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LA REPLICA

Gaetano Di Vaio: “Saviano è fuori da ogni cognizione di causa su Napoli e le periferie”

NapoliCapitale, Periferie | 9 Settembre 2016

 

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L’occasione, ennesima, per buttare veleno su Napoli e il sindaco è il docufilm presentato a Venezia, Robinu’, di Michele Santoro, sui baby boss e le cosiddette “paranze dei bambini”: Roberto Saviano ne condivide il trailer sulla sua pagina fb accusando De Magistris, il sindaco di Napoli, di essere latitante in termini di sicurezza. Come se la sicurezza fosse una competenza del primo cittadino e non del governo. Peggio fa poi, Saviano, con il solito sterile editoriale su Repubblica, in cui in pratica afferma che chi nasce in quartieri a rischio non ha speranze. Scrive infatti Saviano: “La Napoli che ci mostra Michele Santoro non potrà mai essere diversa da se stessa, non potrà mai cambiare. I figli di quella Napoli hanno il destino già deciso, segnato. Le varianti sono naturalmente contemplate, ma resta lo specchio di un luogo in cui non esiste mobilità sociale, se vuoi diventare qualcosa di diverso devi andar via, emigrare, lontano più che puoi. Se resti qui sei marchiato a vita, dal tuo nome e dal quartiere in cui sei nato. Tu non sei solo tu, tu sei la tua famiglia. Inutile girarci troppo intorno: se sei figlio del popolo resti popolo. Se vuoi soldi e potere, se vuoi una vita diversa dagli stenti e dai sacrifici dei tuoi genitori o impari a sparare, a farti notare per entrare nella paranza del tuo quartiere, o non hai speranza. Tu sei il tuo quartiere e lo devi difendere, proteggere, a tutti i costi”.

Chiediamo allora a Gaetano Di Vaio, regista e produttore cinematografico, fondatore della brillante casa di produzione cinematografica “Figli del Bronx” e che ha una storia difficile e di riscatto alle spalle, cosa ne pensi di queste affermazioni. “Per me Saviano è completamente fuori da ogni cognizione di causa rispetto alla nostra città e le sue periferie – replica Di Vaio – Chi nasce in quartieri come Scampia o le periferie di Ponticelli ha solamente meno opportunità. Tutto qua. La speranza non mi interessa. Semplicemente perché non esiste. Esiste in me la certezza che quando vuoi qualcosa, devi lottare per conquistartelo. Questo vale per tutti gli esseri umani indipendentemente dalle classi sociali e dai quartieri di appartenenza. Scampia si sa, c’è una maggioranza che lotta quotidianamente per migliorare le cose, è una minoranza che fa da tumore non solo per Scampia, ma per l’intera città e per l’intero paese”.

E del resto il parallelo con la fiction Gomorra, fatto da tanti in questi giorni, non convince nemmeno Santoro. In attesa di vedere il film nelle sale per poterlo raccontare e commentare, lasciamo a Santoro la parola: “Se nell’ultima metropoli che ha ancora un’anima popolare, Napoli, ragazzi di 20 anni si uccidono tra di loro vuol dire che lo Stato Italiano non vuole guardare e affrontare quella realtà, non vuole vederla. E questo fa dell’Italia un Paese dimezzato… Gomorra non è la realtà. Questi ragazzi sono spietati assassini ma non sono solo questo. Questa la differenza tra noi e Gomorra. Noi mettiamo in luce una gamma di sentimenti che questi ragazzi nutrono: loro seminano la morte ma hanno una visione della vita estremamente coraggiosa che noi non abbiamo. Fanno un figlio a 16 anni non perché non mettono il preservativo ma perché credono nella possibilità di ricreare. E i loro genitori, nonni a 37-40 anni, si entusiasmano, piangono, guardano a questo bambino come un dono di Dio…. la capacità umana di queste persone in che modo la intercettiamo? In che modo gli consentiamo di uscire dalla spirale dentro la quale loro si sono chiusi? E allora lì si rileva un altro problema: Napoli è la più grande piazza di spaccio d’Europa. Produce una montagna di denaro. Intorno a questa montagna di denaro dei boss spietati organizzano grandi fortune ecc ecc… però poi c’è una base sociale DI DONNE che portano i loro bambini a scuola e, mentre li accarezzano, nella borsa che hanno a fianco a loro hanno la droga che spacceranno. Sono lavoratrici che lavorano per 1300 euro al mese 18 ore al giorno. Fanno un lavoro che non è che gli porta chissà quale ricchezza in casa: lo fanno per mandare i bambini a scuola… Che opportunità offriamo a queste donne? Queste non sono criminali… queste se avessero un lavoro non lo farebbero per nessun motivo, non rischierebbero il carcere. Ma lo Stato questa opportunità non gliela offre perché sa di non potergliela offrire e nel frattempo si prende tutti i vantaggi che derivano da un pil criminale, da un welfare criminale. Questa è una forma di welfare criminale che ci vede complici e per questo non vogliamo vederlo”.

Ecco, questa magari è una lettura più equilibrata delle montagne di veleno su Napoli che lancia puntualmente Saviano che, guarda caso, è proprio alla paranza dei bambini – dal suo attico newyorkese – che sta scrivendo il suo ultimo ROMANZO.

Aggiunge infine Di Vaio: “Le parole di Santoro sono per me pienamente condivisibili. Non ho visto qui a Venezia il suo film. Fui contattato con Salvatore Striano per collaborare con loro. Ma poi capimmo che non gli interessava il nostro punto di vista che puntava i riflettori su chi invece, nonostante una vita vissuta ai margini, era riuscito a riscattare se stesso e a mettersi in gioco per essere utile anche a chi ne ha bisogno. Credo comunque che la parte povera di Napoli rappresenti paradossalmente la unica possibilità di salvezza per la nostra città. Proprio perché riesce, nonostante le terribili aggressioni mediatiche, a restare se stessa e a credere ancora, come dice Santoro, che un figlio avuto a 16 anni non è un dramma, ma un dono di Dio. Nei miei 3 docufilm, che rappresentano un punto di vista interno al mondo di cui parliamo, ho provato a dimostrare che la gente lotta con tutte le sue forze, ma purtroppo fa una gran fatica a trovare risposte. Ho raccontato le persone del mio mondo non come se fossero un problema da risolvere, ma come una risorsa da intercettare e utilizzare per cambiare le cose. Quanto a Roberto Saviano è  ormai una sorta di mammasantissima dell’anticamorra. Un “eroe” autoproclamatosi tutto sommato. Non ha il coraggio di attaccare lo stato e perciò se la prende con il punto più debole. Luigi De Magistris“.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Settembre 2016 e modificato l'ultima volta il 9 Settembre 2016

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