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LA RIVOLTA BULGARA

La verità sugli “schiavi” di Mondragone, dove la zona rossa è l’ultimo dei problemi

Attualità | 26 Giugno 2020

Il Covid-19 è solo la miccia. L’esplosivo sedimenta, già da anni, nelle periferie dimenticate. E l’oblio dura fino a quando non accade qualcosa che fa saltare in aria le coperture di facciata che siamo sempre bravi a montare all’occorrenza davanti agli scempi della società.

Accade, dunque, che Mondragone sia finita nel vortice della notizia, calpestata dalla corsa alle Regionali che, fin dalle prime battute, ha presto rivelato la bassezza di cui è capace.

E quando i riflettori si accendono, per un motivo o l’altro, su contesti assai complessi, come quello dei palazzi Cirio a Mondragone, non esiste diritto di replica per i poveri cristi che ne diventano, loro malgrado, protagonisti.
Mai un dubbio attraversa le testoline di alcuni politici e utenti del web ai quali l’associazione “contagio-stranieri-rivolta” è parsa così succulenta che non hanno tardato a fiondarsi come avvoltoi sui cadaveri.

La scintilla che ha scatenato la guerriglia

Da lunedì scorso, quattro palazzi cosiddetti “ex-Cirio”, nella cittadina del litorale casertano, sono stati dichiarati zona rossa. Nessuno può entrare ed uscire dagli edifici fino al 30 giugno.

Ad inizio settimana, infatti, i casi di contagio interessavano dieci persone. Un dato in crescita che, ad oggi, racconta di circa 50 positivi.

Fin da subito, tuttavia, le forze dell’ordine messe in campo sono risultate insufficienti per la gestione della zona rossa.
In quelle palazzine vivono molte famiglie di origine bulgara. Tra loro ci sono gli stagionali, persone che si spostano a Mondragone per lavorare nei campi. Siamo, infatti, nel periodo in cui la richiesta di braccianti è particolarmente elevata.

Costringere queste famiglie ad un periodo di lockdown (sacrosanto), significa privarle di ogni possibile forma di guadagno. Sfruttati e senza diritti, vittime del caporalato e di agghiaccianti soprusi, bambini, donne e uomini vivono ghettizzati e vittime di un sistema che continua a banchettare sulla pelle della povera gente.

“Una forma di integrazione non c’è mai stata”

Stiamo parlando di un gruppo di rom e persone straniere che in quel contesto hanno sempre fatto fatica ad integrarsi. Le ragioni della protesta, come ci racconta un sacerdote che per anni ha operato a Mondragone e che chiede di restare anonimo, partono da lontano e vanno rintracciate “da un lato nella cattiva gestione politica di quel territorio e, dall’altro, anche nella difficoltà di integrazione di persone abituate a vivere in forma di clan“.

Tuttavia, aggiunge, “non è che noi come città ospitante abbiamo fatto molto per accogliere. Se a tutto questo, ci aggiungiamo la condizione di costante sfruttamento, a partire dal fatto che gli italiani affittino quei locali a prezzi esorbitanti, la questione diventa ancora più esplosiva“.

Le drammatiche note dello sfruttamento, sono anche emerse grazie ad un’inchiesta del quotidiano Avvenire che, circa un anno fa, ha portato alla luce lo sfruttamento della prostituzione minorile per mano di italiani, a danno proprio di quei bambini, figli dei rom bulgari di Mondragone.

Quella di Mondragone è una storia comune a numerose periferie all’italiana: mentre padri e madri vengono sfruttati nei campi per pochissimi euro all’ora, i ragazzini – che ovviamente non conoscono nemmeno l’odore di un’aula scolastica – finiscono nelle viscide mani di uomini del posto che per qualche euro possono dare sfogo ai loro sporchi istinti.

Lo straniero infame non serve più a nessuno?

Ecco perché non possiamo sopportare la valanga di letame che sta coprendo, in queste ore, la comunità bulgara di Mondragone.
Ci sforziamo di comprendere, sinceramente, le rimostranze della comunità locale che è scesa in piazza per sollecitare le forze dell’ordine ad intervenire. In molti chiedono l’utilizzo del mitico “lanciafiamme” tanto caro al presidente De Luca.

E il massimo livello di disgusto sopraggiunge nel vedere rappresentati di diversi partiti scendere in strada per gettare fango sulla gestione del governatore campano e provare a raccattare voti per le prossime elezioni.

Nessuno tra questi, però, ricordiamo aver visto manifestare contro i citati crimini a danno della comunità straniera di Mondragone.
Ce ne fosse stato uno solo che abbia urlato il proprio sdegno, per esempio, contro i canoni d’affitto, incassati a nero da locatori italiani, per occupare qualche posto letto in quei palazzi. Uno solo che abbia denunciato le note condizioni di sfruttamento e di sottomissione al capolarato di queste persone.

E se, solo in seguito ai contagi da Covid, le Istituzioni si sono fatte vive per bloccare quell’area, chiedendo fiducia e assicurando assistenza, al posto di quei residenti, in tutta onestà, non so chi sarebbe stato disposto ad affidarsi docilmente.

Una vita da invisibili. Una vita da schiavi. Artefici della ricchezza di imprenditori e proprietari e, adesso che alzano la voce, sembrano tutti pronti a cavalcare un sovranismo galoppante per cacciare via lo straniero infame.

In queste condizioni, dunque, si può davvero chiedere a qualcuno di non andare a lavorare, pensando che non vi sia alcuna reazione? “Se queste persone non vanno nei campi”, conclude il sacerdote al telefono, “muoiono di inedia. Non hanno soldi che possano garantire la sussistenza di intere famiglie”.

L’appello del vescovo alla sensibilità dei mondragonesi

Dello stesso parere è anche don Osvaldo Morelli, parroco della chiesa dedicata a San Rufino, a pochi passi dai palazzi ex-Cirio: “Con la Caritas locale siamo entrati spesso in contatto con queste persone, attraverso i corsi di alfabetizzazione e il servizio mensa. Parliamo di donne e uomini che lavorano nei campi e, senza un guadagno giornaliero, non avrebbero possibilità di pagare affitti e utenze delle loro abitazioni“.

La difficoltà resta lo scambio culturale e l’integrazione “c’è una fatica reciproca, sia da parte dei bulgari che dei mondragonesi, a superare i limite delle differenze per provare a costruire comunità“.

E il vescovo della diocesi, mons. Orazio Piazza, è intervenuto con un appello alla comunità cristiana di Mondragone: “È importante in questo momento far emergere il meglio di voi stessi“, scrive il prelato. “Non sono utili le umoralità e le reazioni che distruggono il tessuto sociale.  Ci sono vite in gioco, ed ogni uomo aldilà del colore, della nazionalità, della cultura è figlio prezioso agli occhi di Dio. Come sempre di fronte ad ogni vita dobbiamo disporre il cuore al senso di responsabilità e di solidarietà“.

Rocco Pezzullo
Foto di Cosimo Antitomaso

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 26 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Giugno 2020

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