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LA “REAL DELIZIA”

La Reggia di Carditello: visita dentro un gioiello recuperato

Beni Culturali | 2 Agosto 2020

Che siate credenti oppure no, sicuramente vi sarà capitato di conoscere qualche angelo nella vostra vita. A me è capitato di conoscerne uno in particolare, che all’anagrafe rispondeva al nome di Tommaso Cestone, ricordato da molti come l’angelo di Carditello. Ma per parlarvi di lui, occorre fare un viaggio nel tempo, a ritroso fino a due secoli e mezzo fa, quando, per volere di Carlo di Borbone, l’architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli, realizzò un elegante complesso architettonico in stile neoclassico, in una tenuta situata per l’appunto in una località che, a causa delle piante di cardo che ne infestavano il territorio, prendeva il nome di Carditello, così da distinguerla dalla poco lontana località denominata Cardito.

La struttura

La scelta del luogo su cui edificare non fu casuale: la località si espandeva per oltre duemila ettari, comprendenti soprattutto aree boschive utilissime per le battute di caccia del re, e questo bastò a realizzare una delle strutture più piccole eppure complete di tutto, al punto da poter assumere il titolo speciale di Real Delizia.

La struttura, ampia circa tredicimila metri quadri, costituita da un edificio centrale, sede degli alloggi reali e della cappella reale, di 8 torri e 12 capannoni, aveva al suo interno vasti saloni ed ampie camere affrescate per lo più con scene bucoliche rappresentanti realmente il territorio circostante (con immagini del re e della regina in abiti da contadini), piacevoli immagini che in altri ambienti erano sostituite da dipinti altrettanto vivaci; l’area antistante, formata da una pista in terra battuta che richiama la forma dei circhi romani, abbellita con fontane, obelischi ed un tempietto circolare dalle forme classicheggianti, era destinata a pista per cavalli: in quel tempietto sedeva il re durante le parate, ammirando gli splendidi destrieri che qui erano curati e custoditi.

Ma la Real Delizia era anche altro: essendo una azienda completa, oltre ai citati boschi contava su distese di coltivazioni di grano e di enormi aree da pascolo per le vacche e i bufali che qui erano allevati, con una produzione casearia importantissima: qui infatti nacque quel pregiatissimo ed amatissimo alimento della cucina mediterranea a tutti arcinoto, che risponde al nome di mozzarella, e già questo dovrebbe provocare un sussulto di orgoglio e di ammirazione per questa speciale località, inserita in quel contesto agronomico che venne definito Terra di Lavoro.

Fortune avverse

Eppure, a un certo momento della storia, la fortunata vicenda della Reggia di Carditello ebbe un brusco contraccolpo e un improvviso arresto: fu con l’arrivo dei garibaldini, quando l’annessione del regno ai Savoia fu segnato dalla distruzione di tutte le immagini del re e all’accorpamento di tutte le ricchezze locali alla corona sabauda, per essere poi redistribuite ai fedelissimi del nuovo sovrano: fu allora che la Real Delizia venne data in omaggio ad un capozona dell’onorata società che si era distinto per i meriti nel collaborare al fine di rendere più rapida ed “indolore” l’annessione del Regno delle Due Sicilie alla nuova dominazione.

Il declino iniziò imperturbabile: al termine della prima guerra mondiale la struttura, insieme alle suppellettili, venne requisita e affidata dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti, dove gli ettari di terra vennero lottizzati e venduti, ad eccezione del corpo di fabbrica centrale e i quindici ettari circostanti; successivamente, il destino della Reggia si incrociò con gli avvenimenti del secondo conflitto mondiale, divenendo prima insediamento per le truppe tedesche e poi per quelle americane; nel secondo dopoguerra, ciò che rimaneva dell’antica Real Delizia entrò a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno. Ne seguì un lento abbandono ed una implacabile depredazione, da parte di ignoti, di ogni struttura asportabile del prezioso gioiello. E qui arriviamo ai giorni nostri.

Negli anni passati chi vi scrive ha partecipato attivamente, insieme all’associazione di cui faceva parte, per restituire alla struttura, ormai impoverita di tutto, una destinazione corretta e un recupero: fu quando, nel 2012, l’architetto Raffaella Forgione ci segnalò una situazione anomala: un’antica struttura di epoca borbonica era stata posta in vendita sul sito di un’agenzia immobiliare. Non potevamo consentire che tale scempio si perpetrasse senza combattere. Iniziò così l’avventura per il recupero del Real Sito di Carditello.

Il recupero

Per prima cosa, decidemmo di recarci sul luogo per vedere con i nostri occhi le condizioni in cui versava la struttura e cercare di capire da vicino la situazione. Il Real Sito di Carditello non dista più di una trentina di chilometri dal centro di Napoli, ma raggiungerlo significò prendere coscienza visiva di quello che rappresentava uno scempio ecologico ed una offesa per la dignità del nostro territorio: la Reggia, infatti, era situata nel cuore di una realtà sciagurata. L’antica Terra di Lavoro aveva ceduto il posto alla assai più tristemente nota Terra dei Fuochi; cumuli di immondizia di ogni genere facevano da bordo strada al tragitto che conduceva al nostro obiettivo e ovunque ristagnava un acre odore di materiali combusti o in putrescenza. Era, quello, il fulcro di una realtà malavitosa che aveva portato alla ormai ben nota abitudine di seppellire fusti di veleno nei campi coltivati, e utilizzare ogni luogo disponibile come discarica a cielo aperto.

