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LA RIFLESSIONE

Né Salvini né Sorbillo ci libereranno da camorra e razzismo

Attualità, Criminalità, Razzismo | 19 Gennaio 2019

 

 

«Salvini mi ha invitato per mostrarmi la solidarietà per la bomba e io ho accolto l’invito. Il ministro mi ha ascoltato con concentrazione e mi ha detto che presto verrà nel centro storico di Napoli e nella mia pizzeria».

Nelle scorse settimane ho visto tanta gente sui social esaltare Sorbillo perché si tingeva la faccia di nero per Koulibaly o diceva “non serviamo i razzisti”. Fra questi anche compagni, esponenti di quest’amministrazione, intellettuali…

Ero rimasto molto perplesso, non solo perché è evidente che il personaggio è un buon imprenditore di sé stesso, sempre alla ricerca di visibilità… Ma perché, prima di eleggere un imprenditore a paladino dell’antirazzismo, soprattutto nel contesto napoletano, vorrei sapere i suoi lavoratori quanto prendono, che contratti hanno, in che condizioni lavorano. Sorbillo non è una taverna familiare, ma una vera impresa con centinaia di dipendenti, ramificazioni e fatturati milionari: ci andrei cauto… Perché a me non frega niente che sei antirazzista se poi magari i tuoi lavoratori, italiani e stranieri, lavorano a nero, evadi le tasse etc.

Purtroppo i tempi sono così disperati che ci si aggrappa a tutto, e quindi m’ero detto “vabbè, mò vuoi vedere che il problema è Sorbillo, lasciamo stare”.

E in effetti il problema non è tanto Sorbillo, che in quanto imprenditore pensa per definizione al suo profitto, e quindi dopo una minaccia alla sua attività va direttamente a parlare con l’Ispettore Capo, lì, e tutti e due vestiti da cosplayer si fanno pubblicità a vicenda.

Sorbillo anzi lo dobbiamo ringraziare perché ci fa vedere con chiarezza due cose. La prima: che quando ci sono gli interessi materiali in ballo, gli imprenditori mettono i grandi ideali da parte e si fanno portare all’incontro anche da Cantalamessa, un noto fascista napoletano passato a quella Lega che da sempre odia il Sud.
La seconda: che l’antirazzismo di principio di Sorbillo (o del PD) può vivere in perfetta sintonia con il pragmatismo razzista di Salvini, perché non ne rappresenta l’opposto, ma il rovescio: l’uno ha bisogno dell’altro, si sostengono a vicenda.

Il problema non è Sorbillo, ma il non aver chiare le linee di classe, far diventare eroe chiunque non abbia la bava alla bocca, il compiacersi di una napoletanità tutta core e sentimento che non è progressiva, ma è poco più di un brand da vendere, e pure quel modo d’essere tipicamente nostro, che prima fa i grandi proclami e poi i conti spicci.

Odio infinito per la camorra e per il razzismo, ma è meglio sapere che né Salvini né Sorbillo ci libereranno da questi due cancri: sta a noi, al popolo che li vive sulla sua pelle, mobilitarsi con consapevolezza, costanza e rigore.

Un po’ meno core, un po’ più di testa.
E magari di memoria.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Gennaio 2019

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