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LA RIFLESSIONE

Se il covid smaschera il fallimento dell’Europa politica

Europa | 28 Marzo 2020

Il fallimento dell’Europa politica era nelle sue premesse.

L’attuale UE nasce sull’esperienze degli accordi che l’hanno preceduta sostanzialmente d’ordine economico. Il Mercato Comune, in tal senso, ha funzionato bene proprio perché lontano dalla tentazione di essere altro che accordo economico tra stati sovrani.

L’aver rincorso l’idea giacobineggiante di andare oltre l’Europa mercato per inseguire l’utopia degli Stati Uniti d’Europa, si è rivelata uno dei più perniciosi psicodrammi storicopolitici della Storia.

Il problema è negli ingredienti base, l’impossibilità di far convivere nello stesso contenitore culture dello Stato e del diritto assolutamente inconciliabili, filosoficamente antitetiche.

Il patto sociale utilitaristico da un lato (dove il mantra è meno stato possibile) e la concezione dello Stato come necessità derivante dall’istanza naturale di aggregazione degli esseri umani dall’altro.

La prima concezione dello Stato è tipica dei paesi anglosassoni (con le correzioni del caso nei paesi sassoni teorizzate attraverso la scuola pandettistica) la seconda dei paesi latini, mediterranei, che ha avuto in Santi Romano uno dei massimi teorizzatori.

Secondo Romano “l’aspetto fondamentale e primario del diritto è dato dall’istituzione in cui esso si concreta e non dalle norme o, in genere, dai precetti con cui esso opera, che ne costituiscono invece un aspetto derivato e secondario”.

Il diritto, in questo contesto, è espressione dell’autordinarsi dell’aggregato sociale quando questo abbia raggiunto un certo livello di organizzazione e che si sia dotato di fini stabili.

La realtà sociale che si auto-ordina diviene ordinamento.

Si supera la questione “uovo-gallina” che aveva caratterizzato le precedenti teorie del diritto e si superano, al contempo, le distinzioni tra impostazione Hobbesiana (nessun diritto senza Stato) e Lockyana (Stato frutto del diritto degli uomini di crearlo). Diritto e Istituzione, infatti, nascono contestualmente traendo la propria essenza dalla reciprocità sino a fondersi e confondersi l’uno nell’altra.

Romano risolve il contrasto tra gli egoismi dei gruppi sociali contrapposti tipici della crisi dello stato liberale, ereditate e superfetate dagli ordinamenti liberaliberisti, attraverso la visione di uno Stato che integra nello stesso i diversi fenomeni giuridici.

La dottrina pluralista così postulata interpreta meglio la complessità dello Stato moderno impantanata nella dicotomia diritto/stato riconoscendo l’esistenza di gruppi intermedi che cerca di integrare per ridurre al minimo la conflittualità ed i pericoli che ne conseguono.

Lo Stato/Ordinamento, quindi, è espressione di complessità e non si può ricondurre al procedimento di formazione delle leggi, all’imposizione delle stesse dall’alto, al puro normativismo.

Tra le fonti del diritto ha, quindi, particolare valore la necessità intesa come condizione necessitante la promulgazione di norme che disciplinino la condizione concreta e rispondano ai bisogni e delle forze sociali al di là del vincolo normativo preesistente.

Traendo le somme, non esiste patto, nazionale o sovranazionale, che possa giustificare il mancato intervento normativo a tutela dell’organizzazione fattasi Stato/Ordinamento a pena della disgregazione della stessa giacchè l’uno e l’altra sono fuse e confuse.

Non esiste astrazione possibile, richiamo a principi non modificabili, che impedisca di ritenere non applicabili le leggi vigenti se queste sono non idonee ad affrontare la contingenza.

L’istituto è antico quanto il diritto e viene reso nel brocardo di diritto romano ” Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem” reso nel Decretum di Graziano con ” Quod non est licitum in lege, necessitas facit licitum”.

Lo Stato/Ordinamento italiano se vuole sopravvivere alla sua digregazione, conseguente alla disgregazione del corpo sociale che si esprime attraverso lo stesso, ha il dovere di prendere atto dello Stato di Necessità contingente la crisi da COVID19, prendere, altresì, atto della impossibilità di risolverlo attraverso il sistema di norme vigenti, l’impossibilità, ulteriore, di poter normare l’emergenza nel rispetto dei patti e delle norme previgenti (in particolare tutte quelle relative alla costituzione dell’UE e del sistema economico alle stesse connesso). Vi è di più, lo Stato/Ordinamento italiano deve prendere atto che gli effetti concreti dello Stato/Ordinamento europeo sul proprio configurano evidenti elementi di incostituzionalità, motivo per il quale non possono essere tollerati.

Non c’è spazio per trattative ad oltranza, per prestiti usurai, per equilibrismi.
Se tra visione italiana e quella teutonica non vi è possibilità di utile sintesi (e non c’è) in tempi brevissimi, si prenda atto del fallimento dello Stato/Ordinamento Europeo e si riprenda con forza le redini tutte dello Stato/Ordinamento italiano.

Alessandro Cantelmo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Marzo 2020

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