Superato il vistoso cavalcavia al di sopra delle strade ferroviarie in transito da quella parte, ci trovammo immediatamente davanti al grande cancello oltre il quale, spettro triste di un passato glorioso, si ergeva una sorta di rudere possente quanto decadente. Dall’interno dell’area un uomo che ci osservava con sospetto. Ci venne incontro per sapere chi fossimo e cosa stessimo cercando lì. Fu il primo contatto con Tommaso Cestone: pochi scambi di informazioni e di notizie, e fu subito chiaro che avevamo trovato un alleato prezioso per la nostra causa. Tommaso era un contadino che, dall’anno precedente, aveva deciso di prendersi la responsabilità di prendersi cura e custodire ciò che rimaneva dell’immensa struttura. A lui piacemmo subito, il nostro sguardo allucinato davanti a tanto strazio visivo, e la rabbia che sentivamo montare ad ogni sua parola, dovettero convincerlo delle nostre buone intenzioni, tanto che ci aprì il cuore al punto da condividere notizie sulla situazione attuale e sull’intento nella vendita del prezioso fabbricato.

Sommando le notizie da noi già recuperate con quelle che egli stesso ci potette dare, comprendemmo che non c’era tempo da perdere, e occorreva agire in fretta e con un programma mirato: con un’ordinanza risalente al gennaio 2011, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva disposto la vendita all’asta del complesso monumentale al prezzo base di 10 milioni di euro; pur essendo stato assegnato il diritto di prelazione al Comune, alla Provincia, alla Regione e al MiBAC, almeno sette aste erano già andate deserte: e qualcuno era convinto, grazie a voci insistenti, che la malavita volesse impadronirsene per farne un centro benessere: né Tommaso Cestone né noi potevamo permettere questo scempio.

Mettemmo in gioco tutte le nostre idee e tutte le energie, e demmo vita ad un’impresa che coinvolgesse il più possibile comuni e giunte di tutta Italia. Furono tantissimi i sindaci che ci diedero il loro patrocinio morale e accettarono di unirsi a noi nella causa. Lanciammo poi una petizione internazionale in quattro lingue, che raggiunse in pochi giorni migliaia di sottoscrizioni. Nel contempo, partiva una serie di mail presso il MiBAC in cui allertavamo i più alti esponenti del Ministero dell’urgenza di intervenire; il tempo passava altre aste andarono deserte e il prezzo dell’asta continuava a scendere, facendo il gioco della camorra. Bisognava però muoversi con cautela, perché il territorio in cui insisteva la Reggia era nelle mani di una delle più potenti cosche della malavita organizzata. All’epoca il Ministero dei Beni Culturali era presieduto da Massimo Bray, il quale, sensibilizzato dall’insistenza sul caso, decise di intervenire personalmente, mettendo in moto una macchina burocratica sufficiente a salvare la Real Delizia di Carditello: i contatti tra lui e il nostro presidente di associazione divennero tanto frequenti che egli non potette non sentirsi coinvolto anche emotivamente dalla nostra passione, e l’attenzione mediatica iniziava a fare il nostro gioco. Si era ormai arrivati al 2013, e la nostra impresa era nel pieno della battaglia.

Un film

Intanto Pietro Marcello, un regista trentanovenne, alle prese con un film che doveva svilupparsi sul libro di Guido Piovene dal titolo Viaggio in Italia, si imbatté nel Sito di Carditello, dove decise di girare un episodio del racconto; ma venne così colpito da ciò che vide ed udì, da scegliere di cambiare rotta e raccontare la realtà di questo angolo di Italia e di una storia dimenticata, quella appunto della Reggia. Ancora una volta, venne in suo aiuto quel Tommaso Cestone che ormai era diventato il nostro punto di riferimento, e vedeva il sogno della salvezza del sito ormai vicino.

Nel frattempo, alla fine del 2013 erano già state 11 le aste andate deserte, il MiBAC era sempre più deciso a rilevare la struttura e intanto attorno al territorio si combattevano gli scontri tra i fautori della salvezza del territorio e le forze che erano intenzionate a non veder rivelati i loschi affari che avevano per decenni portato avanti a scapito della salute degli abitanti locali.

Una vittoria dolce amara

Alla fine, avvenne il sospirato miracolo, il ministro Bray riuscì a sciogliere i nodi burocratici e nel gennaio del 2014 venne infine firmato un accordo preliminare tra la Società Gestione Attività e il Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo per la cessione del complesso edilizio al ministero stesso. La battaglia era vinta. Ma Tommaso Cestone non poté assistere a quell’evento: il giorno di Natale del 2013 il suo cuore, troppo provato dagli eventi e dalle emozioni, cedette, e l’angelo di Carditello spiccò il volo verso una tanto sospirata pace.

