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LA STORIA

Quando al Chiatamone c’era la spiaggia, libera e gratuita

Identità | 25 Luglio 2020

Mi sono imbattuta in questa “locandina” e mi ha incuriosita. Bagni del Chiatamone. Così ho fatto una piccola ricerca che voglio condividere perché la trovo meravigliosa e mi riporta ad una Napoli che fu, che è stata e che oggi potrebbe ancora essere ma che non è.

In sintesi, I Bagni del Chiatamone erano situati tra il Continental (dove c’erano le fonti dell’acqua suffregna) e l’odierno Hotel Vesuvio. Si potevano fare sia bagni di mare che usufruire delle terme, sfruttando le acque “carbonico ferrugginose alcaline” delle sorgenti del Chiatamone anche perché, dove oggi sorgono alberghi e colate di cemento tappezzano la natura, e prima ancora dei Bagni del Chiatamone, esisteva “Platamon” (Chiatamone), una serie di antiche rocce marine scavate dal mare proprio ai piedi del monte Echia dove, tra l’altro, si praticavano i culti di Serapide e Mithra, secondo alcune fonti.

Per esempio, Colombo ne “Napoli nobilissima” parla del Chiatamone e scrive “nè mancò poi la leggenda. Fu scritto che, chiuse le grotte, vi si trovarono cose di gran pregio, di cui arricchironsi coloro che colà avevano edificati palazzi. Altri dissero che Niccolò Pesce disceso nelle misteriose caverne del castello dell’Ovo, vi avesse raccolte coppe d’oro e pietre preziose” e, che “oltre le cennate grotte, altre ve ne erano, scavate in vario tempo sotto il monte Echia, per estrarne, come è da credere, la pietra tufo, qui in Napoli adoperata nelle fabbriche, e delle quali alcune restano tuttora.”

Ma è il Celano che ci descrive molto di queste antiche acque minerali che avevano origine nella contrada del Chiatamone.
“In questo luogo si scrive da molti antichi che vi erano alcune scaturigini di acque salubri, che
servivano per bagni, ed è probabile: essendo che dalla parte di S. Lucia presso del lido del mare ve ne sono alcune; e sotto della muraglia, dove ora siamo, del Platamone, o Chiatamone, sgorga un’acqua che nominata ora viene Ferrata ed anticamente Luculliana, prendendo tal denominazione, forse dal luogo che Luculliano dicevasi. Vien chiamata ora Ferrata perchè per molte osservazioni fatte dai Filosofi si trova che passi per qualche miniera di ferro; e particolarmente si vede e dove sgorga ed in tutto il canale per lo quale corre al mare, ancorché sia allo stesso battuto dalle acque marine, un certo colore di rugine benché un poco più rosso; e facendosi la calata dal Presidio al Castel dell’Uovo scavandosi in alcune parti vi si trovarono molte zolle di ferro.”

Insomma, Bagni del Chiatamone al posto delle antiche Thermae luculliane alle falde dell’Echion, dove si praticavano culti mithriaci e si ripone vano tesori inestimabili. Non male.

Aggiungiamo che le terme ed i bagni di acqua minerale e di mare erano gratuiti. C’è l’iscrizione che lo ricorda ancora.

Poi venne il 1862 ed Errico Alvino presentò spontaneamente, com’era allora consuetudine, un progetto riguardante le sezioni di Chiaia e S. Ferdinando. Il resto è storia moderna.

L’illustrazione dovrebbe essere del 1879.

Parthenope ti amo.

Un articolo di Ylenia Petrillo pubblicato il 25 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Luglio 2020

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