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LA RIAPERTURA

Nuovo anno scolastico: la ripresa tra dubbi e criticità

Attualità | 10 Settembre 2020

La prima campanella segnerà, finalmente, l’inizio della scuola. Come su un ring, il suono squillante che scandisce il tempo dell’attività didattica avrà il sapore della vittoria. Dirigenti, insegnanti e personale scolastico potranno urlare, puntando i guantoni al cielo, che la battaglia per la riapertura è stata combattuta e vinta con merito.

E se il riferimento al pugilato può apparire sproporzionato, dobbiamo sottolineare che l’immagine racconta benissimo la fatica che donne e uomini di scuola, sommersi da numerose incombenze organizzative,  stanno mettendo in campo per consentire alla scuola di ripartire.

Nel valzer delle incertezze, i grandi assenti continuano ad essere i famosi banchi monoposto. Questi arredi, che tanto hanno fatto discutere, risolverebbero almeno il problema legato al distanziamento nelle aule scolastiche.

Bisogna garantire la distanza di “un metro fra le rime buccali degli alunni“, si legge nel Piano Scuola concordato tra Governo e Regioni. In molti istituti scolastici, tale distanza non può essere garantita utilizzando i banchi tradizionali.

Un bel problema per i dirigenti scolastici i quali si trovano a fronteggiare anche le difficoltà legate ad un organico insufficiente rispetto alle attuali esigenze. Laddove, infatti, non sarà possibile garantire la distanza nelle aule, è molto probabile che le classi vengano sdoppiate.

Manganelli: “In queste condizioni, io non riapro”

Fernanda Manganelli è il dirigente scolastico dell’IC “Capasso-Mazzini” di Frattamaggiore (Na). Nell’intervista rilasciata al nostro giornale ha dichiarato che “i banchi monoposto rappresentano la prima urgenza“.

Allo stato dei fatti, comunica, “sarà necessario, per il mio istituto, organizzare doppi turni: solo per fare un esempio, per le 27 classi di scuola secondaria di primo grado dovrei utilizzare 54 spazi che, tuttavia, non ho a disposizione. Se avessi i banchi monoposto potrei cominciare, tranquillamente, domani mattina”.

L’altra criticità, continua la dirigente, è legata all’organico: “Ho dovuto operare una riduzione dell’orario scolastico, perché manca il personale. Mi avevano comunicato l’invio di un organico aggiuntivo, ma ad oggi non è arrivato nessuno. E questa situazione è estesa per la quasi totalità delle istituzioni scolastiche campane“.

Fernanda Manganelli sottolinea anche le negligenze dell’amministrazione comunale: “A Frattamaggiore non è stata fatta la conferenza dei servizi e il comune, da febbraio, non provvede nemmeno alla manutenzione ordinaria. In questo stato io non posso riaprire”.

Eppure al Comune di Frattamaggiore era stato destinato un fondo di €230.000 per la sicurezza delle scuole del territorio: che fine ha fatto?

L’unica certezza: a scuola non esiste il “rischio zero”

Bisogna ripartire, a tutti i costi. I ragazzi devono tornare in classe, in presenza, e godere pienamente del diritto all’istruzione. Eppure, sulla situazione, aleggia un diffuso – e normalissimo – atteggiamento di preoccupazione.
Il timore, appare ovvio, è che la scuola diventi terreno per nuovi contagi e che non si possa fare altro che tentare di arginare i danni.

Il rischio più grande, però, è che nel gioco dello scarica barile (che questo nostro Bel Paese conosce benissimo) si possa configurare la possibilità di costringersi in quarantena anche per un semplice raffreddore.

Non esistono, infatti, linee guida abbastanza chiare sull’operato dei medici, gli unici che possono prendersi la responsabilità di far rientrare in classe uno studente. E quale medico azzarderà la compilazione di un certificato di rientro, senza aver prima richiesto un tampone per il proprio paziente?

La prassi, allora, vedrà studenti che, anche con sintomi influenzali che nulla hanno a che vedere con il Covid19, faranno il tampone e resteranno a casa almeno una settimana (dal momento che i tamponi devono essere due).
In caso di esito negativo, lo studente avrà perso una settimana di scuola (e se, per età, non può restare a casa da solo, insieme a lui dovrà restare ovviamente almeno un genitore o un adulto di fiducia).
Se il risultato del tampone dovesse essere positivo, a casa vi resterà tutta la classe e i docenti che vi sono entrati in contatto.

La criticità è illustrata anche da Paolo Biasci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, il quale in un’intervista ad Agi.it ha affermato che “tra qualche settimana si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti“.

Il premier Conte: “Non escludiamo contagi a scuola”

Nella conferenza stampa di ieri il premier, Giuseppe Conte, e la ministra Lucia Azzolina, hanno manifestato grande soddisfazione per la ripresa delle attività scolastiche.

Non mettiamo in dubbio gli sforzi del Governo e l’attenzione che i ministeri dedicati hanno rivolto al settore dell’istruzione, tuttavia la maggioranza delle scuole del Paese non sono pronte per la ripartenza.

In Campania l’anno scolastico comincerà il 24 settembre. Anche altre Regioni stanno adeguando il calendario, emulando la decisione del presidente De Luca.
E la necessità di rinvio è legata, certamente, all’impossibilità di garantire l’ingresso degli alunni a scuola in sicurezza.
Non è ancora vero, per esempio, che tutte le scuole siano state dotate di un numero di mascherine chirurgiche, come specificato dal presidente Conte, tale da coprire il fabbisogno dell’intera comunità scolastica, studenti inclusi.

La consegna dei banchi, ipotizzata per alcuni istituti per la fine del mese di ottobre, come detto, creerà disagi significativi fin dal primo giorno di scuola e non è da sottovalutare il problema legato agli spostamenti con i mezzi pubblici: sembrerebbe infatti che la metà degli studenti sceglierà di muoversi con mezzi privati.

E se gli annunci del Presidente del Consiglio e del Ministro all’Istruzione lasciano ampio spazio all’immaginazione su quella che sarà “la scuola del futuro”, il presente raccoglie non pochi dubbi e interrogativi irrisolti.

Si partirà. I cancelli delle scuole riapriranno grazie, soprattutto, all’impegno del personale scolastico.
Resta però la percezione che il metodo scientifico più utilizzato sarà quello della scaramanzia: incrociamo anche noi le dita e speriamo che tutto proceda per il verso giusto.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 10 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2020

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