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LA VERGOGNA

Tangenziale di Napoli fattura 71 milioni ma chiede cassa integrazione per 184 lavoratori

Infrastrutture e trasporti | 29 Ottobre 2019

E’ stato raggiunto nella giornata di ieri, nella sede dell’Unione Industriali di Napoli, l’accordo formale tra azienda e sindacati che consente di adottare – si legge nella nota – ogni azione necessaria a tutelare la continuità contrattuale degli esattori della società, che nel periodo di gratuità del pedaggio non possono svolgere l’incarico cui sono deputati, incluso l’impiego della Cassa integrazione ordinaria. La decisione del Mit di sospendere almeno fino al prossimo 5 novembre il pedaggio della Tangenziale di Napoli sembra non essere stata digerita dai vertici aziendali che nei giorni scorsi, attraverso una lettera inviata alle sigle sindacali, comunicava la necessità di accedere alla cassa integrazione per ben 184 lavoratori della azienda guidata da Paolo Cirino Pomicino.

Una rivendicazione piccata che inevitabilmente sarebbe ricaduta sulle vite di quasi 200 lavoratori usati dall’azienda come strumento di ritorsione nei confronti delle istituzioni locali e nazionali. Una richiesta peraltro curiosa se si considera che l’azienda titolare della concessione sull’autostrada napoletana gode di ottima salute, con un capitale sociale complessivo di ben 108.077.490,00 di euro e un utile che si attesta costantemente sui 70 milioni di euro annui (di cui solo 3 milioni – il 5% del totale – speso in manutenzione).

I lavori di manutenzione straordinaria del viadotto di Capodichino con conseguente riduzione delle corsie dureranno almeno fino alla fine dell’anno ma la sospensione del pedaggio utile a snellire il traffico infernale di questi giorni continuerà soltanto fino al prossimo 5 novembre: una misura unica e irripetibile – fa sapere Pomicino.

La minaccia dei vertici aziendali

Nella lettera inviata nei giorni scorsi alle sigle sindacali si legge: Comunichiamo che la Società TANGENZIALE DI NAPOLI SpA, ha la necessità urgente di far ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni ordinaria. Tale richiesta – causata da un evento transitorio non imputabile all’impresa e oggettivamente non evitabile di cui all’art. 11, comma 1, lett. a) del d.lgs. 148/2015, interesserà una punta massima di n. 184 lavoratori dipendenti su n. 324, che saranno sospesi a zero ore settimanali, a decorrere da lunedì 28 ottobre 2019, per la durata prevedibile di n. 13 settimane.

Un pedaggio da sempre discusso

C’è chi la detesta profondamente, soprattutto durante gli orari di punta, quando il caos di macchine e clacson regna sovrano; e chi proprio non può farne a meno, sedotto dalla sua ineccepibile praticità. Parliamo della Tangenziale di Napoli, la A56, quel groviglio d’asfalto che da Capodichino attraversa da est a ovest l’intera città, inerpicandosi per i quartieri alti, dalla zona ospedaliera al Vomero, fino a sfociare di slancio nell’area flegrea.

Ma perché la Tangenziale di Napoli si paga, mentre nelle altre città questo non avviene? Ebbene, andiamo a ripercorrere brevemente la sua storia e tiriamo fuori dall’armadio gli scheletri dei privati che si sono lasciati ingolosire dalla trafficatissima Tangenziale partenopea. Essa fu costruita nel lontano 1968 ad opera di finanziatori privati (46 miliardi di lire) e, secondo gli accordi, sarebbe dovuta restare privata per 33 anni, con relativo pedaggio, per ripianare le spese d’investimento. Il debito dei napoletani verso i privati che con tanta generosità avevano investito nella viabilità partenopea doveva scadere nel 2001 ma il pedaggio – come tutti sanno – non è mai stato messo in discussione. Per ben sette anni tutto tacque (soprattutto le bocche degli investitori, impegnati ad assecondare il silenzio sulla vicenda), fino al 2008 dove fu stipulato un altro accordo (bisognava finanziare nuovi lavori nella zona ospedaliera) a danno dei poveri autisti napoletani, spesso ignari di continuare a pagare una tassa che neanche gli spetterebbe. Considerando una stima di 70 milioni di euro d’incassi l’anno, dal 2001 ad oggi (2019), sono stati versati ben oltre 1200 milioni di euro di surplus nelle casse dei finanziatori.

Ma chi sono questi finanziatori privati? La Tangenziale di Napoli è di proprietà della Atlantia, una holding finanziaria di cui maggiore azionista è Benetton. Quindi, dal 2001 a questa parte, ben oltre 1000 milioni di euro sono stati dirottati da Napoli per essere spartiti tra Roma (sede Atlantia) e Treviso (Benetton), per buona pace di quei 270 mila napoletani che la percorrono ogni giorno.

Antonio Corradini

 

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 29 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Ottobre 2019

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