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LA RIFLESSIONE

La cultura non si ferma, ma non si sente tanto bene (e quella on line è solo una brutta copia)

Attualità | 19 Aprile 2020

Tra le varie trasformazioni apportate alle nostre vite, l’emergenza mondiale da Coronavirus ha portato un cambiamento radicale anche nella fruizione della cultura e dei suoi contenitori (musei, parchi archeologici, teatri, ecc.).

La profezia della catastrofe in un titolo

La Sibilla cumana evidentemente a qualcuno lo aveva predetto se già da mesi conoscevamo il titolo dato alla famosa, ormai, manifestazione culturale del Maggio dei monumenti a Napoli:

“Giordano Bruno 20/20: la visione contro le catastrofi”. Verrebbe proprio da dire: un titolo una profezia!

Quando è stato concepito era impossibile immaginare una catastrofe di proporzioni mondiali come quella provocata dal Covid 19. La parola “pandemia” era una parola per molti vuota di significato finché è entrata con prepotenza nelle nostre case insieme a quella che anche chi non mastica l’inglese pronuncia oggi quotidianamente: lockdown.

La cultura online

Chiusi letteralmente dentro le nostre abitazioni, la vita si è svolta in questi mesi in diretta social.  E così siamo stati sommersi da uno streaming bulimico di  contenuti più o meno culturali vomitati sui vari canali di musei, comuni, istituzioni. La mancanza di accesso fisico ai luoghi della cultura è stato sostituito dall’accesso online, non sempre con risultati ottimali. Il più delle volte siamo stati catapultati in “virtual tour” che sono tutto fuorché “virtual”. Un mix di foto in 3D, google earth, piattaforme non ben strutturate o semplici riprese con voci e persone che raccontano e che poco o nulla a livello emotivo lasciano allo spettatore che si aggira tra le varie proposte del web.

Youtuber o influencer per caso: reinventarsi come imperativo

I professionisti della cultura e del turismo in questo nuovo modo di raccontare l’arte (da un dipinto, alla musica, a un sito archeologico a una biblioteca o una chiesa) che fine fanno? Reinventarsi sembra per loro un imperativo dettato dall’emergenza. Youtuber per caso, influencer “culturali “, ognuno ha cercato un modo nuovo per tenersi ben stretta la propria fascia di “clienti”.

Bene hanno fatto le istituzioni a sfruttare il mezzo social per cercare di tenere vivo un contatto con la propria fetta di followers o potremmo dire “aficionados”, ma c’è una cosa che sfugge e a cui molti non riescono a pensare e cioè che anche i professionisti della cultura devono mangiare!

Con la cultura (online) si mangia?

Se l’arte spesso rende faticoso per i professionisti della cultura accaparrarsi il “pane”, quella online a meno di non essere il corrispettivo della Ferragni nel settore, “paga” ancora meno se non nulla.

Sembra strano ma anche chi fa cultura per mestiere ha uno stomaco e bollette da pagare, mutui, figli da mantenere, spese mediche da sostenere.

Spesso cultura e turismo sono due facce di una stessa medaglia, muovono mondi diversi e li mettono in contatto.

Il turismo rappresenta il 13% del PIL e vale il 15% dell’occupazione. Unito alla Cultura si arriva a percentuali anche più alte.

Le stesse realtà museali necessitano non solo degli operatori interni ma anche di guide turistiche, agenzie di viaggio, alberghi, tour operator che “vendono” ognuno nel proprio piccolo segmento di competenza il prodotto culturale “museo” ma che possiamo declinare in varie versioni, dal centro storico di una città alle forme d’arte come la Street art, al Museo in senso stretto o al Parco archeologico. Ci sono poi i mezzi con cui arrivano i turisti ai “musei” ( usando il termine museo in maniera onnicomprensiva) e quindi attività di noleggio, compagnie di bus, taxi. E dove mangiano i turisti? E quindi ci vengono in mente pizzerie, ristoranti, fast food, Street food e ogni immaginabile declinazione della ristorazione. Il più delle volte in questo segmento che fa da corollario al turismo e alla cultura c’è gente che lavora 6 mesi ( in alcuni centri turistici più fortunati forse 8) per poi sopravvivere nei mesi di bassa stagione turistica o quando i turisti non ci sono affatto. Poi ci sono i meno fortunati: camerieri, addetti alle pulizie, addetti ai parcheggi di ristoranti turistici, bagnini, che sono gli invisibili inghiottiti dal buco nero della disperazione dettata da un lavoro probabilmente perso per sempre. E il settore congressuale? E quello della promozione e la programmazione come le grandi fiere del turismo annullate?

De Magistris vuole ripartire da Turismo e Cultura. Possibile?

Il Sindaco Luigi de Magistris sul Corriere del Mezzogiorno diceva qualche giorno fa: “Napoli negli ultimi anni è stata la città che maggiormente è cresciuta per cultura e turismo. Per noi lo stop di questi settori è una grande botta perché quell’economia che ruotava attorno al turismo e al commercio ha preso sicuramente una mazzata ma noi ripartiremo proprio da lì. Stiamo programmando l’estate mettendo al centro proprio la cultura che è arma di riscatto, ripartiremo dagli spazi di socialità, finita l’emergenza sarà sicuro pur se con le cautele dovute. Ma Napoli ha spazi importanti, stiamo a lavoro sulla ripartenza perché aspettare renderebbe tutto più complicato “.

