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LA VERA STORIA

Eduardo e Don Luigi: l’incontro con ‘o Sindaco del Rione Sanità

Identità | 12 Novembre 2020

Quanto sto per raccontarVi non lo troverete in nessun libro e da nessuna parte:  è un ricordo di famiglia che solo ora io e i miei parenti, abbiamo deciso di raccontare.

I fatti trattati sono, per sommi capi, il resoconto un po’ romanzato di quanto mio zio Luigi Campoluongo raccontava appena arrivato a casa. Tutti quanti conoscono la commedia “Il sindaco del Rione Sanità” scritta da Eduardo De Filippo, rappresentata per la prima volta a Roma nel 1960. Tutti quanti sanno che la commedia è incentrata sulla figura di Antonio Barracano e tutti sanno che nella realtà quell’Antonio Barracano altro non era che mio zio Luigi Campoluongo, detto “Naso di cane” alias “l’ultimo guappo del rione Sanità”. Ebbene oggi saprete la vera storia di come è nata questa commedia.

Tutto iniziò nel 1957 quando mio zio Luigi andò al teatro San Ferdinando dove Eduardo stava facendo le prove per una sua commedia; sul palcoscenico c’erano lui e Luisa Conte e proprio in quel momento Eduardo la stava riprendendo in malo modo perché voleva che Luisella recitasse quel copione gesticolando in un certo modo.

Eduardo vedendo la faccia irritata di mio zio, sospese le prove e lo fece accomodare in una delle sedie della prima fila ed esclamò “Don Luí, Hann’â capì c’hann’â fà chello cà dic’ ij”. Mio zio annuí e cambiò discorso ed iniziò a parlare sul motivo della sua visita. “Eduà … Ti volevo invitare a luglio alla festa dò Monacone … Tu ci vieni vero?”.

Eduardo lo guardò e, temendo di contrariarlo ulteriormente, disse : ” don Luigi … Voi lo sapete … Io in quel periodo, come da qualche anno a questa parte, sto in Russi. Se San Vincenzo vuole verrò con piacere! A proposito … vi avrei mandato a chiamare per una cosa che vi volevo chiedere: tengo ‘n capa una commedia su di Voi che Vi rispecchia , Vi nobilita… Ho posso fà?” Mio zio divertito, accennando ad un sorriso … esclamò ,”Ch’elle che fai fai vire dò ffà buono!” . E così passarono i giorni, passarono i mesi ed a luglio, il primo sabato di luglio una telefonata arrivò nella sagrestia della chiesa di San Vincenzo: erano le otto di sera circa e al telefono era proprio Eduardo che disse: ” Dite a don Luigi che mi mandasse a piglià, sto nella mia casa a Roma!”.

Il tempo di un’altra telefonata e dopo un quarto d’ora un’automobile subito lo prelevò per portarlo a Napoli. Verso mezzanotte Eduardo arrivò nella Sanità e presenziò la Festa del Monacone i cui festeggiamenti erano soliti finire sempre attorno alle tre di notte.

A fine festa, Eduardo con zio ed altri cantanti che si erano esibiti in quella serata, tra cui Roberto Murolo, andarono al ristorante Ragno d’oro al Vomero a mangiare qualcosa e lí a tavola Eduardo iniziò a raccontare che aveva finito di scrivere lì in Russia una commedia su un uomo, una sorta di giudice popolare, simile a zio Luigi e, per sommi capi, descrisse sia il personaggio che la trama della commedia.

Mio zio già a metà racconto aveva deciso di dirgli di sì ed alla fine disse solo una cosa: “Grazie!”.

Eduardo, che per tutto il tempo temeva che mio zio potesse vantare grosse somme di denaro per il suo “placet”, invece si sentì rispondere di si non chiedendo nulla in cambio: zio Luigi se ne uscì con un solo ed un semplice “grazie”! Ecco, questo era mio zio: uomo dell’800 che ebbe la fortuna di vivere ben 91 anni (1876-1967) e che non rispecchia assolutamente la figura del protagonista del film di Mario Martone del 2019.

Eduardo spese per mio zio in un’intervista del 1979 queste parole: “Era un pezzo d’uomo bruno, teneva il quartiere in ordine… questi Campolongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere. Veniva a tutte le prime in camerino … “Disturbo?” chiedeva e poi si metteva seduto sempre con la mano sul bastone (bastone che gli era stato regalato da Totò e che questi lo aveva avuto donato da un principe indiano). “Vulite nù poco è cafè?” “Volentieri” rispondeva e poi se ne andava. Con lui Don Antonio Barracano non è un “padrino” ma un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l’ingiustizia e che, per amore della giustizia e sfiducia negli uomini, se la fa da sé con i mezzi a propria disposizione”.

A distanza di tempo anche io, anche noi familiari diciamo ancora “Grazie Eduà!”.

Luigi Campolongo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 12 Novembre 2020

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