raccoglieva adesioni e caricava di motivazioni e coraggio i ristoratori con video e post sui canali social, è arrivata la posizione del Viminale. Una lettera diretta alle questure e ai prefetti di tutta Italia con la richiesta di intensificare i controlli e di agire senza indugio su chi illegalmente decide di restare aperto.

Nel comunicato del Viminale si legge: “Intraprendere efficaci interlocuzioni con i rappresentanti delle categorie in agitazione, affinché eventuali iniziative di dissenso siano ricondotte in un contesto di rispetto del vigente quadro regolatorio di contenimento della pandemia”

I “ribelli” rischiano infatti multe da 400 a 3000 euro, non solo loro, anche gli eventuali clienti. Inoltre i dipendenti, in caso di incidenti sul lavoro, rischiamo di non essere coperti dall’Inail. C’è poi l’ordine di chiusura del locale per alcuni giorni. E una denuncia penale per “delitto colposo contro la salute pubblica”.

La risposta degli organizzatori di #IoApro1501: task force di avvocati per difenderci

Ma gli organizzatori tranquillizzano chi ha deciso di aderire alla protesta sostenendo di mettere a disposizione per i ristoratori, ed i loro clienti, una task force di avvocati in grado di tutelare e gestire denunce e multe.

La misura sembra colma, le attività sono allo stremo e la società civile è divisa e senza più riferimenti. Il settore della ristorazione chiede a gran voce attenzione, soluzioni fattive e la possibilità di poter lavorare rispettando le norme anticovid, così come succede in altri settori.

Un clima di stanchezza e rabbia caratterizza questo momento

Noi abbiamo tentato di raggiungere qualche ristoratore che ha deciso di aderire, ci dicono di leggere le motivazioni sui loro social che sono pieni di toni stanchi ed arrabbiati. Ci dicono che non hanno paura delle sanzioni, che sono certi che i clienti siano dalla loro parte.

Ma il rischio è davvero grande e la frattura tra i professionisti del settore è profonda. Stasera probabilmente verrà segnato uno spartiacque, si accenderanno per l’ennesima volta le luci su un intero comparto dell’economia che in questi mesi è stato martorizzato e abbandonato a sè stesso e rischia di diventare oggetto di strumentalizzazione.

E si avrà l’ennesima prova che stiamo diventando una società allo sbando, senza bussola, senza nessun riferimento. Soli, a gestire le nostre vite e le nostre attività in un incubo che sembra non avere fine.

Valentina Castellano 

 

 

 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 15 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 15 Gennaio 2021

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