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L’ADDIO

Ci lascia Luciano De Crescenzo, eterno professor Bellavista e mito napoletano eterno

Cultura | 18 Luglio 2019

Anche Luciano De Crescenzo ci ha lasciati. Ci ha lasciati un pezzo di storia di Napoli, un grande amore per tutti coloro che lo hanno incrociato nella vita, sia leggendolo che guardandone i film e le fotografie, altra sua grande passione.

Il suo più grande merito, oltre a semplificare la filosofia a modo suo, rendendola accessibile a tutti, è quello di aver raccontato una napoletanità straordinaria, filosofica appunto, cogliendone tutti gli aspetti più ironici e piacevoli: la generosità, la capacità di tirare a campare col sorriso, l’ironia, la saggezza popolare.

Nacque a Santa Lucia a fianco a Carlo Pedersoli, Bud Spencer

Luciano De Crescenzo nasce a Napoli, a Santa Lucia, il 18 agosto 1928. Raccontava anche nel libro (che poi divenne film che lo portò al successo, la Napoli di Bellavista) che i suoi genitori erano antichi cioè piuttosto anziani.

Per uno degli strani casi della vita, nel suo stesso palazzo abitava Carlo Pedersoli, l’attore che tutti conosciamo come Bud Spencer, di un anno più piccolo di lui. Furono amici una vita sana e si frequentarono anche a Roma, dove entrambi andarono a vivere.

Suo padre aveva un negozio di guanti a Napoli in via dei Mille. In uno dei suoi libri riferisce di un colloquio immaginario in paradiso: il padre chiede subito notizie sull’andamento del mercato dei guanti. Naturalmente non riesce a credere che adesso i guanti non li porta più nessuno.

De Crescenzo ha frequentato l’Università di Napoli, dove si è laureato in Ingegneria col massimo dei voti. Racconta di avere ascoltato come prima lezione Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano, di cui s’innamorò a prima vista (intellettualmente). Per stare un po’ con lui, lo andava a prendere a casa a piedi quasi tutti i giorni e lo riaccompagnava alla fine delle lezioni. Il suicidio di Caccioppoli (Napoli, 8 maggio 1959) fu uno dei grandi dolori della sua giovinezza.

La laurea in ingegneria, poi il lavoro in Ibm

Nel ’61 si è sposato e ha avuto una figlia, Paola, che lo ha curato negli ultimi difficili anni della sua vita.
Dopo la laurea, la IBM Italia lo assunse in qualità di rappresentante commerciale (la madre fu per anni dispiaciutissima che il figlio non fosse riuscito a entrare al Banco di Napoli). Vi rimase per diciotto anni raggiungendo la qualifica di direttore. Egli era il classico soggetto capace di vendere frigoriferi ai Poli. Usava una tecnica tutta personale. Sembrava che vendere fosse l’ultimo dei suoi problemi. Alcuni compravano soprattutto per avere ancora a che fare con lui.

Un umorista che sapeva sempre raccogliere il bello della vita

E’ difficile parlare di Luciano De Crescenzo senza fare ricorso all’aneddotica fornita abbondantemente anche da lui stesso. Egli è soprattutto un umorista e sa cogliere sempre il lato buffo e positivo della vita.

Forse una delle sue doti più belle è di essere rimasto sempre fedele a se stesso. Quando nel 1998 il suo amico Roberto Benigni vinse il premio Oscar quale migliore attore, e il suo film “La vita è bella” quello di miglior film straniero, battendo gente del calibro di Tom Hanks (“Salvate il soldato Ryan”) e Nick Nolte, si preoccupò di scrivergli una lettera invitandolo a non montarsi la testa.

Circa 30 libri pubblicati

Luciano è sempre stato un uomo dal grande fascino, sia con gli uomini che con le donne.  Nel ’77 Luciano De Crescenzo pubblicò per Mondadori Così parlò Bellavista. Malgrado il buon successo editoriale (12.000 copie nel primo anno), non ebbe però il coraggio di abbandonare il posto fisso, e solo una fortunata partecipazione a “Bontà loro” (il talk show di Maurizio Costanzo) lo convinse a rinunciare allo stipendio sicuro.
In pratica Luciano De Crescenzo fu il primo scrittore per il quale Costanzo mostrò la copertina alle telecamere. Fu anche grazie a questa ospitalità che il suo libro superò le 600.000 copie vendute. In ventitré anni, dal ’77 al 2000, De Crescenzo ha pubblicato circa una trentina di libri, vendendo 18.000.000 copie nel mondo, di cui 7.000.000 in Italia.

I libri sono sia romanzi che opere di divulgazione. Tra i primi si ricordano: La Napoli di Bellavista. Sono figlio di persone antiche (1979), Zio Cardellino (1981), Oi dialogoi. I dialoghi di Bellavista (1985), Croce e delizia (1993), Sembra ieri (1997) e La distrazione (2000).

