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LA STORIA

Genitori e autismo, quando lo Stato non risponde e si fa da sè

Diritti e sociale | 21 Ottobre 2020

Sono sempre più numerose le segnalazioni che ci arrivano da parte di mamme di bambini con difficoltà che vengono abbandonati se non ignorati dalle istituzioni. Pertanto, abbiamo scelto di raccontarvi la dura battaglia di Annalisa Vetrano, madre di Francesco, un bimbo di quasi sei anni con diagnosi di autismo di livello severo. Lo scenario è Roccarainola, piccola cittadina dell’area metropolitana di Napoli, ma potrebbe trattarsi di qualunque altro posto in Italia, essendo queste storie tristemente diffuse.

A Francesco, dopo una serie di visite specialistiche, viene riconosciuto lo status di invalidità “con necessità di assistenza continua” in quanto non autosufficiente ed un’indennità di accompagnamento. Meno di un anno dopo, nell’ottobre del 2019, i genitori del piccolo inoltrano domanda per l’assegno di cura in quanto avente diritto.

Da questo momento in poi è un continuo rimbalzarsi la palla tra il Comune di Roccarainola, i Servizi sociali comunali e l’ufficio regionale preposto. Il tempo passa e nonostante l’impegno profuso e i lunghi iter burocratici, ad oggi non si è fatto neanche un passo in avanti nel riconoscimento dei diritti del bambino. È stato, pertanto, necessario e inevitabile, per i genitori di Francesco, diffidare le parti in causa – i servizi sociali del comune di appartenenza, il Piano sociale di zona area nolana-ambito 23 ed il Comune di Nola.

Diffida che, ci auguriamo, metterà in moto la farraginosa macchina burocratica che impedisce ad un bambino con disabilità di godere dei suoi diritti costituzionali, prima di essere costretti a rivolgersi alle autorità giudiziarie. Cosa che comporterebbe lunghe ed estenuanti battaglie ed ulteriori ritardi che si ripercuoterebbero soprattutto su Francesco e la sua famiglia, già abbastanza provati da tutta la vicenda.

Lasciateci dire, aldilà di ogni retorica, che sono storie vergognose, che non vorremmo mai dover raccontare. E che ci mettono dinanzi al fatto che questo non è un paese per tutti. E se la civiltà di un paese si misura dal modo in cui vengono accuditi i soggetti più vulnerabili e fragili, l’Italia è bocciata al primo appello.

Accanto a questa dolorosa vicenda, però, ve ne vogliamo raccontare un’altra che ha sempre come attori Annalisa e Francesco, ma ha anche un lieto fine.

Stiamo parlando del “Villaggio della Felicità”, un progetto realizzato grazie all’impegno di alcuni genitori di bimbi disabili per creare un’oasi di inclusione e vivibilità in aree da recuperare.

Il progetto è stato proposto al Comune di Roccarainola e parte da una pagina Facebook -“Autismo in movimento“- creata dal papà di un ragazzo nello spettro autistico. In pochissimo tempo, la pagina fa il pieno di likes ed iscrizioni che ben presto si trasformano in un’associazione. Dalle buone intenzioni si passa ai fatti e, in breve, si comincia a lavorare concretamente alla realizzazione di uno spazio interamente dedicato ai ragazzi disabili ed alle loro famiglie. In particolare, il progetto mira al miglioramento della qualità della vita di questi ragazzi, che avranno la possibilità di vivere immersi nella natura, in cui rigenerarsi e trovare sempre più stimoli ed interessi.

“Il Villaggio della Felicità” si inserisce in un piano di rilancio agricolo per farne un luogo accogliente e inclusivo, una grande Struttura ricca di servizi, che vogliamo torni ad essere un punto di riferimento per la Comunità. L’obiettivo è quello di riuscire ad acquisire dalla Provincia/Comune/Regione un terreno con fabbricati in stato di abbandono o requisito alla Mafia per progettare i vari spazi” si spiega questa mamma battagliera.

Non solo disabilità, quindi, ma anche integrazione, recupero dei territori, politiche di inclusione e lavorative per il futuro dei ragazzi ma anche del territorio stesso.

L’aspetto più interessante del progetto è la sua stretta connessione col territorio in cui si svilupperà. Un progetto corale,che vedrà coinvolta la cittadinanza cooperante con le famiglie si soggetti fragili e spesso lasciati ai margini. Un progetto che non si ferma al “qui e ora” -che già, di per sé, in alcuni casi è faticoso- ma si proietta al futuro, all’età adulta di questi ragazzi, che mira alla conquista dell’autonomia nel senso più pregno del termine. Un vero e proprio villaggio, dunque, con unità abitative e servizi di ogni tipo, accessibile a tutti, senza lasciar fuori nessun comparto della vita di un ragazzo disabile, dalla scuola allo sport.

Un luogo, insomma, in cui ciascuno sarà valorizzato per ciò che è, con le sue fragilità ed i suoi punti di forza, in armonia con la natura e con gli altri. Un luogo felice.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 21 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2020

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