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LA SPERIMENTAZIONE

Una pizza napoletana doc per dare uno “schiaffo” al diabete

Agroalimentare, Sanità, Senza categoria | 16 Marzo 2018

La tradizione unita alla ricerca e all’innovazione, per  dimostrare con rigore scientifico il valore della pizza napoletana a lenta lievitazione.  Questa è l’idea che è al centro del Progetto denominato “Pizzatronic”, una sperimentazione che si propone di confrontare, su un gruppo di 20 bambini con diabete  mellito di tipo 1, gli effetti sulla glicemia dopo aver consumato una tradizionale pizza napoletana lievitata più di 24 ore con quelli di una pizza lievitata soltanto 8 ore.

Il progetto nasce dalle difficoltà di gestione della glicemia nei pazienti diabetici, in particolare per quelli che ricorrono alla somministrazione di insulina, dopo il consumo di una pizza e mira a dimostrare scientificamente che una pizza a lenta lievitazione è più digeribile e, quindi, più adatta per le persone affette da questa patologia.

La pizza tradizionale, dunque, non solo è più buona, ma a quanto pare sarebbe anche più salutare.

Dopo i risultati promettenti dello studio pilota condotto l’anno scorso, si è deciso di ripetere la sperimentazione “Pizzatronic” che nasce dal gemellaggio fra le due più antiche Università  di Napoli, l’Università Vanvitelli e l’Ateneo Federico II, in collaborazione col franchising delle pizzerie “Rossopomodoro” e l’Associazione “L’isola che non c’è”, a cui partecipa un nutrito gruppo di genitori di bambini affetti da diabete di tipo 1.

All’esperimento, condotto dal prof. Dario Iafusco, docente dell’Università Vanvitelli,  e dalla sua equipe del Centro regionale di Diabetologia pediatrica “G. Stoppoloni” della Vanvitelli, ha preso parte anche uno dei più grandi esperti di tecnologie applicate al diabete, il professore Cohen della Sackler School of Medicine dell’Università di Tel Aviv.

Due le fasi della sperimentazione, la prima delle quali si è svolta lo scorso 14 marzo al Centro commerciale “Le Porte di Napoli” di Afragola, mentre il secondo appuntamento è previsto per il prossimo 21 marzo.

Il gruppo di 20 bambini che hanno partecipato alla sperimentazione è stato prima accompagnato al cinema, in modo da arrivare rilassati al momento della cena  e con una glicemia bassa, e successivamente ha consumato la pizza a lenta lievitazione, superiore alle 24 ore, sulla base della ricetta messa a punto dai diabetologi dell’Università Vanvitelli.

I piccoli pazienti  hanno avuto in dotazione uno degli strumenti di cura tra i più moderni per la gestione del diabete mellito di tipo 1, un microinfusore, che oltre a permettere una corretta infusione di insulina, ha consentito ai medici di effettuare a distanza un monitoraggio continuo della glicemia, seguendoli in tutta la fase di digestione della pizza fino alla mattina successiva , in modo da aumentare il numero di dati a disposizione degli studiosi.

 “La ricetta che abbiamo messo a punto durante lo studio pilota è quella di una pizza a lenta lievitazione che può essere tranquillamente mangiata dai bambini diabetici senza che vi siano controindicazioni di alcun tipo – spiega Iafusco – Una pizza che in questo caso è stata preparata dalla pizzeria, ma che le mamme potranno ripetere anche a casa, cuocendola in un normale forno elettrico”.

Grazie alla collaborazione del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II l’impasto è stato analizzato sia a crudo che a cotto, in modo da avere un quadro ancora più chiaro e completo della ricetta e del suo impatto sui bambini che sono stati coinvolti nell’esperimento. In particolare, la professoressa Paola Vitaglione della Facoltà di Agraria della Università Federico II si occuperà, a completamento della ricerca, dell’analisi dell’impasto e della pizza cotta sia nel forno a legna che nel forno elettrico.

Il 21 marzo si terrà un secondo incontro e sarà il turno di sperimentare gli effetti della pizza lievitata solo per 8 ore. La dottoressa Angela Zanfardino dell’Università Vanvitelli, responsabile e ideatrice del protocollo, ha creato la ricetta e standardizzato i tempi di lievitazione affinché questa  possa essere utilizzata dalle famiglie anche a casa, una volta che se ne sia dimostrata l’utilità sul controllo delle glicemie. “Mercoledì prossimo si ripeterà tutto nello stesso modo – ha spiegato la dottoressa Zanfardino –  cambierà solo il tipo di pizza. Nel prossimo incontro i bambini, sempre nella stessa pizzeria, mangeranno una pizza lievitata solo 8 ore. Attraverso lo stesso sistema di controllo a distanza avremo un monitoraggio in continuo della glicemia, per la loro sicurezza e per aumentare il numero di dati a disposizione degli studiosi”.

Sabrina Cozzolino

 

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 16 Marzo 2018 e modificato l'ultima volta il 16 Marzo 2018

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