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LA RIFLESSIONE

Numeri e criticità dei nostri musei dopo ponti e festività

Beni Culturali | 3 Maggio 2019

Numeri numeri numeri, un ritornello che abbiamo ascoltato ripetutamente in questi giorni festivi.
È appena trascorso il lungo ponte di queste vacanze pasquali che ha accorpato la festa della Liberazione e quella del Lavoro, e ovunque i numeri l’hanno fatta da protagonista. Complici svariati fattori, c’è stato un vero e proprio boom di presenze in ogni dove e la corsa di molti a prendersene il merito. Eppure da nord a sud della penisola, i numeri non sono mancati neanche nei piccoli borghi, segno che l’Italia è tornata ad essere meta preferita dagli italiani e non solo dagli stranieri.

I fattori che hanno favorito il boom di visitatori nei musei nel lungo ponte festivo

Sicuramente il primo fattore di questo vero e proprio assalto ai nostri monumenti è stato proprio questo strano ponte lungo di vacanza dal lavoro e dalla scuola, ma anche gli italiani che sono ritornati a visitare i loro Beni culturali riscoprendo i luoghi più vicino casa che invece negli anni passati venivano snobbati a favore di mete estere più “trendy” ; e in ultimo un marketing culturale che vede i manager – direttori, sempre più social, “vendere” mostre e pezzi di museo a suon di like.
Facevano sicuramente intristire anni fa le sale vuote dei musei, così come la polvere sulle vetrine, ma i numeri di questi giorni hanno messo in evidenza varie criticità che in condizioni normali non si notano facilmente.

Il conteggio dei visitatori dall’era Franceschini

Ma quando è iniziato questo esibizionistico fenomeno di conteggio dei visitatori? Facciamo qualche passo indietro.

Il primo a dare un input a questa corsa ai “ numeri” è stato l’ex ministro dell’allora Mibact, Dario Franceschini. Le sue “domeniche al museo “ sono state una perenne campagna elettorale. Il suo voler avvicinare quanta più gente possibile alla cultura ha messo un faro sul nostro patrimonio culturale invitando tutti i musei ad avere profili social per “pubblicizzare” la propria attività. L’idea ha funzionato e in effetti molti si sono avvicinati a quelli che una volta erano quasi templi sacri inaccessibili ai comuni mortali, ma quando la campagna mediatica è iniziata i numeri dei visitatori erano molto inferiori a quelli odierni, e tanti problemi già esistenti, conosciuti dagli addetti ai lavori, passavano inosservati a un occhio inesperto.
Il fatto che i musei e i siti archeologici avessero un tempo dirigenti rinchiusi nelle proprie torri d’avorio dove nessuno poteva avvicinarsi se non una ristretta cerchia di studiosi, aveva tenuto lontano il visitatore dal circuito museale. Ma quando tra pubblicità martellante e quotidiana ed eventi internazionali un pubblico copioso si è riversato e si sta continuando a riversare senza riserve (e spesso senza rispetto) nei nostri siti archeologici e museali di maggior richiamo, i nodi sono venuti al pettine.
Se è pur vero che siamo felici di vedere file in alcuni posti di Napoli e della Campania fuori dai circuiti battuti dal turismo di massa, come il Pio Monte della Misericordia ma anche il parco archeologico di Paestum, urgono riflessioni sulle file lunghissime nei luoghi di maggior richiamo come Pompei, la Reggia di Caserta e il Mann.

