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LA SPESA A NAPOLI

La Pignasecca al tempo del coronavirus

Attualità | 10 Marzo 2020

La Pignasecca non è solo un quartiere. E’ un universo a parte, un mondo nella Città. L’ombelico di Napoli. Qui la vita scorre ad un velocità diversa che altrove, e con scelte proprie, forse arbitrarie ma mai uniformate al resto di Napoli.

Un territorio dove anche il tempo scorre diversamente – a volte sembra addirittura essersi fermato – e nonostante tutto al passo coi tempi.

E’ il quartiere di Ugo Russo, ucciso pochi giorni fa da una società incapace di dare risposte ai giovani più precari ed emarginati.  Ma è anche il quartiere di Nunzio Gallo, sebbene sia più probabile sentire uscire, dalle finestre dei palazzi locali, canzoni neomelodiche sparate a volumi improponibili piuttosto che melodie della tradizione classica partenopea.

Qui il sole riscalda le strade principali, ma stenta a raggiungere i vicoli stretti e le abitazioni più anguste. Un territorio, insomma, dove tutto è l’opposto di tutto: di quelli che la gente di quartieri più borghesi viene a fare la spesa, perché qui si spende bene, essendo, tra l’altro, la zona mercatale più antica di Napoli, forse la più dinamica e sicuramente la meno cara.

In questo scenario desueto e verace, oggi ci si aspetterebbe strafottenza… invece abbiamo percorso le vie di questo suggestivo quartiere, microcosmo popolato da una varietà umana di ogni colore e lingua, normalmente attraversato da una marea di persone, che usufruiscono dei mezzi di trasporto su rotaie che qui hanno anche il capolinea da ogni direzione interna ed esterna alla città, evidenzia che qui, forse più che nelle zone urbane colte, i cittadini hanno compreso e assimilato il bisogno, anzi, l’urgenza di un “piano regolatore sanitario interno” che permetta di allontanare il più possibile il rischio di contagi.

Poche persone in giro, pochissimi bambini se non addirittura nessuno, e coloro che circolano lo fanno unicamente per fare la spesa: persone intelligenti, che non hanno scelto di fiondarsi nottetempo ad affollare i supermercati mettendosi in fila serrati a sconosciuti con leggerezza inaudita, approfittando dell’occasione per non seguire le raccomandazioni del Premier Conte e di milioni di medici che invitano a evitare assembramenti per l’incolumità generale. Per giunta il governo lo ha spiegato e ripetuto stamattina: uscire a fare la spesa è considerato motivo di necessità e non c’è alcun pericolo che le scorte di cibo si esauriscano.

Qui alla Pignasecca chi può ed è riuscito a procurarsela, anche se magari a prezzi assurdi, indossa un mascherina, altri invece hanno dovuto trovare sistemi alternativi e si coprono naso e bocca con foulard e sciarponi.

L’argomento predominante nei dialoghi in strada, ovviamente, è il coronavirus, col buonsenso della gente del popolo.  In strada si evitano contatti fisici, e chi vuol mostrare una forma di rispetto e di affetto, tende il gomito toccando quello porto dall’interlocutore, con gli occhi che sorridono dietro la protezione delle vie respiratorie. Qui è tutto un susseguirsi di dimostrazioni di rispetto per le regole igieniche e sanitarie oltre che del prossimo, tenendosi a distanza di sicurezza e rispettando le file. Perché qui si fa la fila ovunque: allo “Spendimeglio” un giovane regola l’accesso, consentendo il flusso ad uno alla volta per un massimo di quattro o cinque clienti all’interno dello stretto negozio; la gente si scusa per non aver notato la fila che si sviluppa esternamente, e si accoda senza fare storie o creare problemi; alla tabaccheria il flusso è autoregolato in nome di una civiltà che stupisce per la serenità con cui viene “applicata”.

Un caldo sole benefattore, visto con sospetto fino ad ieri in quanto innaturale in pieno inverno, sembra voler collaborare a far mantenere tranquilli i pur preoccupati avventori: Giovanni Improta se lo gode, fermo fuori alla sua pizzeria, “Al 22”, attendendo che si faccia ora per avviare il forno a legna; ha preso la decisione: da domani e a tempo indeterminato resterà chiuso, finché le acque non si saranno calmate; è uno di quelli che ha meglio compreso che ci sono esigenze più urgenti di quelle economiche, e lui capisce la possibilità di diventare portatore di virus a organismi più deboli, avendo una mamma con pregressi clinici che ama e vuol preservare da rischi.

Don Peppino, il fruttivendolo che ogni mattina si posiziona a Largo Nunzio Gallo proprio ai piedi della casa natale del cantante, oltre alla mascherina indossa anche i guanti di lattice.

Più in là, il grosso negozio gestito dai cinesi ha deciso di restare serrato già da qualche giorno, attendendo che il peggio passi, mentre i commercianti di piazza Pignasecca si sono ridotti a poche “cascette” della frutta e verdura.

Alla Pescheria Azzurra, i sensibili commessi più a contatto col pubblico indossano anch’essi la mascherina senza mostrare fastidi, pur di essere lì a favorire la clientela fornendo prodotti ittici sempre freschi e sempre con cortesia, nonostante l’animo greve di chi, preoccupato, spera che tutto questo possa terminare al più presto, tornando rapidamente alla vita normale.

Poco distante c’è il Vecchio Pellegrini, e la popolazione locale che si industria per riuscire a superare questo momento con dignità sa che occorre salvaguardare la salute di tutti e di ciascuno perché quel nosocomio possa riuscire a sopperire alle esigenze generali, senza innescare il rischio di peggiorare la situazione; la memoria del colera è ancora viva da queste parti, e il virus fa paura qui forse più che altrove: per questo, nel quartiere, ognuno si impegna come può affinché questa pestilenza si possa debellare in fretta e completamente, sperando e pregando che gli sforzi comuni servano a veder diminuire il numero dei contagiati, così da riprendere al più presto a guardare al domani con serenità.

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 10 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Marzo 2020

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