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LA REPLICA

L’Asilo: “Attacchi pretestuosi su di noi, comunità aperta, orizzontale e eterogenea”

Cultura | 20 Febbraio 2020

 

Ospitiamo la replica de “L’Asilo” a un articolo uscito sul Mattino che attacca la mirabile esperienza di questo spazio sociale, in modo del tutto pretestuoso.


Questo lunedì è stato pubblicato sulla prima pagina del Mattino un editoriale che attacca gratuitamente la pratica che portiamo avanti.

Abbiamo inviato una lettera aperta al giornale, che risponde punto per punto all’articolo. Ci aspettiamo che venga pubblicata, così da rendere evidente l’infondatezza delle accuse mosse. Intanto non possiamo stare in silenzio, e mentre aspettiamo i tempi del diritto di replica (arriverà mai?) sui nostri canali vogliamo ricordare alcune cose: all’Asilo opera una comunità aperta, eterogenea e orizzontale che favorisce l’autogoverno di uno spazio pubblico inteso come bene comune, non uno spazio privato gestito da una fondazione o da un’associazione, con presidente e portavoce.

In principio, ad aprire le porte di quel palazzo poco conosciuto al resto della città, fu il collettivo La Balena, ma quel sostantivo rischiava di essere frainteso: non si trattava di un collettivo di artisti, di un gruppo dai bordi ristretti alla ricerca di un proprio spazio, ma di un movimento spontaneo ed inclusivo che metteva in discussione la degenerazione delle politiche culturali, di cui anche l’immobile di Vico Maffei era vittima, essendo sede del fallimentare Forum delle Culture, rimasto celebre per la sua inutilità e sperpero di denaro pubblico speso a trazione clientelare.

Ancora oggi all’ex Asilo Filangieri si sperimentano pratiche collettive e comunitarie di partecipazione, una gestione diretta di un bene pubblico sulla base di un regolamento condiviso, riconosciuto da una delibera che non fornisce titoli di proprietà ma un diritto d’uso. Un’innovazione, dopo le decine di assegnazioni privatistiche di immobili pubblici che hanno caratterizzato le politiche passate di questa città, che che è diventata modello e oggetto di studio nel mondo sui Commons, rendendo Napoli protagonista in questo campo.

Si chiama uso civico, e si fonda su principi di accessibilità e di inclusività.

E qui veniamo all’iniziativa messa in discussione nell’editoriale (Professione Cinema / Workshop Pubblico / l’Asilo), partendo rapidamente dal metodo. Non c’è una commissione che decide e dice no alle proposte presentate, non c’è una direzione artistica che seleziona un’attività piuttosto che un’altra, c’è un’assemblea (e tavoli specifici di lavoro) che ogni settimana cerca con il proponente di capire se l’Asilo è lo spazio giusto per accogliere l’iniziativa, se non entri in contraddizione con lo spazio pubblico, non pretenda di avere spazi esclusivi e in che modo possa creare rete e connessioni.

Da chi è formata l’assemblea? Da tutti coloro che vogliono partecipare a questa esperienza e mettere a disposizione il loro tempo, gratuitamente, per un processo veramente collettivo; un’aggregazione fluida che ogni giorno può arricchirsi di nuove persone. Oggi è formata da sempre più giovani che, spesso, vengono anche da fuori Napoli e dall’estero. In questo modo possiamo parlare di comunità aperta e potenzialmente illimitata. Non è teoria, ma una pratica che avviene realmente da 8 anni, che ha favorito la nascita di migliaia di iniziative per centinaia di migliaia di fruitori a costo zero.

E su questo rispondiamo e ribadiamo che il lavoro degli attivisti è sempre volontario e le iniziative sono sempre gratuite, aperte a una sottoscrizione che è sempre a libera scelta. Non ci sono altre forme di finanziamento (unica eccezione fu la vincita di un importante bando nazionale sui modelli di rigenerazione urbana, chiamato culturability, per la costruzione di una sala per la danza, fondata comunque sulla manodopera volontaria).

Appurato il metodo e la tendenza dell’Asilo all’accoglienza, sul merito dell’iniziativa c’è da dire che si tratta di un workshop di cinematografia proposto da professionisti sia nel campo artistico che produttivo (per questo la presenza di commercialisti e avvocati visto che il dibattito si incentrerà anche su siae e diritto d’autore) che fornisce strumenti per una professione. In assemblea non poche voci facevano notare che si trattava di un’iniziativa che non mostrava un possibile punto di vista critico (in senso etimologico) sullo scenario di produzione in Campania, ma di un evento di settore, forse più adatto a spazi istituzionali; ma trattandosi di un’iniziativa gratuita, non strutturata verticalmente e soprattutto molto utile per tutti i neo lavoratori nel campo cinematografico (in tanti vivono l’Asilo e le sue iniziative cinematografiche) si è trovato facilmente un consenso. La comunicazione potrebbe anche non aiutare ad avere tutti gli elementi di comprensione, ma ci sembra pretestuoso innescare una polemica per una sponsorizzazione di 26 euro su Facebook (avvenuta per scelta esclusiva degli organizzatori, l’Asilo non utilizza sponsorizzazioni social ma punta su una comunicazione collettiva sperimentale).

Concludiamo ragionando sulla domanda con cui si chiude l’articolo, se all’Asilo fosse possibile fare di più? Una domanda che riteniamo gratuitamente polemica e, aggiungiamo, molto poco informata, perché chi ha partecipato anche solo una volta all’assemblea di gestione che avviene il lunedì, sa bene quante attività vengono accolte e organizzate ogni settimana, quanto lavoro viene dedicato e quanto questo processo doni ogni anno tutto se stesso fino allo sfinimento.

Detto questo è sempre possibile fare di più, ma teniamo conto che gli spazi dell’Asilo sono ogni giorno pieni di iniziative. Se pensiamo solo al teatro, una piccola parte delle attività dello spazio, la sperimentazione della Scuola Elementare del Teatro, progetto di arte, formazione, produzione e inclusione sociale, a partecipazione gratuita, ha superato i 100 allievi. E che tantissime sono le compagnie teatrali indipendenti che anche senza risorse hanno la possibilità di provare liberamente grazie ai tanti mezzi di produzione acquisiti in questi anni e messi a disposizione di tutti, dando vita a centinaia di progetti che riescono ad autoprodursi e a resistere alla crisi del settore e senza necessariamente sottostare alla logica escludente del bando che, come lucidamente dice Andrea Porcheddu in un articolo di qualche giorno fa su cheFare, rende “asfittica la filosofia della creazione” [https://www.che-fare.com/castellucci-cultura-teatro-pensie…/]

L’Asilo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 20 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Febbraio 2020

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