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LA TARGA

Napoli ricorda Il Giorno di Matilde Serao: per Gino Doria massima espressione del “seraismo”

Cultura | 26 Marzo 2019

 

Mercoledì 27 marzo alle ore 10.00, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, insieme all’Assessore alla Toponomastica Alessandra Clemente, scoprirà la targa in memoria di Matilde Serao nella Galleria Umberto I presso il civico 27, dove si trovava la redazione del quotidiano “Il Giorno” fondato e diretto dalla letterata, primo direttore donna d’Italia. L’iniziativa di intitolazione è stata proposta dal direttore di Identità Insorgenti Lucilla Parlato, dall’Assessore alla Cultura Nino Daniele e dell’Assessore alla toponomastica Alessandra Clemente.


Interverranno alla cerimonia la delegata alle pari opportunità Simona Marino, il Presidente della Municipalità 1 Francesco De Giovanni, i discendenti di Matilde Serao, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, la redazione del “Caro giornalino online” delI’ I.C.S. Tito Lucrezio Caro – 85° C. D Berlingieri di Secondigliano con la dirigente scolastica la prof.ssa Carmela Mannarelli e la docente responsabile del progetto del giornalino Edy Bellatalla, la prof.ssa Giuliana Cacciapuoti per l’Ass. Toponomastica Femminile. 


Con questa commemorazione, inserita nel programma del “Marzo donna 2019 – se tutte le donne del mondo…”, continua il lavoro svolto dall’Assessorato alla toponomastica in collaborazione con la prof.ssa Giuliana Cacciapuoti insieme alla Commissione Consultiva per la Toponomastica cittadina, per riequilibrare il rapporto nella sfera pubblica tra memorie del maschile e del femminile al fine di attribuire pari dignità nella toponomastica napoletana al contributo delle donne. Oggi pubblichiamo una sintesi di quanto pubblicato da Gino Doria su “La Martinella”, rivista edita a Milano, nel settembre 1960 sulla Serao e “Il Giorno”.

Racconta Gino Doria su “La Martinella”, rivista milanese, in un numero unico dedicato a Napoli, nel 1960, che dopo lo Scandalo Saredo, ultima battaglia condotta a fianco di Edoardo Scarfoglio nei primi anni del 900, Matilde Serao,  o “La Signora”, come la chiamavano, “dissipata quella tempestosa nuvola” ebbe la sua piena autonomia e condusse da sola la sua grande impresa giornalistica, durata un quarto di secolo”. “Un primo passo fece, la emancipata Signora, con “La Settimana” una rivista tascabile che ebbe molto successo e che le consentì di raccogliere tutte quelle file – letterarie, mondane e pubblicitarie – che le consentissero la maggiore impresa. La quale fu il quotidiano Il Giorno, con sede in vico Carmiello sul principio, poi in un ammezzato della Galleria Umberto, e con stabilimento proprio nella crociera inferiore della stessa Galleria.

La Serao per anni non vi figurò come direttrice, bensì nella testata, compariva come “fondatrice e collaboratrice”: primo direttore, puntualmente nominale – racconta ancora Doria – Riccardo Alt” poi Giuseppe Natale, il secondo marito della Serao. Ma se vi fu mai un giornale che fosse esclusivamente la emanazione della volontà, del cervello e dei gusti di una sola persona, questo fu “Il Giorno”. Dai primi del 1904 al numero finale del 26 agosto 1927 (un mese dopo la morte della signora) Il Giorno rappresentò “il seraismo” in tutte le sue forme, dalle più elette alle deteriori, e non ammise mai interferenze che potessero alterarne il carattere. Dirò di più: i redattori e i collaboratori venivano tutti, a poco a poco, uniformandosi allo stile di donna Matilde, che spesso incaricava uno di loro di scrivere l’articolo il “paravento” che ella avrebbe firmato”.

Anche se a quanto racconta Doria – smentito poi da studiosi successivi – Il Giorno ebbe un peso relativo all’epoca in termini politici, in realtà con i mosconi e la cronaca mondana, la Serao aveva allargato la narrazione alla piccola e minima borghesia. I mosconi apparivano in prima pagina (e la coda era la piccola posta).

“Già sarebbe stato questo della sublimazione della cronaca mondana, un elemento di sicuro successo, in una città che conservava, come ancora conserva, il gusto dello spagnolismo. Ma altri due espedietni collaterali giovarono al consolidamento del Giorno: i premi agli abbonati e le “mattinate”…. ogni anno in uno dei maggiori teatri cittadini si organizzava, a beneficio degli abbonati, uno spettacolo a cui partecipavano grandi cantanti, attori celebri, divettes del varietà, fini dicitori, concertisti, balletti: insomma quanto di melgio si trovasse sulla piazza teatrale e musicale…. i redattori del giornale si trasformavano in quella occasione in registi, concertatori, buttafuori e trovarobe. Al primo annunzio della mattinata gli abbonamenti fioccavano in un’amministrazione messa quasi in istato d’assedio: e ogni buon napoletano, avuto il suo talloncino, si rallegrava così di un magnifico spettacolo gratuito come della inserzione del nome fra gli illustri e gli oscuri intervenuti.

Con siffatti ingegnosi adescamenti – racconta ancora Doria – il Giorno riuscì a toccare l’ardua vetta di 20mila abbonati”.

La potente personalità di Matilde (che lasciò proprio sul Giorno pezzi importantissimi come il reportage “Sterminator Vesevo” sull’eruzione del 1906) non consentiva grandi voli ai suoi redattori… morta lei morì infatti pochi giorni dopo anche “Il Giorno”.

“Ai funerali della Signora – conclude Gino Doria – partecipò commossa mezza cittadinanza: era un pezzo di Napoli che se ne andava via…”.

 

(nell’immagine Matilde Serao con una copia de “Il Giorno” sotto il braccio)

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Marzo 2019

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