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LA STORIA

Quando il fascismo vietò di riprendere scugnizzi e posteggiatori nei film

Cinema, Storia | 8 Luglio 2019

Negli anni trenta del novecento le poesie di Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e i grandi esponenti della musica come Ernesto Tagliaferri fecero vivere a Napoli un periodo artistico d’oro, contemporaneamente nelle sale cinematografiche stava entrando in scena il partito fascista italiano che con le sue leggi da lì a poco avrebbe cambiato un’intera nazione.
Se nelle canzoni e nella poesia prediligeva il sentimento di Napoli, al cinema si mostrava il suo verismo.

La tempra napoletana non era vicina ai comandi dell’ordine e disciplina, quindi la linea politica condotta dai fascisti su Partenopee era ben chiara: offuscare il suo folklore per renderla una città attigua alle nuove imposizioni.

 

Scugnizzi e posteggiatori vietati nei film con una circolare

L’ufficio censura cinematografica del Ministero dell’Interno fece passare la seguente circolare:”…Rilevata la persistenza in alcune Case cinematografiche di lanciare sul mercato films aventi per soggetto scene di ambienti napoletani che, se non ancora scomparse dalla vita di quella città, non rappresentano più certamente la caratteristica di quella popolazione: considerato che siffatte films a base di posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce far niente sono una calunnia di una popolazione che pure lavora e cerca di elevarsi nel tono di vita sociale e materiale che il Regime imprime al Paese: considerato peraltro che siffatte films sono eseguite con criteri privi di qualsiasi criterio artistico, indegne della bellezza che la natura ha prodigato alla terra Napoli, è stato deciso, in via di massima di negare l’approvazione di films che persistono su clichèes che offendono la dignità di Napoli e dell’intera Regione”.

La Dora Film e il successo oltreoceano

La prima casa di produzione a fare le spese della censura fu la Dora film di Elvira Notari. La narratrice cinematografica dei vicoli di Napoli riprese scugnizzi e storie di donne napoletane in stracci di vita quotidiana con un cinema artigianale e povero di macchine moderne. Considerata da molti la prima donna del lungometraggio italiano e precorritrice del neorealismo (il momento più importante della cinematografia mondiale).
Una delle sue vittorie più grandi fu sicuramente il film ‘A Legge, tratto da un’opera teatrale di Salvatore Di Giacomo che rimase al Cinema Vittoria per ben trentadue giorni, contando in media seimila presenze giornaliere, testimonianza di una città folgorata da sempre dalla settima arte. I prezzi del botteghino andavano dalle 6,60 lire per le poltrone, alle 1,85 lire per la platea. A Milano, invece, i prezzi vacillavano tra le otto lire per il parterre fino a raggiungere dici lire per la galleria.

Il realismo napoletano si fece sentire persino in America dove la Dora Film viaggiò oltreoceano stabilendosi anche a New York. Il collegamento della produzione tra Via Roma e Mulberry Street, al centro di Manhattan consacrò il successo di Elvira Notari stroncato soltanto dalla censura fascista ma lasciando comunque un’impronta indelebile ai futuri grandi registi, per citarli alcuni: Visconti, De Sica, Rossellini, De Santis che portarono avanti l’idea di un cinema verista donando capolavori intramontabili.

Solo la Lombardo Film resistette al sonoro e al fascismo

Man mano le case di produzione napoletane finirono nel silenzio a causa anche dall’avvento del sonoro che imponeva troppi e nuovi sistemi di lavorazione. Resistette soltanto la Lombardo Film, evoluta successivamente (dopo il trasferimento di sede a Roma) nella rinomata Titanus che diventerà la casa di produzione più longeva della storia del cinema italiano portando per la prima volta sul grande schermo Totò con Fermo con le mani nel 1937.

Lo stato fascista si impossessò del cinema per potenziare la sua comunicazione e propaganda, la legge del 5 Febbraio 1934 forzava a tutti gli esercenti a proiettare un film italiano per ogni due stranieri, legge che tra l’altro è stata riproposta dagli “apprendisti” della lega a Febbraio 2019, per quanto riguarda la canzone italiana trasmessa in radio.

L’assalto fascista alla cultura napoletana provocò una ferita profonda ma Napoli come ha sempre fatto nel corso degli eventi si rialzò e tornò alla ribalta nell’industria cinematografica al seguito del dopoguerra sfruttando ogni singola bellezza della città diventando il set più utilizzato dopo Roma. Oggi forse addirittura il primo. Ieri come oggi l’Italia per una buona fetta di mondo è proprio Napoli che da sempre, nonostane tutto, affascina gli spettatori di ogni età e latitudine.

Luigi Pellegrino

Un articolo di Luigi Pellegrino pubblicato il 8 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Luglio 2019

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