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LA RICERCA

The Lancet torna a parlare di sindemia per sottolineare l’importanza del contesto in cui si sviluppa il virus

Sanità | 18 Novembre 2020

Qualche settimana fa abbiamo parlato dello studio pubblicato dal The Lancet :”Il COVID-19 non è una pandemia” che poneva l’accento sulle malattie non trasmissibili (MNT) e su quanto queste influiscano sull’aggressività del Covid suggerendo un approccio sindemico (inteso come “coesistenza” tra 2 o più malattie).

Secondo un successivo approfondimento pubblicato dalla rivista, considerare il coronavirus come una sindemia “globale” sarebbe fuorviante. I valori sindemici sono importanti perchè si concentrano su ciò che spinge le malattie a raggrupparsi e interagire in un determinato ambiente. Di conseguenza la conoscenza del contesto da parte dei politici, specialmente in ambito sanitario, è la chiave nella lotta al Covid-19.

Ciò che ha spinto il virus a svilupparsi velocemente negli Stati Uniti è determinante in tal senso. Le politiche fallimentari dell’amministrazione Trump non hanno tenuto conto di importanti eredità storiche proprie del paese nordamericano o degli effetti del razzismo sistemico.

Questo approccio è fondamentale per comprendere perché in alcuni contesti il covid non sia sfociato in una sindemia, come Africa subsahariana o in Nuova Zelanda dove la risposta alla crisi è stata esemplare.

In questo senso, le sindemie ci consentono di riconoscere come i fattori politici e sociali possano arginare, propagare o peggiorare l’emergenza e l’incontro tra MNT e Covid.

Conoscere il contesto. L’esempio dell’Africa Sub-sahariana

Riconoscere le azioni determinanti sul sistema sanitario del proprio paese è un punto di partenza rilevante per affrontare una sindemia. Un esempio illuminante ci è fornito dal caso dell’Africa subsahariana.

Il numero di morti per coronavirus in tutta l’Africa subsahariana (al 13 ottobre, ci sono stati poco più di 38.000 morti) è decisamente inferiore rispetto ad altri contesti come Stati Uniti, Brasile ed India dove è in corso un’ecatombe. Molti di noi si sono chiesti il perchè di questo virtuosismo. La risposta è nella domanda stessa.

Secondo uno studio pubblicato dal Boston Review sottovalutare il continente africano è una forma di frame razzista inconscio proprio di molti paesi capitalisti, secondo il quale le motivazioni nascoste dietro al successo africano sono strutturali o fisiologiche (clima ostile al virus, fattori genetici, economici ecc.)

Un esempio di razzismo inconscio ci fu dato dall’infettivologo Massimo Galli che, in una trasmissione TV ,dichiarò: “c’è una diversa disponibilità e diverse caratteristiche dei recettori per il virus in alcune etnie, in alcune popolazioni, soprattutto di origine africana”. Purtroppo per noi il virus non è razzista.

Fortunatamente, come riportato dall’autrice Emily Mendenhall, molti governi africani hanno agito direttamente sulle politiche sanitarie proprie dei loro territori (malattie endemiche, malnutrizione, aids, povertà e esperienze pregresse come la Sars), agendo in modo più rapido e sicuro rispetto ai paesi più ricchi, le cui strategie sono state influenzate dalla disputa tra economia e salute tipica dei paesi capitalisti.

La Nuova Zelanda. L’unico paese occidentale che ha sconfitto il Covid

Ci sono esempi virtuosi anche tra i paesi cosiddetti “ricchi”. È il caso della Nuova Zelanda che ha adottato una serie di interventi non farmaceutici volti a portare a zero l’incidenza del Covid-19 sin dalla prima ondata.

L’approccio del paese oceanico è stato tanto semplice quanto efficace, il primo ministro Jacinda Ardern ha provveduto, ad agire immediatamente su cinque fattori, partendo da una conoscenza minuziosa del contesto e dei propri cittadini:

  1. Creare empatia e fiducia verso i propri cittadini
  2. Individuare immediatamente 4 livelli di allerta con chiare e precise indicazioni da adottare ad ogni livello
  3. Chiusura delle frontiere in entrata e in uscita
  4. Posizionamento immediato al livello 4 di allerta: livello di lockdown (data: 19 marzo; casi confermati: 28. L’Italia è entrata in lockdown al raggiungimento dei 10.000 contagi)
  5. Screening massiccio tra le fasce più deboli della popolazione

Poiché in quasi tutti gli altri paesi ad alto reddito abbiamo assistito ad un numero crescente di casi dall’agosto 2020, l’esperienza della Nuova Zelanda evidenzia che gli interventi non farmaceutici di successo si basano su reazioni precoci decisive da parte delle autorità sanitarie. Interventi che, nella prima fase, esulano completamente da qualsiasi fattore di tipo economico.

La sindemia non è globale ma nazionale

La conoscenza del sistema sanitario e delle politiche nazionali sulla salute è centrale per ricostruire il quadro pandemico.

Negli Stati Uniti ad esempio MNT preesistenti come ipertensione, diabete, disturbi respiratori, razzismo sistemico e fattori trumpiani come sfiducia nella scienza e nella leadership unitamente a un sistema sanitario frammentato, hanno incoraggiato la diffusione del virus.

In definitiva riconoscere i fallimenti dei paesi capitalistici è imperativo, specialmente se pensiamo che dovrebbero essere le sedi della ricerca scientifica e dell’economia mondiale.

I quadri sindemici in questo senso ci offrono l’opportunità di farlo.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 18 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Novembre 2020

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