mercoledì 20 novembre 2019
Logo Identità Insorgenti

LA RIFLESSIONE

Pompei a ingresso gratuito: scempio da fermare

Beni Culturali | 8 Ottobre 2019

26.165 visitatori, con questa cifra ha chiuso alle ore 18 della prima domenica di ottobre a ingresso gratuito la biglietteria del sito archeologico di Pompei. Una cifra che da sola può raccontare almeno due versioni di una storia, in questo caso specifico, di una sola giornata vissuta da una delle punte di diamante dei nostri Beni culturali.

La domenica al museo: una medaglia con due facce

La prima versione è quella che ci presenta il Ministro Dario Franceschini: l’ideatore della #domenicalmuseo che, per una coincidenza del tutto casuale, si prende il merito del ripristino dell’iniziativa. Il piano delle gratuità è invece ancora quello del suo predecessore Alberto Bonisoli, che per porre un freno e cercare di tutelare il nostro patrimonio culturale, aveva mantenuto le prime domeniche del mese a ingresso libero solo in “bassa” stagione turistica, e cioè da ottobre a marzo, regalando inoltre altri 8 giorni di gratuità (per un totale di 20) che liberamente i vari musei e siti archeologici si sono scelti e di cui si può trovare riscontro nel sito web dedicato www.iovadoalmuseo.it.

Fatte le dovute specifiche, come era consuetudine già quando era ministro dei Beni e delle attività culturali, Franceschini, al numero elevato di visitatori nei vari istituti museali di questa domenica, ha fatto corrispondere una esternazione di giubilo e di “vittoria”, dichiarando: “Quella di ieri è stata una giornata molto bella per i musei italiani, in modo non retorico, una grande festa di popolo”.
Ci colleghiamo a quest’ultima affermazione: “Una festa di popolo”… e qui vi raccontiamo l’altra faccia della medaglia di questa “festa”.

Il caso Pompei

Prendiamo ad esempio Pompei come sito simbolo. Un sito in cui da poco (pochissimo) sono terminati i lavori straordinari del Grande Progetto. 105 milioni di euro investiti per farlo risorgere un’ennesima volta, una “best practice” quella del Grande Progetto Pompei da usare come modello per altre situazioni di emergenza e di cui speriamo Pompei non debba più avere bisogno. E allora cosa succede una domenica gratuita negli Scavi? Succede che più di 26 mila persone calpestano letteralmente le strade antiche. Succede che l’enorme area a disposizione di visitatori “della domenica” (è il caso di dirlo) sia per lo più senza custodia per il problema ormai atavico di mancanza di personale di vigilanza. Succede che ci si ferma a mangiare anche se non è consentito, così come non è consentito fumare o urlare. Succede che gli addetti Ales che fanno sorveglianza e assistenza negli edifici aperti al pubblico più conosciuti corrano a destra e a manca per ovviare ai possibili danni ai monumenti, tipo il visitatore che decide di fare un salto nella vasca delle terme o un altro in procinto di farsi un selfie saltando allegramente su muri e piedistalli antichi.

Succede che i bambini scambino il sito (con scene viste anche a Ercolano) per un parco giochi e si lancino pietre e saltellino negli impluvia o cerchino di dare calci agli affreschi. Succede che se qualcuno li richiama, i genitori ti guardino con l’aria di chi guarda un pazzo che sta dando i numeri. Succede che tutti gli addetti ai lavori si trovino a contrastare fenomeni che convergono in un sol giorno facendo perdere la pazienza anche a Giobbe! Metteteci, poi, che alla domenica gratuita di ottobre, si aggiunge la supplica al Santuario della Madonna del Rosario con conseguente “invasione” di pellegrini.
A Pompei già da qualche anno, raggiunti i 15 mila visitatori all’interno delle rovine, i cancelli vengono chiusi per far defluire la moltitudine che affolla senza meta specifica il parco archeologico prima di riaprire. Nonostante ciò, si è raggiunta la cifra astronomica suddetta di 26 mila e passa visitatori. Una pressione antropica che provoca uno stress non indifferente quando non si registrano danni evidenti.