Tra le opere di divulgazione, molte quelle che trattano di filosofia, in particolar modo antica, e mitologia: Storia della filosofia greca – I Presocratici (1983), Storia della filosofia greca – Da Socrate in poi (1986), Zeus. I miti dell’amore (1991), Storia della filosofia medievale (2002), Storia della filosofia moderna – da Niccolò Cusano a Galileo Galilei (2003), Storia della filosofia moderna – da Cartesio a Kant (2004), Il pressappoco (2007), Il caffè sospeso (2008).

È stato tradotto in 19 lingue e diffuso in 25 paesi. Nello stesso periodo ha fatto quattro film come regista, sette come sceneggiatore, otto come attore. Ha presentato cinque programmi televisivi, collaborato a varie testate giornalistiche, e nel ’94 gli è stata conferita la cittadinanza ateniese onoraria.
Malgrado abbia pubblicato tanti libri con una delle più prestigiose case editrici, con un incredibile successo editoriale, i critici non sembrano accorgersi di lui nonostante sia stato un eccezionale divulgatore, capace di fare capire l’incomprensibile. E’ riuscito a fare conoscere il pensiero dei più grandi filosofi greci (come Eraclito, nel libro “Panta Rei”) a gente che sarebbe passata alla larga da qualsiasi scaffale che esponesse libri di filosofia.

Attore, regista e sceneggiatore

Per una parte della sua vita è stato attore, regista e sceneggiatore, ma forse con minore successo rispetto all’attività di scrittore. Ha perfino recitato con Sofia Loren. Una vera chicca da cineteca è la scena in cui, nella parte del personaggio da lui stesso ideato, il prof. Bellavista, rimane bloccato dentro l’ascensore con l’ing. Cazzaniga (Renato Scarpa), milanese verace temporaneamente trapiantato a Napoli. Fu allora che il napoletanissimo prof. Bellavista si accorse che perfino i milanesi hanno un cuore.

Si avvicina al mondo del cinema sin dal 1978, contribuendo alla sceneggiatura de La mazzetta, splendida pellicola di Sergio Corbucci, con un Nino Manfredi “traffichino” che si ritrova conivolto in intrighi ed omicidi in una Napoli di piccoli camorristi, politici corrotti e imprenditori corruttori. Del 1980 il suo esordio come attore nel film di culto Il pap’occhio, al fianco dell’amico Roberto Benigni e diretto da Renzo Arbore. Con lo stesso Arbore, collabora come interprete in “FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” (1980), folle e parodico film metacinematografico. Come interprete lavora, fra l’altro, con Lina Wertmüller che lo dirige nell’adattamento della commedia di Eduardo De Filippo, Sabato, domenica e lunedì (1990), dove, nei panni di Ianniello, affianca Sophia Loren e Luca De Filippo, e in Francesca e Nunziata (2001), dal romanzo, finalista al premio Strega, di Maria Orsini Natale.

Relativamente poche sono le pellicole dirette da De Crescenzo nel corso della sua carriera, appena quattro, di cui almeno tre diventati negli anni veri film di culto. Nel 1982 lo scrittore fa il suo esordio dietro la macchina da presa, portando sul grande schermo Così parlò Bellavista (1984), ricoprendo anche il ruolo del protagonista Prof. Bellavista. Il film vede lavorare insieme un nutritissimo cast di attori partenopei, anche in semplici camei, da Benedetto Casillo alle sorelle Fumo, sino a Nunzio Gallo e Riccardo Pazzaglia, e si sviluppa in una serie di sketches anche se con un filo conduttore  una storia unica. Scenette che mostrano vizi e virtù dei napoletani e che hanno raggiunto una notorietà enorme. Seguono il meno riuscito Il mistero di Bellavista (1988), che ripropone la stessa formula del film del 1984, e 32 dicembre (1988), ispirato aOi dialogoi. In questo caso si hanno tre episodi separati, di cui il terzo, interpretato da Enzo Cannavale, rimane il più famoso, pieno di battute e dialoghi memorabili, come quello di Riccardo Pazzaglia sui “tre popoli fuochisti”. Ultima fatica registica è Croce e delizia (1995), dall’omonimo romanzo, pellicola tra commedia piena di brio e di ambiente teatrale.

L’addio a Napoli

Luciano De Crescenzo ha rappresentato uno dei volti napoletani più noti della seconda parte del Novecento. Nell’ultima intervista aveva confessato che, come uomo d’amore, avrebbe scelto tra tutte le città del mondo sempre Napoli.  Così come nel suo ultimo libro aveva scritto: “Guardare il mare di Napoli è come guardare il fuoco di un camino non ti stanca mai”.

Già mancava dalle scene da tempo, ma mancherà tanto tanto di più….

 

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 18 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 18 Luglio 2019

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