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LA RIFLESSIONE

I Sovranisti europei di Salvini sconfitti e il capolavoro della borghesia settentrionale

Vignetta di Mario Natangelo
Politica | 28 Maggio 2019

Prima di celebrare il capolavoro della borghesia settentrionale, sarebbe buona cosa rammentare a Salvini e ai suoi seguaci che alle elezioni europee il gruppo dei sovranisti al quale appartiene la Lega Nord, seppur in crescita, è stato sonoramente sconfitto dal blocco europeista. Quella che si prospetta, per il futuro Parlamento Europeo, è dunque un’alleanza tendente al centro, che non si scosta poi tantissimo dal precedente mandato.

Le preferenze italiane vanno però in netta controtendenza rispetto all’Europa, sia per i risultati che per l’affluenza media registrata rispetto alle precedenti votazioni. Salvini ha nettamente vinto in Italia, e questo – noi meridionali – già fatichiamo a digerirlo, ma da qui a doverci sorbire gli sterili proclami del leghista annunciati a mezzo stampa, persuaso, probabilmente, di aver inoculato un virus letale nel cuore della Troika, ce ne passa eccome, perché il suo gruppo in Europa non sfonda, e a dirlo sono i numeri: i sovranisti dell’Enf, il gruppo dove si inserisce la Lega, si ferma infatti a soli 58 scanni su 751 totali (con la maggioranza fissata a quota 376 seggi).

Un fenomeno mediatico

Eppure queste elezioni sono in grado di raccontarci tante cose, oltre che ad influire in maniera netta sui prossimi scenari politici dell’esecutivo giallo-verde. L’impetuosa scalata ai vertici della partitocrazia italiana da parte della Lega Nord ha radici profonde che prescindono dalle capacità comunicative – comunque efficaci, bisogna ammetterlo – dell’attuale leader Salvini. Che la Lega Nord sia un partito finanziato sin dalla nascita dalla borghesia settentrionale è un dato di fatto difficilmente contestabile. E di certo non scopriamo l’acqua calda se asseriamo che Salvini, ad un certo punto, è diventato una figura stanziale e – evidentemente – imprescindibile sulle frequenze del mainstream nazionale. Un personaggio contraddittorio che, con ottimi risultati, riesce  in pochi anni nell’ardua impresa di riciclare se stesso e il suo partito incostituzionale e profondamente razzista. Dal 2016 in avanti Salvini inizia a frequentare stabilmente i talk show e i salotti televisivi, entrando di prepotenza e quotidianamente nelle case di tutti gli italiani, anche quelli del Sud. Il leader leghista a conti fatti è solo la punta dell’iceberg di una complessa ed evolutissima macchina mediatica che farebbe arrossire di vergogna gli addetti alla comunicazione del M5S e di qualsiasi altro partito nazionale.

Il capolavoro della borghesia settentrionale

La borghesia settentrionale, che da 150 anni domina questo paese e tiene al guinzaglio la tronfia, autoreferenziale e inconcludente borghesia meridionale, sembra dunque aver preparato bene – negli ultimi 4 anni – l’impetuosa e inarrestabile ascesa leghista. D’altra parte chi poteva rappresentare al meglio i loro interessi se non la Lega Nord? E come potevano pensare di salire al governo se non strizzando l’occhio ad un certo elettorato del Mezzogiorno? Come potevano realizzare, insomma, il loro obiettivo (la secessione socio/econimca della Padania) senza occupare le stanze dei bottoni? Ciò che nessuno si sarebbe aspettato di vedere si sta invece verificando sotto i nostri occhi. La Lega si prepara ad incassare l’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna senza colpo ferire e, per di più, grazie al contributo determinante dei meridionali (a proposito, sapete qual è stato il primo argomento toccato da Salvini in conferenza stampa dopo i risultati delle urne? Esatto, il regionalismo differenziato. Leggi: secessione mascherata da democrazia).

I presupposti per questa ascesa – in sostanza – c’erano già tutti da tempo: un monopolio mediatico solido e inattaccabile, un’economia reale e strutturale, la  condizione netta di superiorità socio-economica nei confronti del Sud, un partito di base con un suo bacino ben definito, e una classe dirigente degna di questo nome. Quest’ultima, approfittando di ognuna delle suddette componenti, è riuscita in pochi anni a trasformare i terroni in elettori e a raggiungere il consenso necessario per governare il Paese.

Trasformarsi in un movimento nazionale per la Lega Nord era l’unica strada percorribile per garantirsi le poltrone necessarie ad attuare il regionalismo differenziato. Salvini è sì il capitano, ma il capitano di un progetto partorito ben 25 anni fa e che non include il Sud, e mai lo includerà.

Antonio Corradini

 

Vignetta di Mario Natangelo

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 28 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Maggio 2019

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