Pietro Marcello, molto provato dalla perdita del valoroso contadino che pure appariva nelle riprese, decise di dare una piega definitiva al suo racconto cinematografico, lasciando che a narrare gli eventi fosse Sarchiapone, il giovane bufalo di Cestone, il quale racconta in prima persona la storia degli ultimi eventi, accompagnato dal personaggio di Pulcinella, incaricato portare l’animale in un luogo sicuro, ciò che era l’ultimo desiderio del padrone. Il film si intitola Bella e perduta ed è un documento importante per comprendere la storia di uno spaccato d’Italia dal valore storico fondamentale.

Lo stato di degrado

Ma quale fu lo stato in cui fu trovata la struttura alle prime verifiche dei consulenti? Delle suppellettili non era rimasto nulla, erano stati stracciati da terra i pavimenti e i marmi dalle scalinate, finanche i camini erano stati asportati e i lampadari non c’erano più. Questo potemmo verificare anche noi, e il cuore pianse amaramente, come anche gli occhi. Finanche le colonnine delle balaustre sul tetto erano state staccate e depredate, e restavano solo gli affreschi, visto che pure le preziose porte erano sparite, come spariti erano i quadri, e urgeva un meticoloso lavoro di restauro della struttura. Il complesso monumentale, acquisito dallo Stato l’8 gennaio 2014, venne affidato ad una Fondazione, che dal 2016 ha iniziato immediatamente a organizzare i lavori di recupero della Real Delizia con un lavoro minuzioso che continua ancora: l’antica quadreria, per anni dispersa in vari musei ed enti statali, è stata recentemente studiata e ricostruita nella sua distribuzione per sale, e sono in ultimazione gli impegnativi lavori di restauro, che stanno tentando, con notevole successo, di restituire l’antica dignità alla struttura: prima della fine di quest’anno è prevista l’ultimazione dell’opera di recupero e conservazione degli affreschi.

L’8 gennaio 2017 i cancelli della Real Tenuta sono stati riaperti al pubblico, e noi dell’associazione che tanto si era battuta per la salvezza del Sito eravamo lì, felici, con un pensiero all’angelo di Carditello, che di certo sorrideva ora da un posto più bello e più grande al nostro successo.

Carditello oggi

La Fondazione Carditello sta svolgendo con la dovuta passione e il necessario rispetto l’opera di recupero, e sta nel contempo proponendo eventi atti a dare nuovo lustro e visibilità alla storica dimora reale, un gioiello che finalmente ha ripreso a risplendere. Quest’anno, per la prima volta, si è deciso di aprire ad una serie di rappresentazioni che, iniziate a luglio,  proseguiranno fino a settembre. Tra queste, quella tenutasi il 29 luglio alla quale ho partecipato in altre vesti trattandosi di un concerto tenuto dal Coro e dall’Orchestra del Teatro San Carlo di cui faccio parte, che su un grande palco montato nello spiazzo davanti al prospetto della struttura centrale, si è esibito nella Sinfonia n° 9 di Ludwig van Beethoven.

Era la prima volta che rimettevo piede nell’antico complesso, ed ero emozionato al punto da decidere di recarmi in anticipo rispetto al resto delle masse artistiche per ritrovare quei luoghi. E non era un caso se la serata fosse un evento anticamorra, visto che tutto ciò che riguarda il territorio locale nel periodo relativo all’ultimo decennio è una vittoria contro la malavita organizzata.

Una gentile accoglienza degli addetti alla segreteria della Fondazione mi ha permesso di poter ritrovare quel luogo a me tanto caro, e restaurato in ogni sua parte con cura e dovizia, rispecchiando l’originaria situazione prima che la tenuta venisse depredata di tutte le sue parti fisse. Ho potuto risalire quei gradini finalmente di nuovo integri, ripercorrere di nuovo quelle sale e ritrovare quegli affreschi che immortalavano tra scene bucoliche, il re Ferdinando IV  e la consorte in abiti campagnoli (un dettaglio sconosciuto ai garibaldini, che così non avevano avuto motivo di distruggere i pregiati dipinti) e riaffacciarmi sull’area antistante della pista, con le sue fontane e il tempietto centrale.

E immortalare tutto in un mare di scatti fotografici.

Quella sera, durante il concerto, ho intonato il mio Inno alla Gioia più pieno al pensiero di tante battaglie e di un sogno impossibile realizzatosi grazie alla cocciuta volontà di un pugno di folli visionari innamorati della propria terra e della sua gloriosa storia. Essi erano tutti accanto a me, nel cuore e nella mente. Soprattutto, ho sentito forte la presenza, in quella serata magica, di qualcuno che, felice, intonava con me la sua felicità per aver partecipato a un miracolo, e si sa che per compiere un miracolo occorre avere accanto la presenza di una forza sovrannaturale, come quella di una angelo.

L’angelo di Carditello.

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 2 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Agosto 2020

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