Le criticità “provocate” dai numeri

A Pompei, soprattutto, in queste giornate di festa si sono registrati circa 15 mila/ 18 mila visitatori paganti al giorno, ma è stato il 25 aprile, giornata ad ingresso gratuito, che ha fatto registrare il numero più alto in assoluto di queste festività appena trascorse. La scelta di questa giornata inserita tra gli 8 giorni che vanno a sostituire e ad integrare l’offerta gratuita delle precedenti 12 domeniche al museo si è rivelata a dir poco infelice. Oltre a far entrare nel sito archeologico più di 27 mila visitatori, ha fatto esplodere la rabbia e la preoccupazione degli addetti ai lavori, soprattutto delle guide turistiche, per la forte pressione antropica che l’antica colonia romana ha dovuto subire.
Al di là dei problemi e delle legittime preoccupazioni strettamente legati alla conservazione e alla tutela del sito, molte falle sono venute a galla. Innanzitutto le biglietterie assaltate nei tre siti su menzionati sono andate letteralmente in tilt ed è stata messa in evidenza la necessità di mettere a disposizione più casse per i visitatori ( a porta marina inferiore e a porta anfiteatro a Pompei c’è una sola cassa che deve smaltire singoli visitatori, gruppi, voucher e biglietti online).
4 anni fa Pompei contava circa un milione e mezzo di visitatori all’anno mentre ora ne conta quasi 4 milioni. Stesso dicasi del MANN dove si è passati da circa 200 mila a più di 600 mila nell’ultimo anno e si viaggia verso il milione di visitatori. La Reggia di Caserta, il 25 aprile, giornata a pagamento, ha chiuso la biglietteria con più di 10 mila visitatori. Numeri stratosferici che fanno a gara con quelli di Roma, dove il Colosseo fa 7 milioni di visitatori all’anno e ai Musei Vaticani si sono registrati in un giorno qualunque della settimana scorsa 30 mila visitatori.
Oltre a chiederci dove ci porterà questo turismo in cui i numeri contano più della qualità e i direttori si sfidano dichiarando fieramente il “risultato” numerico raggiunto, chiediamoci se i servizi per i turisti – visitatori sono all’altezza di tali numeri.

I servizi offerti ai visitatori sono adeguati al clamore dei numeri?

Sicuramente l’offerta è più ampia, tra mostre di grido come quelle dedicate a Canova e Caravaggio, ed aperture di domus e richiami di nuove scoperte, ma i servizi sono adeguati al clamore? Gli standard qualitativi sono al livello che compete a siti di importanza mondiale?

Due problemi da risolvere: biglietterie e mancanza di personale di custodia

Due problemi cronici sono necessariamente da risolvere in fretta: il primo è sicuramente quello riguardante le biglietterie. Sarebbero auspicabili più casse per rendere le attese in fila meno lunghe ed estenuanti. Il paradosso si raggiunge quando chi compra il biglietto online si trova a dover fare comunque la fila pur avendo diritto al “saltacoda”, e ciò a causa del personale e della cassa apposita inesistenti, cosa che succede almeno in due dei tre ingressi al parco archeologico di Pompei.
Giuseppe Munno, per anni responsabile Civita (ora Opera laboratori fiorentini) alla biglietteria degli scavi di Pompei, adesso in servizio alla Reggia di Caserta afferma: “L’attuale offerta dei servizi di accoglienza si fonda su progetti e organizzazioni che risalgono a ormai 20 anni fa. In tutto questo tempo le Amministrazioni non sono state in grado di bandire le nuove gare che avrebbero potuto facilmente portare a un ripensamento complessivo dell’organizzazione dei servizi e un adeguamento dell’offerta alle mutate esigenze degli operatori tutti. Il perché di questo immobilismo è da ricercare in una scellerata politica che ha puntato solo e soltanto sulla crescita del numero di presenze abbandonando colpevolmente la ricerca, pur indifferibile, di soluzioni per il miglioramento qualitativo dell’offerta di servizi”.
Il personale si trova ad affrontare, pertanto, fiumane umane, spesso nervose quando arriva finalmente il turno per loro di acquistare l’agognato biglietto.
I servizi aggiuntivi hanno contratti in proroga da anni ormai. Attendono gare d’appalto che dovrebbe indire il Mibac o contratti nuovi con le Amministrazioni dei siti museali e archeologici per avere più casse e personale addetto.
Altro problema atavico è la mancanza di personale di custodia. I custodi del Mibac sono sempre di meno e molti in via di pensionamento, mentre i ragazzi addetti all’accoglienza e alla custodia di Ales, la società in house del Ministero per i beni e le attività culturali, sono relativamente utili in quanto a loro vengono affidati solo degli spazi ristretti da cui non possono spostarsi per tutto il tempo del turno (ad esempio a Pompei devono stare fermi in una domus o in un edificio).
Con l’aumento incontrollato e incontrollabile dei visitatori, è pressoché impossibile senza custodi riuscire a tenere a bada ipotetici atti vandalici e/o incivili. Non solo i custodi a dire il vero sono in numero insufficiente; la frase “il personale è sotto organico” è un leitmotiv che si sente in ogni museo, parco archeologico, soprintendenza o polo museale. Basta vedere in che situazione versano i musei del polo Museale della Campania come la Certosa di San Martino dove polvere e incuria sono ovunque e spesso si trovano le sale chiuse per la “mancanza di personale “.
Anche i bagni, quando il numero di visitatori è esorbitante e oltre la media stagionale, hanno problemi di funzionamento ovunque.
Servono misure pratiche e immediate. Innanzitutto dare il via a nuove assunzioni tra custodi e personale qualificato, e casse in quantità adeguata agli introiti.

