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LA REPLICA

Altro che meta esotica: Napoli da sempre regina del Grand Tour

NapoliCapitale | 15 Gennaio 2020

Da napoletani siamo abituati a vedere la nostra città sbattuta in prima pagina per le ragioni più varie, in massima parte per i fatti di cronaca che numerosi, come in ogni metropoli, addensano le pagine dei giornali. Tutto ciò che accade a Napoli ha una valenza diversa, dove ogni episodio è esaltato con una risonanza mediatica clamorosa, con le grandi testate nazionali che gareggiano a chi la spara più grossa, il tutto farcito dalle dotte elucubrazioni del tuttologo di turno. Per arrivare, quasi sempre, alle medesime conclusioni: una città allo sbando, gente menefreghista senza alcun senso civico, intenta solo nell’arte di arrangiarsi, autocompiacente dei propri limiti genetici interpretati stupidamente come pregi. Leggendo queste analisi pseudo sociologiche talvolta pare addirittura aleggiare il fantasma di Lombroso.

Ultimamente però certo giornalismo nazionale (e locale) si è accorto di un fenomeno che desta, a quanto sembra, un certo stupore. Napoli pare sia invasa da turisti di ogni provenienza e di ogni età, che si aggirano felici per le strade cittadine, evitando con naturalezza i tanto esaltati cumuli di monnezza presenti, così dicono, in ogni dove.

Napoli meta esotica?

Questo fenomeno, alla luce della nomea che grava pesante, sembra essere inconcepibile agli occhi di questi colti osservatori, senza spiegazioni valide. Mettiamoci poi un’amministrazione notoriamente non troppo sensibile al tema turistico-culturale e il gioco è fatto. Questa gente – secondo certe analisi giornalistiche – invaderebbe la città per una sorta di viaggio nell’esotico, dove pure il brivido del pericolo è costante, un’overdose di adrenalina. Insomma un marasma totale che attira. Ma perché i turisti scelgono Napoli nonostante tutto?

Sarebbe strano il contrario o meravigliarsi di ciò, perché è sempre stato così, da sempre, dalla notte dei tempi e in tutti i periodi storici, in tutte le fasi che ha vissuto questa grande capitale. Da quando, città greca, attirava schiere di ricchi patrizi romani alla ricerca dell’arte e della cultura ellenica. Da quando, alla fine del periodo bizantino si erse ad orgoglioso ducato autonomo fino all’arrivo dei Normanni che gettarono, primi fra tutti, le poderose fondamenta di un regno unitario che sarebbe durato ottocento anni. Da sempre Napoli fu piena di gente straniera, attirata certamente dalla posizione geografica, dalle bellezza dei luoghi, dalle tracce imponenti di un’antica civiltà, dalle bellezze artistiche che via via andavano costituendo. E di qui passarono quindi tanti popoli con i loro condottieri e qui restarono e si fusero con chi già c’era. Tutti insieme diventarono Nazione.

Da sempre meta prediletta dei Grand Tour

Nel mezzo di questo lungo processo storico furono gettati i semi, si avviarono le condizioni per la nascita del popolo napoletano. Nel 1670 sulla guida di Richard Lassels “The Voyage of Italy“ troviamo per la prima volta la definizione di “Grand Tour“, ossia un grande, magnifico giro tra le grandi città con meta finale l’Italia, alla ricerca di arte e bellezze da vivere con gli occhi stupiti di un giovane visitatore, perché il grand tour era consigliato ai giovani, ai quali era così permesso di accrescere il proprio bagaglio culturale in totale autonomia, facendo esperienze anche, e soprattutto, tra la gente comune, nel popolo.

Le tappe fondamentali erano Venezia, Roma e Firenze, ma soprattutto Napoli. Da grand tour abbiamo ereditato la parola turismo. Alla guida di Lassels seguirono numerosi altri libri come quelli dei pittori inglesi Jonathan Richardson e suo figlio Richardson e del tedesco Johan W.Goethe, per finire a Stendhal. Quest’ultimo ebbe a dire, alla fine di un suo viaggio a Napoli: “Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’Universo“.

Quindi da Stendhal a Goethe ai contemporanei Curzio Malaparte e J.N.Schifano fino alla gente più o meno comune è sempre stato così. Oggi quei giovani del grand tour sono ancora e di nuovo qui. Perché Napoli è un’esperienza culturale unica, una tappa fondamentale per chi vuole conoscere il mondo. Non basta il panorama meraviglioso, non basta la bellezza dei monumenti. Esperienza antropologica? Certamente c’entra, la catarsi dell’immersione nel popolo la si può fare solo a Napoli in Occidente, ed è un’esperienza unica tra le esperienze rare, perché ci si immerge in una città che conserva le peculiarità di una metropoli dell’antichità sopravvissuta, per dirla con le parole di Curzio Malaparte, al naufragio della civiltà classica. Come percorrere le strade di Alessandria o di Ninive, di Babilonia o di Bisanzio.

La sindrome di Napoli

E’ meraviglioso sentirsi parte di questo organismo, entrarvi nei gangli vitali, sentire ciò che resta del fatalismo musulmano, dell’ardore normanno, della vanità andalusa, ubriacarsi di questo, seduti su un vulcano attivo. E’ la sindrome Napoli. Nei contemporanei la vive molto lo scrittore francese Jean Noel Schifano, napoletano tra i napoletani, che alle conferenze internazionali parla ormai solo in napoletano.
Sì, perché Napoli è ‘na malatia.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 15 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 15 Gennaio 2020

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