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LA RIAPERTURA

Visitando il museo di Capodimonte in sicurezza. La gallery

Beni Culturali | 10 Giugno 2020

 

“Sicuro e sereno” non è solo uno slogan per il Museo di Capodimonte che ieri, padrone di casa il direttore Sylvain Bellenger, ha riaperto dopo due mesi di stop.

Per accedere al museo, come in tutti i musei dello Stivale, sarà necessario rispettare tutte le misure di prevenzione anti-contagio: mascherina, misurazione della temperatura e ingressi contingentati. Inoltre è obbligatorio prenotare acquistando on line sul sito www.coopculture.it e tramite l’app Capodimonte di Coopculture, il biglietto di ingresso.

Sono state prorogate anche le mostre Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica (fino al 20 settembre 2020) e la mostra Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli (prorogata fino al 10 gennaio 2021).

Inoltre, al primo piano, si potrà ammirare un nuovo allestimento della collezione Farnese. In un percorso coerente con l’attività espositiva degli ultimi anni si sono recuperate opere provenienti dai depositi e portate alla luce, attraverso attenti restauri, nella mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere del 2018. La selezione di opere ripensata e valorizzata secondo un criterio di scansione cronologica ed esposizione tematica, si impone nel percorso della grande galleria dei emiliani, – tra i nuclei di maggiore prestigio con i Correggio, Parmigianino, Michelangelo Anselmi, Garofalo, Dosso Dossi e Lelio Orsi – e la contigua sala dei dipinti lombardi – con Luini, Giovanni di Agostino da Lodi, fino a Cesare da Sesto e Procaccini – in un dialogo coerente con le opere ‘sorelle’, nate e concepite negli stessi anni, per volontà degli stessi committenti, frutto del medesimo progetto culturale e collezionistico. Le sculture in marmo e in bronzo dettano la scansione degli spazi e la nuova illuminazione delle sale – con luci d’accento, coni d’ombra tra fasci di luce, contorni netti – determina la narrazione, modella lo sguardo, suscita emozione.

Al secondo piano, invece, è possibile ammirare un eclettismo Corridoio del Settecento che sottolinea la curiosità del XVIII secolo, i gusti del re e la modernità di Napoli, grande capitale dell’Illuminismo europeo. Regina incontrastata di questa sezione è la porcellana. Nel Settecento le porcellane, testimonianza del controllo d’una alta tecnologia ambita da tutti i regni europei, acquistarono un maggiore valore politico e ‘diplomatico’, paragonabile al possesso delle tecnologie della digitalizzazione per nostri tempi. Per questo venivano utilizzate come doni diplomatici tra principi e regnanti, ricoprendo un ruolo importante nelle strategie del potere. Sul modello sassone di Dresda, Carlo di Borbone fonda a Napoli la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte (con giglio borbonico come marca di fabbrica), che si trova ancora nel bosco di Capodimonte di fronte al cellaio storico e alla cappella di San Gennaro. Quando nel 1759 Carlo di Borbone divenne re di Spagna, succedendo al fratello, chiuse la Manifattura della porcellana, fondando a Madrid la Real Fabbrica del Buen Retiro, con artigiani e forme che portò con sé da Napoli. Soltanto nel 1771, disobbedendo alla volontà paterna, il figlio Ferdinando IV fondò la Real Fabbrica della Porcellana di Napoli (1771-1806) contrassegnata da un proprio marchio di fabbrica (‘N’, ‘RF’, ‘FRF’ coronate). Nelle sale, inoltre, sono esposti, armi e oggetti provenienti dall’Oceania, raccolti dal capitano James Cook, esploratore e cartografo della marina mercantile britannica, che entrarono nelle collezioni borboniche grazie al dono fatto al re Ferdinando IV dal diplomatico e vulcanologo Lord Hamilton, ambasciatore a Napoli della corte britannica (1764-1800). Questi oggetti esotici illustrano la curiosità universale dell’illuminismo europeo e dimostrano quanto la capitale del Regno facesse parte dell’intenso scambio intellettuale delle corti europee della fine del Settecento.

Nel Real Bosco vige il nuovo regolamento che prevede obbligo di mascherina e percorsi differenziati per chi passeggia (colore verde), chi va in bici (arancione) e chi corre (azzurro)

“Napoli è la terza città d’Italia e ha il bosco più grande del Paese ma questo purtroppo non è ancora abbastanza conosciuto” ha detto il direttore, che da anni ormai ripete amareggiato questo concetto della scarsa conoscenza degli stessi napoletani per le proprie risorse artistiche e culturali.

Foto e video di Carlo Hermann / Kontrolab

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Giugno 2020

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