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LA TESTIMONIANZA

Come bambini da tenere sotto schiaffo senza risposte: chi ci comanda mi fa più paura del virus

Attualità | 24 Marzo 2020

Pubblichiamo una testimonianza che arriva da un quartiere di Napoli.

 

Ho assistito a questa scena sotto casa mia.
Non riporto il fatto tanto per denunciare un abuso: francamente dopo 73 decreti governativi non ho ancora capito cosa si può fare e cosa no… Lo riporto più che altro come segnale d’allarme, come invito al buonsenso, come testimonianza su Napoli, città su cui ci tocca in questi giorni sentire ancora troppe assurdità.

Vengo ai fatti. Abito in un quartiere popolare del centro, uno di quelli dove lo Stato si vede poco. Immondizia sotto casa per giorni, ospedale chiuso, edilizia popolare nulla, assistenti sociali zero, abbandono scolastico, lavoro lasciamo stare…

In questi giorni però si vede poco anche la gente: in giro non c’è nessuno. Questo sia quando mi affaccio, sia quando scendo a fare la spesa.

Per cui sono rimasto sorpreso quando ho sentito dei rombi fortissimi venire dalla strada. Ho pensato che qualche ragazzino voleva far mostra della sua baldanza. Invece quando mi affaccio vedo quattro moto dei Carabinieri che percorrono il vicolo a tutta velocità, facendo di tutto per farsi sentire.

E’ la prima volta che vedo i Carabinieri in moto da queste parti, e lo stile Mad Max mi fa immaginare che stiano andando a fare qualche operazione di rilievo.

Invece mi accorgo che è un giro di controllo per verificare eventuali infrazioni ai decreti. Nei vicoli e nella piazza non c’è nessuno. Tranne una coppia di due signori sui 50-60 anni, arrivati da forse dieci minuti, seduti con le mascherine sulle panchine dei giardinetti. I Carabinieri puntano lì.

Il signore, sentendosi già in colpa, li anticipa e chiarisce la sua posizione. Abito lì, indica il palazzo, spiega che quella a fianco è la compagna con cui vive, che sono usciti un attimo a prendere una boccata d’aria. Parla bene italiano, con accento dell’Europa dell’Est. Nel quartiere ce ne sono molti, principalmente muratori.

I Carabinieri decidono comunque di scendere dai mezzi e di fare un controllo. Il signore fornisce i documenti. Fanno allontanare la donna che, nonostante sia preoccupata, su consiglio del compagno torna a casa. Il controllo va avanti per ben 35 minuti. 35 minuti in cui quattro carabinieri sono fermi in mezzo a una piazza dove non passa nessuno. 35 minuti in cui quattro agenti potevano essere impiegati diversamente…

Non sento quello che dicono ma solo la voce alta dei carabinieri. Alla fine capisco che gli fanno la denuncia e 206 euro di multa. L’uomo prende una carta a testa bassa e va verso il palazzo che aveva indicato. I quattro carabinieri ripartono con le moto a tutto volume.

A me rimane l’amaro e un po’ di rabbia. Penso alla coppia che è uscita da una casa piccola e umida a prendere un po’ d’aria in una piazza deserta, e se ne torna con una denuncia e 206 euro in meno. Che per uno straniero non è il massimo. Penso alle forze dell’ordine, che in questi giorni – me l’hanno segnalato diverse persone – hanno assunto un atteggiamento arrogante, come se finalmente ci fosse il “liberi tutti”. Perché se sei un pericoloso untore, ti può essere fatto di tutto, con il plauso della popolazione.

Penso alla profusione di decreti del Governo – l’ultimo oggi alza la multa a 4000 euro e dà diritto a soggetti come De Luca di fare ordinanze ancora più restrittive. Penso che hanno schierato l’esercito per strada con funzioni di polizia, i droni nel cielo, il controllo dei cellulari – tutti provvedimenti che violano pesantemente le libertà collettive, che non sappiamo quando finiranno e soprattutto che potrebbero essere usati fra un paio di mesi, quando la crisi sanitaria sarà finita ma quella economica no, e bisognerà impedire alla gente di protestare…

Penso che ci hanno dato tanta repressione – quasi 2 milioni di controlli in Italia, una roba mai vista prima contro le mafie, gli evasori, i reati ambientali e sul lavoro -, ma ancora non fanno tamponi alla popolazione per monitorare il contagio (in Campania siamo l’ultima regione in proporzione), fanno lavorare i miei amici medici e OSS senza dispositivi di protezione, fanno andare a lavoro i miei amici operai senza sicurezza e soprattutto senza senso, perché non producono nulla di essenziale.

Come se i contagi non dipendessero da questo, dalle decine di persone stipate sui mezzi pubblici o alla catena di montaggio, ma da uno che corre o da un anziano su una panchina. Come se le morti non dipendessero da chi ha tagliato per anni la sanità pubblica e ora non ha posti letto in terapia intensiva…

E infine penso che, oltre al danno, ci dobbiamo subire anche la beffa di vedere al TG la nostra città rappresentata come un luogo di sottosviluppati che non capiscono l’importanza di stare a casa. Quando non soltanto io non vedo nessuno in giro manco in quei quartieri sempre dipinti come “incivili”, ma gli stessi vertici delle forze dell’ordine dicono, dati alla mano, che i napoletani stanno rispettando i divieti…

Io sono preoccupato, e non per il coronavirus. Ma per l’incapacità e la malafede di chi ci comanda, che alimenta psicosi, uccide il buonsenso, ci tratta come bambini da tenere sotto lo schiaffo, non come cittadini da informare correttamente e a cui vanno date risposte vere.

Andrà bene chiudersi in casa, non va bene chiudere il cervello.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Marzo 2020

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