Criticità della domenica gratuita: numeri e mancanza di custodi

Il personale, dai funzionari ai custodi agli addetti alla biglietteria e all’accoglienza fino alle guide turistiche, non fa altro che correre ai ripari e cercare di “educare” il pubblico non pagante, ma spesso senza risultato soddisfacente.
A ogni domenica gratuita si presentano le stesse identiche criticità. E allora ci si chiede: i numeri che si sfoggiano come un premio di cui vantarsi valgono più della tutela di un sito di duemila anni?
Non vogliamo demonizzare in sé l’iniziativa della domenica al museo ma prima di lanciarla i nostri siti museali avrebbero dovuto organizzarsi per accogliere questi ingressi da capogiro di visitatori che spesso non hanno alcuna idea di come ci si comporta negli scavi o nei musei.
La Reggia di Caserta, altro sito preso letteralmente d’assalto in queste giornate, con la nuova gestione Maffei ha optato questa volta per un numero chiuso di ingressi gratuiti: 3600 persone per il turno mattutino (entro le 13:30) e altri 3600 per quello pomeridiano, tenendo comunque chiuse alcune parti del Palazzo. Ma non è servito se non a scatenare polemiche di chi pretende di entrare perché è “gratis” senza preoccuparsi minimamente del Bene che si sta andando a visitare.
In conclusione, la mancanza di educazione civica unita a una mancanza di coscienza di ciò che rappresentano i nostri siti museali con la complicità della scarsità (ovunque) di personale di vigilanza rappresentano un mix esplosivo che prima o poi ci darà come risultato un danno serio se non si prendono le dovute misure cautelative.

Affluenza maggiore nei grandi attrattori e poca nei siti “minori”

Se il Ministro, probabilmente in buona fede, pensa che incrementare il numero di visitatori dei musei con l’ingresso gratuito sia qualcosa di cui festeggiare, supponiamo che non abbia mai girato al Colosseo o a Pompei in queste particolari giornate. I nostri grandi attrattori soffrono di “overtourism” e i piccoli musei invece faticano a sopravvivere. Questo dovrebbe far riflettere sulla strategia da adottare: ad esempio fare la domenica gratuita solo per i siti “sconosciuti” o quasi. Nel Parco archeologico di Pompei rientrano “siti minori” come Oplonti, Boscoreale e Stabia. Quest’ultima, con le sue ville aperte sempre gratuitamente, fatica a far arrivare turisti ad ammirarne le bellezze. A Boscoreale, nella domenica gratuita, sono giunte solo 202 persone (che è quasi un record per un antiquarium con accanto una villa rustica di epoca romana). E qui allora sorge il sospetto che le masse seguano le mode, il clamore. Che si pensi sia più “cool” una foto a Pompei che a villa San Marco sulla collina di Varano a Castellammare di Stabia.

Tra l’altro molti ignorano che nei siti statali pagano il biglietto solo gli adulti, che fino ai 17 anni l’ingresso è gratuito così come per i docenti, o che tra i 18 e i 24 anni i ragazzi debbano pagare solo 2 euro. Si ignora anche che c’è la possibilità di sottoscrivere abbonamenti a prezzi stracciati come ad esempio a Paestum e al Mann dove con rispettivamente 10 e 15 euro e con un massimo di 25 euro visiti questi istituti museali tutto l’anno. Forse si potrebbe puntare a una maggiore pubblicità delle varie iniziative che davvero invitano le famiglie al museo, come i laboratori didattici dedicati, ad esempio, che tutti i musei propongono ad adulti e bambini.

La tutela dei nostri monumenti: una preoccupazione solo nostra?

L’articolo 9 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Sulla promozione ci siamo (forse), ma la tutela del patrimonio?
Auspichiamo una maggiore attenzione alla nostra storia che i nostri monumenti rappresentano e più vigilanza per tutelarli in un periodo storico in cui “fare numeri” conta più di tutto.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 8 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Ottobre 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 18 Novembre 2019

LA SVOLTA

Palazzo D’Avalos: il Mibact impone il restauro alla società dei Ferlaino

Beni Culturali | 8 Novembre 2019

LA MOBILITAZIONE

Cittadini in piazza per salvare palazzo D’Avalos

Beni Culturali | 4 Novembre 2019

LA NOVITA’

Mann e Pompei, aumentano prezzi e offerte: ora subito più servizi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi