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LA RICERCA

“Non è pandemia ma sindemia”: per The Lancet è sbagliato l’approccio al virus

Sanità | 26 Ottobre 2020

Le proteste degli ultimi giorni hanno messo a fuoco una totale inadeguatezza della nostra classe dirigente rea di aver sempre diviso e spesso contrapposto salute, economia e società.

Da una parte i continui passi falsi di governatori palesemente allo sbando come Vincenzo De Luca che con le sue “dirette” orwelliane continua a ripetere i suoi inutili mantra ormai inattuabili, o come Alberto Fontana in Lombardia che, per giustificare il suo immobilismo recente e passato non ha potuto fare altro che copiare dai cugini europei la pratica fallimentare e medievale del coprifuoco (a sua volta copiata da De Luca e poi dal Presidente del consiglio Conte).

Dall’altra un governo altrettanto ingolfato che, con l’ultimo dpcm, ha rimarcato la solita linea proibizionistica attuando la pratica, altresì anacronistica, del capro espiatorio dove ristoranti, palestre, teatri e altre attività “non essenziali” rappresenterebbero l’esempio per tutti.

Ma mentre si continua a limitare all’osso le attività economiche e sociali, mettendo in ginocchio interi comparti produttivi, è opinione di molti scienziati pensare che questa pratica sia molto limitata per fermare la pandemia, sempre che di pandemia si tratti.

È quanto affermato da Richard Horton, redattore capo della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, in un recente editoriale: “Tutti gli interventi dei governi mondiali si sono concentrati sul taglio delle vie di trasmissione virale, per controllare la diffusione del virus”.

Secondo l’editoriale la “scienza” che ha indirizzato i Governi è stata guidata principalmente da esperti di epidemie e specialisti di malattie infettive, che comprensibilmente hanno inquadrato l’emergenza sanitaria come se avessero di fronte la peste. L’andamento dei contagi però suggerisce che il covid-19 appartiene ad un’altra famiglia di virus.

È sbagliato l’approccio al virus

A seconda del contesto interagiscono due categorie di malattie differenti: l’infezione con sindrome respiratoria acuta grave chiamata comunemente “coronavirus” e una serie di malattie non trasmissibili (MNT), tipo diabete, cancro, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche.

L’aggregazione di queste malattie su un fondo di disparità sociale ed economica aggrava gli effetti negativi di ogni patologia. Il Covid dunque non è una pandemia ma una sindemia, l’aggressività del virus dipende in gran parte dei casi dalle MNT presenti nel contesto in cui si sviluppa.

Il significato di Sindemia e l’approccio indicato secondo lo studio di The Lancet

La nozione di sindemia è stata concepita per la prima volta da Merrill Singer, un antropologo medico americano, negli anni ’90. In un successivo editoriale pubblicato sul The Lancet nel 2017 Singer sostiene che un approccio sindemico rivelerebbe interazioni sociali importanti per affrontare la politica sanitaria.

In breve, in contesti caratterizzati da una diffusa povertà le MNT sono un nemico da considerare nella lotta al coronavirus.

Limitare il danno causato dalla SARS-CoV-2 richiederebbe un’attenzione maggiore alle MNT e alle disuguaglianze socioeconomiche. Una sindemia non è semplicemente una comorbilità (coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo). Le sindemie sono caratterizzate da interazioni biologiche e sociali, interazioni che aumentano la suscettibilità di una persona a peggiorare il proprio stato di salute.

Nel caso di COVID-19, attaccare le malattie non trasmissibili dovrebbe essere un prerequisito per un contenimento della curva di contagio. Il numero totale di persone che convivono con malattie croniche è in crescita. Affrontare il virus dunque significa affrontare anche ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari o respiratorie croniche e cancro.

Per un miliardo tra le persone più povere al mondo, oggi le MNT rappresentano oltre un terzo del numero totale di malattie.

La crisi economica che sta avanzando non sarà risolta da un farmaco o da un vaccino

Il modo più semplice per associare il covid 19 a una sindemia è da ricercare nelle sue origini sociali. La vulnerabilità dei cittadini anziani; comunità etniche nere, asiatiche e minoritarie abbandonate e i lavoratori chiave che sono comunemente mal pagati con meno protezioni sociali indicano una verità finora appena riconosciuta, vale a dire che non importa quanto sia efficace un trattamento o un vaccino, la ricerca di una soluzione puramente biomedica al COVID-19 fallirà.

A meno che i governi non escogitino politiche e programmi per invertire profonde disparità, le nostre società non saranno mai veramente sicure nella lotta al COVID-19. Le nostre società hanno bisogno di speranza. La crisi economica che sta avanzando non sarà risolta da un farmaco o da un vaccino. È necessario un risveglio generale. Questo porterà ad una visione più ampia, che comprenda istruzione, occupazione, alloggio, cibo e ambiente. Considerare COVID-19 solo come una pandemia esclude un prospetto più ampio ma necessario.

Insomma, affrontare la pandemia come si è fatto fino ad oggi, con la sola limitazione della libertà, può solo peggiorare la situazione futura, pur portando una piccola decrescita dei contagi nel breve periodo. Le malattie non trasmissibili dovute alla povertà aumenteranno e ad ogni nuova ondata sarà sempre peggio.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 26 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Ottobre 2020

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