Ieri poi da Mara Venier ha parlato di “un mese di eventi per il maggio monumenti”… parole che hanno lasciato perplessi tutti gli operatori del settore. Ripartire da cultura e turismo ci sembrano davvero buoni propositi ma il sindaco dimentica che la crisi che investe entrambi i settori è senza precedenti ed è mondiale. I soldi mancano non solo ai professionisti di entrambi i campi ma agli italiani, ai napoletani e agli stranieri confinati nei loro Stati. Le nuove misure che dovremo affrontare in assenza di cure e vaccini ci inducono ad immaginare scenari in cui teatri e cinema non apriranno se non forse a fine anno per la difficoltà di mantenere la distanza di sicurezza e quando lo faranno avranno un numero di ingressi che non compenserà di certo le perdite. Lo stesso dicasi per i bar dove ogni buon napoletano si ferma a prendere il caffè e che saranno tra gli ultimi a riaprire. Molte piccole realtà chiuderanno per sempre e chissà ancora quanti andranno a riempire le fila di quei 195 milioni di disoccupati ad oggi nel mondo con un incremento di quasi 25 milioni rispetto al 2019 a causa del Coronavirus, stima dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_739996/lang–it/index.htm

Turismo e cultura saranno gli ultimi ad uscire dal tunnel e lo faranno quando ci saranno certezze e soldi nelle tasche della gente.

Il Turismo di prossimità

Il Sottosegretario del Mibact con delega al turismo, Lorenza Bonaccorsi, nei suoi vari interventi televisivi ha spesso sottolineato l’esigenza di rivolgersi per quest’anno a un turismo di prossimità mancando di fatto quello straniero ma dimentica che quello interno è solo un re-distributore della ricchezza (quale?) mentre è quello straniero che effettivamente apporta nuove entrate all’economia nazionale.

La potenza di una “visione” sfocata della realtà

La visione del Sindaco, che dovrebbe essere 20/20 (secondo Snellen), o tradotta per i comuni mortali 10/10 (Monoyer), appare pertanto sfocata. Una miopia forse dettata da una mancata presa di coscienza della realtà che lo accomuna alle altre istituzioni regionali e nazionali le quali  stanno anch’esse evitando di affrontare il problema.

Il Turismo necessita di un investimento ad hoc per ripartire

È del Governatore De Luca l’affermazione ” Il turismo per ripartire ha bisogno di un investimento del Governo e dell’Europa o non ce la si fa”.

Solo per il mese di maggio si perderanno 30 milioni di visitatori in Italia tra italiani e stranieri. Il comparto turistico è in ginocchio e quello della Cultura “per terra”, e gli aiuti di Stato e Regione insufficienti se si considera che un’intera stagione turistica è persa insieme a tutto il lavoro di programmazione che l’ha preceduta. Il futuro? Un’incognita e quindi con l’impossibilità oggettiva di non poter prenotare nulla senza avere la minima idea di come sarà il dopo Covid 19 e la convivenza con esso tra distanziamento sociale, dispositivi di protezione individuale e i metri quadri da considerare per entrare in una pizzeria (per chi potrà permettersela).

La cultura non si ferma è solo uno slogan

#Laculturanonsiferma è uno slogan utilizzato dal Mibact che è diventato virale tanto quanto il più famoso #iorestoacasa ma in realtà la cultura si è già fermata e da un bel po’. Forse una delle prime cose a cui abbiamo rinunciato. E con lei abbiamo abbandonato chi fa cultura e Turismo così come è stato abbandonato tutto l’indotto. Viene in mente quella famosa frase “con la cultura non si mangia” (che Tremonti giura di non aver mai detto) e invece ci “mangiava” tanta gente a iniziare da chi ne faceva il suo vanto.

L’ esperienza fisica dell’arte: qualcosa a cui l’uomo non può rinunciare

I video che parlano di musei, raccontano chiese, dipinti e mostre, che probabilmente non vedremo mai, sono un modo per mantenere un contatto, il gomitolo di Arianna per ritrovare la strada e magari migliorarla, ma non possono sostituirsi, e non devono, all’esperienza fisica con l’arte!

Mille foto e video non hanno sostituito la potenza di attrazione de Le Tre Grazie di Canova in esposizione al MANN lo scorso anno, esperti che ci raccontano di Raffaello non possono sostituire l’emozione che la sua opera ispira, documentari e “virtual tour ” non possono farti percepire cosa si prova a passeggiare per le strade di Pompei.

Il “Netflix della cultura ” che è andato in onda in questo periodo ci ha mostrato, come dice il Ministro Franceschini, una possibilità in più di fruire dell’arte, e ben venga il suo utilizzo come ampliamento dallo spazio fisico di un teatro o di un museo o anche di un concerto, ma non è la soluzione migliore per il ritorno alla “normalità “. L’ arte va vissuta e tutti quelli che lavorano grazie ad essa tutelati.

I social network ci hanno aiutato a sopravvivere in un tempo di “guerra” che non avevamo mai vissuto, ma che restino solo un “promo” della vita vera e non una sua brutta copia.

Il Maggio dei monumenti è un esempio di quello che vuol dire vivere l’arte, aprire le porte ad essa. Nasce come una bellissima esperienza di condivisione anche con le scuole che adottano un monumento, che lo sentono proprio. È una festa prima per i napoletani e poi per i turisti e in versione “streaming “, così come quest’anno sarà, è solo l’ennesima “brutta visione ” a cui assisteremo.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 19 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Aprile 2020

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