Quando i numeri possono essere considerati positivi

I numeri possono essere considerati un fattore positivo nel momento in cui i visitatori vengono trattati come tali e non come un record da raggiungere e superare, quando rispettano il sito museale o archeologico e non costituiscono un danno, quando si offrono servizi adeguati, quando l’accoglienza inizia da una fila scorrevole e prenotazioni e “saltacoda” funzionano, e quando ci sono custodi a sufficienza a controllare.

La qualità e la tutela: due imperativi per il turismo

Si deve puntare alla qualità e non solo alla quantità. Tenere d’occhio la tutela del sito e dove e quando lo si necessita contingentare gli ingressi. Fare scelte adeguate al sito archeologico e/o museale e alle sue peculiarità e decidere ad esempio che in quel particolare sito l’ingresso gratuito il 25 aprile o il 1 maggio possa essere deleterio e pertanto scegliere un’altra data a “basso rischio”.
A scapito della popolarità, un direttore dovrebbe decidere a favore della prevenzione e della tutela, che non vuol dire protezionismo ma fare il bene di un patrimonio culturale bello quanto fragile e della cui fragilità spesso ci dimentichiamo, nonché cercare di inculcare un senso civico che indirizzi i fruitori verso un rispetto del luogo in cui si trovano.

8 maggio ingresso gratuito a Pompei: nuove misure organizzative

Per il Parco archeologico di Pompei intanto è in fase di ripensamento l’organizzazione della prossima giornata ad ingresso gratuito che cade l’8 maggio, giorno della supplica al Santuario mariano di Pompei città. Si chiuderà il sito al raggiungimento di 15 mila ingressi per un paio d’ore e si riaprirà a discrezione della direzione degli scavi facendo scomparire la fascia oraria di chiusura imposta nelle precedenti domeniche al museo dalle 12:30 alle 14:30. Sarà poi varato un piano speciale per l’ingresso degli scavi più vicino al Santuario da dove probabilmente si riverseranno i pellegrini accorsi per la Supplica e cioè Porta Anfiteatro. Lì saranno allestite transenne e i biglietti gratuiti verranno forniti direttamente ai tornelli senza dover passare dalla biglietteria. Questa la misura momentanea adottata in attesa della nomina del nuovo direttore del Parco che si troverà ad affrontare in maniera definitiva il problema “giornate gratuite” e le altre criticità emerse in questi giorni di assalto turistico alla regina dei nostri beni culturali campani.
Tantissimi passi sono ancora da compiere per salvaguardare il futuro dei nostri beni culturali e la speranza è che chi ne ha la facoltà pensi con consapevolezza al delicato compito che gli spetta.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 3 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Maggio 2019

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