giovedì 19 settembre 2019
Logo Identità Insorgenti

LA PROTESTA

“Riapriamo la galleria Principe di Napoli”. La Clemente: “Progetto pronto e già finanziato, con l’ok della Soprintendenza”

Beni Culturali | 10 Marzo 2019

Protesta del collettivo GallerRi Art che questa mattina, con volantini e striscioni, ha manifestato fuori alla Galleria Principe Umberto, chiusa da alcuni mesi dopo il crollo dei calcinacci, per chiederne la riapertura.

“La Galleria – è il senso dei volantini del collettivo che ha sede proprio nella galleria Principe – è un bene comune e non del Comune”.

Sotto accusa sindaco e assessore Clemente che, secondo i manifestanti, non avrebbero un progetto concreto per recuperare lo spazio di fronte al Museo Archeologico di Napoli, che è stato anche scenografia in tempi recenti de “L’Amica Geniale”. Ma che da allora è chiusa, appunto, di nuovo (i recenti restauri hanno riguardato la facciata).

L’assessore Clemente: “Il progetto c’è e partirà a breve”

“Con grandissimo sforzo economico – ci spiega l’assessore Alessandra Clemente, interpellata telefonicamente – abbiamo il progetto, che ha  ricevuto la settimana scorsa anche il parere favorevole della Sovrintendenza, che individua una soluzione per mettere in sicurezza tutta la Galleria e riaprirla. Ci vorranno 40 giorni per la messa in posa e una ventina di giorni massimo per quanto riguarda l’ordine. Un progetto che abbiamo illustrato un paio di settimane fa anche agli assegnatari degli spazi (gli spazi furono assegnati con un bando comunale pubblico negli scorsi anni, ndr) che per noi era importante perché lì devono sviluppare delle attività economiche. Quindi il Comune non solo ha trovato i fondi e ha il progetto pronto ma ha anche l’ok della Sovrintendenza. In questi mesi abbiamo lavorato e la cosa più importante è che c’è la copertura economica. La Galleria riaprirà presto…”.

La storia della Galleria Principe di Napoli

Una storia, quella della Galleria, cominciata nel 1852 quando Gaetano Genovese, architetto municipale, propose la demolizione delle fosse del grano per permettere il prolungamento di via Toledo fino al palazzo del Museo. La proposta ebbe seguito, infatti furono avviati i lavori di demolizione degli edifici della zona, fu abbattuta anche la porta di Costantinopoli nel 1853 e fu aperta il 30 maggio dello stesso anno la salita delle Fosse del Grano (attuale via Pessina), ma dopo una fase di attività, anche per quanto riguarda i progetti, i lavori furono interrotti nel 1856, forse con il determinante influsso del convento di Santa Maria di Costantinopoli che risultava coinvolto in quanto veniva intaccato il suo giardino. Fino alla caduta del regno borbonico ci furono alcuni vani tentativi di riprendere l’impresa, con la presentazione di altri progetti.

Con l’Unità viene presentato un progetto di ricostruzione dell’area da parte degli architetti Nicola Breglia e Giovanni De Novellis, i quali nel 1863 fecero risistemare la salita della Fosse del Grano, che assunse il nome di “via Museo Nazionale” (attuale via Pessina), mentre per la ricostruzione edilizia si palesarono subito varie difficoltà a procedere per via di molte opposizioni. I due architetti così presentarono nel 1868 un nuovo progetto, che ricalca l’impianto urbano tra il Museo e piazza Dante che ancora oggi sussiste. Ottenuto il via libera, i lavori cominciarono. Fu aperta anche via Bellini, che fu fatta terminare a sud dinanzi al palazzo Rinuccini, proprietà del barone Tommasi, uno dei più recalcitranti alle trasformazioni che in un primo momento vedevano coinvolto il suo palazzo.

Anche a nord si erano presentati problemi, che impedirono il termine di via Bellini davanti al Museo. Fu così stabilita la costruzione di un porticato, che nel 1869 fu cambiato in galleria commerciale con copertura in ferro e vetro. I lavori per l’erezione di questa iniziarono nel 1870 sempre su progetto di Breglia e De Novellis, ma i lavori furono dopo poco sospesi; dopo periodi alterni di avanzamento e di stasi (si lavorò solo tra il 1873 e il 1874), i lavori di costruzione vennero ripresi nel 1877 e dopo un’ennesima sospensione definitivamente completati nel 1883.
Nell’ultimo secolo alterne vicende ne hanno decretato spesso la chiusura e la riapertura. Adesso quest’ultimo capitolo che speriamo sia risolutivo per riaprirla definitivamente.
Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 10 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Marzo 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 18 Settembre 2019

BUONE NOTIZIE

Carminiello ai Mannesi, recupero e valorizzazione turistica dopo il degrado

Beni Culturali | 10 Settembre 2019

BUONE NOTIZIE

Riapre Carminiello ai Mannesi: come e quando visitarlo

Beni Culturali | 6 Settembre 2019

VILLE VESUVIANE

Villa Orsini di Gravina e l’Istituto Landriani di Portici: tra storia e degrado

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi